Cosa hanno detto Visco e Tria alla Giornata del Risparmio

Per il numero uno di Bankitalia, uno spread così non è sostenibile. Per il ministro dell'Economia non c'è alternativa al fare più deficit

tria visco spread

Il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, lancia l'allarme sullo spread: "Le conseguenze di un prolungato, ampio rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato possono essere gravi". Non solo, dalla 94 edizione della Giornata Mondiale del Risparmio, Visco sottolinea che "direttamente o indirettamente il rischio sovrano ricade sulle famiglie italiane". Il suo allarme è condiviso anche dal presidente dell'Abi, Antonio Patuelli: "Lo spread appesantisce tutta la catena produttiva e ostacola la ripresa, quando la liquidità è sempre più preziosa. Indebolire le banche in Italia significherebbe anche indebolire i principali acquirenti di titoli di Stato italiani". 

Ma il ministro dell'Economia Giovanni Tria, sottolinea che lo spread "non è giustificato" se si guarda ai fondamentali dell'economia italiana. Tria inoltre tira dritto e ribadisce che non cè alternativa al fare deficit: "Dopo dieci anni e due recessioni siamo già oltre gli effetti della grande Depressione degli anni 30; il costo del non deficit non ce lo possiamo permettere né economicamente né socialmente, siamo convinti che il costo del deficit sia sostenibile e responsabile".

Ecco in sintesi i principali punti degli interventi alla Giornata del risparmio:

Ignazio Visco, governatore di Bankitalia

  • L'incremento dello spread deprime il valore dei risparmi accumulati dalle famiglie e puo' determinare un peggioramento delle prospettive di crescita economica. 
  • Le famiglie detengono titoli pubblici per un valore nominale di quasi 100 miliardi, ma all'attivo degli intermediari a cui esse affidano i loro risparmi - nella forma di depositi bancari, di polizze assicurative, di quote di fondi pensioni, di risparmio gestito - vi sono titoli pubblici per circa 850 miliardi. 
  • Il rialzo dei tassi di interesse sui titoli di Stato si riflette negativamente anche sul bilancio pubblico. Qualora non venisse riassorbito, l'incremento fin qui registrato provocherebbe, gia' dal prossimo anno, maggiori spese per interessi per circa 0,3 punti percentuali del prodotto (oltre 5 miliardi).
  • Il debito pubblico dell'Italia è sostenibile, ma deve essere chiara la determinazione a mantenerlo tale, ponendo il rapporto tra debito e prodotto su un sentiero credibile di riduzione duratura.
  • Vanno dissipate le incertezze sulla partecipazione convinta dell'Italia all'Unione europea e alla moneta unica, incertezze che alimentano la volatilita' sui mercati finanziari. 
  • Il futuro dell'Italia non può prescindere da quello dell'Europa tutta. la difesa del risparmio, come la lotta alla povertà, richiede il ritorno dell'economia su un sentiero di crescita duratura. Le riforme e i cambiamenti necessari possono avere nel breve periodo costi sociali che devono essere attenuati, anche con l'intervento pubblico. Se ne puo' discutere in sede europea. Le differenze di opinioni non devono pero' tradursi in un conflitto istituzionale.
  • In Italia la crescita del prodotto dovrebbe essere dell'ordine dell'1 per cento quest'anno, per poi ridursi nel 2019, al netto degli effetti della manovra di bilancio di cui non sono ancora noti i dettagli. 

Giovanni Tria, ministro dell'Economia

  • La manovra ha il duplice obiettivo di contrastare il rallentamento della ripresa e a stimolare la crescita a lungo termine con il rilancio degli investimenti pubblici. L'obiettivo della legge di bilancio e' quello di ridurre e colmare il gap di crescita con il resto dell'area dell'euro.
  • Il deficit previsto non aumenterà anche in caso di minor impatto della manovra perché basato sulle previsioni di crescita tendenziale del Pil.
  • In nessun modo il governo intende uscire dall'Europa e dall'euro. Non e' mai accaduto che quando un paese europeo ha deviato dalle regole fiscali europee si sia discusso della volontà di appartenenza dei Paesi all'euro. Riportiamo le cose ai fatti perche' rischia di risentirne il sistema bancario.
  • Gli investimenti delle imprese e gli investimenti pubblici hanno subito una forte riduzione complessiva negli ultimi dieci anni che si puo' stimare al netto del deprezzamento del capitale in piu' di cento miliardi di euro annui.

Antonio Patuelli, presidente di Abi

  • Combattiamo ogni ipotesi di aumento delle imposte sulle banche che indebolirebbe la ripresa, oltretutto quando, nel 2019, la Bce realizzerà nuovi stress test sulle banche.
  • Gli sforzi delle banche per superare le conseguenze della crisi e per sostenere la ripresa non finiscono mai. Le sofferenze nette sono ridotte a 40 miliardi rispetto ai 90 del picco del 2015. I crediti deteriorati netti sono circa 100 miliardi rispetto ai 200 del 2015. I prestiti a famiglie e imprese crescono con i tassi d'interesse più bassi della storia d'Italia e fra i più bassi d'Europa. Tutto questo non basta. Occorre una più solida redditività per l'azionariato bancario. 

Giuseppe Guzzetti, presidente di Acri

Nella stagione che stiamo vivendo un veleno sta insinuandosi nella nostra vita quotidiana e colpisce i gangli più delicati della nostra democrazia. E' l'odio che spacca il Paese. Affido a voi, classe dirigente del Paese, l'urgenza di una riflessione ma, soprattutto, di comportamenti e di atti che fermino questa deriva che mina alle radici la nostra democrazia.

  • L'adesione all'euro è irreversibile e il presidente della Bce Mario Draghi ha svolto un'attività fondamentale per l'eurozona e per l'Italia in particolare. A lui il nostro apprezzamento e il nostro ringraziamento. 
  • I casi di 'mala gestio' esigono sanzioni severe ed esemplari, anche a protezione dell'immagine della stragrande maggioranza di coloro che hanno operato e operano correttamente.
  • Agire sul debito pubblico non è tanto un dovere nei confronti dell'Europa ma verso le future generazioni. Il risparmio privato - e non solo - non può venire sacrificato sull'altare del debito pubblico.
  • Voglio ribadire che, per quanto ci riguarda, non sarà messo a rischio il risparmio degli italiani in investimenti non consentiti dallo statuto vigente. In particolare, per essere espliciti, Cdp non può intervenire in Alitalia.
  • Sui tecnici Mef sono state fatte "insinuazioni inaccettabili.


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