Cinque cose da guardare in vista della trimestrale di Facebook

Dai numeri che pubblicherà martedì 30 ottobre dipenderà anche la promozione, o bocciatura, di Mark Zuckerberg, sempre sotto osservazione degli investitori 

Cinque cose da guardare in vista della trimestrale di Facebook
  (Afp)
 Mark Zuckerberg

L'ultima volta che Facebook ha svelato la sua trimestrale, ha perso oltre 100 miliardi di dollari. Quella di luglio è stata la maggiore distruzione di valore in una singola seduta mai registrata da una quotata americana. E da allora il prezzo delle azioni è calato di un terzo. Non sorprende quindi che Menlo Park si avvicini con inedita apprensione al 30 ottobre, quando pubblicherà i risultati registrati tra luglio e settembre. Ecco quali sono i dati che i mercati osserveranno per promuovere o bocciare Mark Zuckerberg.

Crescita del fatturato

Il fatturato del trimestre chiuso a giugno aveva, una volta tanto, deluso le attese: 13,23 miliardi di dollari, al massimo storico ma poco sotto quanto ipotizzato dagli analisti (13,3 miliardi). Il progresso anno su anno era stato del 42%, il 7% in meno rispetto al periodo precedente. Il fatturato continuava quindi a correre ma rallentava. E, secondo quanto prevede la società, dovrebbe continuare a farlo in questo e nei prossimi trimestri.

Quanto? Il responsabile finanziario del gruppo, David Wehner, ha parlato di “high single digit”. Cioè di una percentuale a una cifra, ma non lontana dal 10%. Coerente con questi dati è la previsione degli analisti tra luglio e settembre: 3,4 miliardi di vendite e una crescita anno su anno del 33,4%. Facebook lo ripete da qualche mese: in futuro, gli investitori dovranno abituarsi a tassi di crescita più vicini al 20% che oltre il 40% (come è stato fino a ora). La società sembra quindi preferire la via della cautela. Strategia che ha un pro e un contro: i mercati potrebbero premiare risultati modesti (per gli standard di Facebook) purché rispettino le previsioni; ma potrebbero essere ancora più severi se si dimostrassero inferiori alle attese anche stime prudenti .

Pressione sui margini

Altro elemento inedito per Facebook: i margini sono in calo. Il gruppo sta moltiplicando le spese, soprattutto per nuove assunzioni e tecnologie indirizzate alla salvaguardia della piattaforma. Rispetto a qualche mese fa, Menlo Park tiene nelle proprie tasche una fetta più piccola di quanto incassa. È questa la ricaduta più chiara del caso Cambridge Analytica sul conto economico. Tra luglio e settembre, il margine operativo è stato del 44%, mai così basso da inizio 2017. Era arrivato al 57% nel quarto trimestre dello scorso anno. Anche in questo caso Wehner ha avvertito gli investitori: le spese lievitate porteranno, nei prossimi due anni, margini attorno al 35%. La cautela pagherà?

Utenti, occhi sull'Europa

Accanto al rallentamento del fatturato e alla pressione sui margini, c'è il nodo utenti. Nel secondo trimestre, i profili attivi ogni mese sono stati 2,23 miliardi. Ogni giorno si connettono a Facebook 1,47 miliardi di utenti. Il progresso è stato dell'1,44% rispetto al periodo precedente: l'incremento (di gran lunga) più basso di sempre. Il mercato americano aveva retto, anche se dagli Stati Uniti continuano ad arrivano statistiche preoccupanti sulla disaffezione dei giovani, ormai cronica. Le notizie peggiori, però, erano arrivate dall'Europa: 3 milioni di utenti persi, secondo Facebook anche a causa del Gdrp, il regolamento sulla privacy entrato in vigore a maggio. La trimestrale del 30 ottobre dirà se si è trattato di un passaggio a vuoto o di un calo strutturale.

Effetto Gdpr sul fatturato

Gdpr e caso Cambridge Analyica, se davvero sono il motivo del calo, non limiterebbe i propri effetti sugli utenti ma potrebbe pesare anche sui conti. Facebook ha spinto gli iscritti a rivalutare le impostazioni sulla privacy. Potrebbero quindi esserci molti utenti che, pur rimanendo sulla piattaforma, abbiano deciso di fare un uso più accorto dei propri dati. Gli inserzionisti potrebbero non gradire. Ce ne sono altri che potrebbero decidere di non fare pubblicità sulla piattaforma per questione di opportunità: non vogliamo associare il nostro nome con un social network percepito come poco trasparente. E altri ancora che, viste le verifiche più rigide, potrebbero fare un passo indietro. Al di là delle motivazioni, la trimestrale dirà se questi movimenti esistono e quanto sono ampi. Se lo fossero, potrebbe intaccare il fatturato.

Il nuovo corso di Instagram

Non compariranno sul conto economico (anche perché Facebook non scorpora i risultati delle piattaforme controllate), ma si attendono indicazioni sul futuro di Instagram. I co-fondatori Kevin Systrom e Mike Krieger hanno abbandonato la società. Il nuovo ceo è Adam Mosseri, fedelissimo di Zuckerberg. Già a luglio, Facebook aveva svelato, per la prima volta, il totale utenti di tutte le sue applicazioni. Un modo per sottolineare la solidità di gruppo a fronte della difficoltà della piattaforma maggiore. Proprio la volontà di utilizzare Instagram come mezzo di soccorso di Facebook sarebbe stato uno dei motivi di rottura con Systrom e Krieger. Chissà se, con le mani più libere, arriveranno cenni sull'indirizzo futuro e nuove metriche aggregate.  



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