Che succede se Cassa depositi e prestiti raddoppia la sua quota in Tim

Quasi un anno fa acquistò il 5% della compagnia telefonica. Ora è pronta ad alzare la posta, ma a Vivendi, già 'vittima' del ribaltone in consiglio di amministrazione a favore del fondo Elliott, l'idea non piace

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Vola in Borsa il titolo di Tim: ora segna un balzo del 7,64%. E' questo l'effetto dell'annuncio fatto giovedì 14 febbraio dalla Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), il cui Cda straordinario deliberato di acquistare ulteriori azioni di Tim. Una mossa che era già nell'aria e che gli analisti si attendevano dopo le parole pronunciate dall'ad Fabrizio Palermo.

In un'intervista al Sole 24 Ore, il manager aveva detto che "entrare nella partita delle reti tlc è una scelta strategica per Cdp e per il Paese. Sono assett importanti per la crescita. I conti si faranno alla fine. Senza fretta". Parole che, riflesse nella decisione del Cda, si traducono come la volontà di aumentare il pressing sul dossier della rete unica, uno dei più importanti e decisivi temi nell'ottica di un potenziamento delle infrastrutture del Paese. Ma si tratta soprattutto di un implicito via libera all'ipotesi di una rete unica tra Tim e Open Fiber, che sta costruendo a sua volta una sua fibra a fibra ottica.

Lo stato potrebbe raddoppiare la quota in Tim

Cdp potrebbe così raddoppiare la sua quota in Tim: risale allo scorso anno, nell'aprile 2018, il suo ingresso nel capitale della società guidata da Gubitosi, con l'acquisizione di una quota del 5%: un'operazione che avvenne circa un mese prima dell'assemblea di maggio che portò al ribaltone in cda Tim con la maggioranza dei consiglieri in quota Elliott ('rivali' dei francesi Vivendi). La Cassa detiene poi in Open Fiber il 50% (l'altro 50% e' in mano all'Enel), quindi il fatto che si decida di aumentare la quota che già possiede in Tim è per questo motivo un segnale importante in direzione della rete unica: la quota, secondo gli analisti potrebbe arrivare al 10%.

La battaglia tra Vivendi ed Eliott

Certo che però la strada non è in discesa perché all'interno della società c'è una profonda spaccatura sul tema dello scorporo: Vivendi, azionista di maggioranza, sono contrari mentre Elliott è favorevole. Entrando nel dettaglio, Palermo ha spiegato che Tim, in questa partita, è importante come lo è "la creazione di reti convergenti. Occorre giocare su tre fronti: la rete in rame, quella in fibra ottica e il 5G. Nel soppesare vantaggi e svantaggi va tenuto conto di vari aspetti, compresi quelli occupazionali. Anche per questo è intervenuto il legislatore decidendo forti incentivi per la rete unica di Tim", ha spiegato.

Riflettori puntati ora sul nuovo piano strategico di Tim, che l'ad porterà in cda il 21 febbraio, e soprattutto sull'assemblea del prossimo 29 marzo. Nel frattempo, con l'acquisizione da parte di Cdp di un ulteriore 5% di Tim, Vivendi verrebbe messo all'angolo e il fondo Elliott che appoggia il progetto della rete unica ne uscirebbe vincitore nei confronti di Vivendi in questa che si prospetta come una guerra all'ultima banda. Anzi, ultrabanda. 



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