Un pensionato su 3 vive con meno di 1.000 euro

L'allarme è dell'Inps. Boeri, con Jobs Act licenziamenti non sono aumentati

Un pensionato su 3 vive con meno di 1.000 euro
 Banca sportello pensioni

Roma - Sono quasi sei milioni gli italiani pensionati che vivono con una pensione inferiore a mille euro al mese. L'allarme e' stato lanciato dall'Inps nel suo rapporto annuale presentato oggi a Roma dal presidente dell'Istituto di previdenza Tito Boeri. Se l'importo lordo mensile medio per circa 16 milioni di pensionati e' pari a 1.464 euro, per il 27% la pensione scende addirittura tra 500 e 999,99 euro, per un 10,8% fino a 499,99 euro. Intanto le prestazioni pensionistiche nel loro complesso sono aumentate a 21.021.877 (lo 0,5% in piu' del 2014), per un importo lordo medio mensile di 970,49 euro, contro i 952,71 del 2014 (+1,9%) mentre quelle previdenziali sono 17.184.075 (stabili rispetto al 2014), con un importo lordo medio mensile di 1.093,54 euro. Per quanto riguarda i licenziamenti Boeri ha invece rilevato che se con il superamento della cosiddetta 'reintegra' ci fosse un aumento dei licenziamenti questo non e' avvenuto. "L'incidenza dei licenziamenti nel 2015 e' diminuita del 12% rispetto all'anno precedente, molto piu' di quanto ci si sarebbe potuto aspettare alla luce del miglioramento del quadro congiunturale". Analizzando gli effetti di Jobs act e Youth act, Boeri osserva che "non vi e' dubbio che l'esonero contributivo triennale abbia giocato un ruolo cruciale nel cambiare la natura delle assunzioni". Dalle pensioni degli italiani agli immigrati che "regalano" 300 milioni di euro versando ogni anno 8 miliardi di contributi sociali. "Le vere minacce alla protezione sociale vengono proprio da chi vuole impedire la libera circolazione dei lavoratori" ha rilevato Boeri, secondo cui la mobilita' del lavoro "favorisce anche la crescita soprattutto nei paesi che ricevono gli immigrati, rendendo piu' facile finanziare lo stato sociale".

Boeri e' quindi tornato sul confronto in atto tra governo e sindacati: "Sarebbe paradossale ha detto - che il confronto in atto sulla flessibilita' in uscita si concludesse ancora una volta con interventi estemporanei e parziali". "Ci aspettiamo attenzione da chi, politici e soprattutto sindacati, dovra' alla fine presentare le varie opzioni ai lavoratori" ha affermato. "L'obiettivo di fondo delle riforme che vogliono introdurre flessibilita' in uscita e' quello di garantire maggiore liberta' di scelta consapevole senza aumentare il debito pensionistico e senza creare generazioni di pensionati poveri. L'obiettivo non dovrebbe essere certo quello di spingere piu' persone possibile ad uscire dal mercato del lavoro". Sull'allarme Inps sono intervenuti i sindacati: "I dati confermano come sia necessario mantenere aperta una riflessione sull'adeguatezza dei trattamenti pensionistici presenti e futuri" ha detto il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli. "Occorre lavorare alla individuazione di un nuovo meccanismo di perequazione, completare la equiparazione della no tax area dei pensionati al livello di quella dei lavoratori dipendenti e sostenere i trattamenti pensionistici tramite la riduzione del carico fiscale". Duro il commento della Cgil: "Il presidente - si legge in una nota del sindacato - ha accuratamente evitato di approfondire il lavoro svolto dall'Ente nei suoi compiti istituzionali e di avanzare soluzioni condivise ai molti problemi aperti nell'istituto. E' infine singolare che nel XV rapporto l'analisi del sistema previdenziale - core business dell'istituto - sia relegata in un'appendice". (AGI)