Storia di un colosso chiamato Opel e di una acquisizione che è un cerchio che si chiude

Con un'operazione da 2 miliardi euro la casa automobilistica entra nella famiglia Peugeot. Ma la prima tappa all'alba di questa lunga storia industriale tedesca si svolgeva a Parigi 

Storia di  un colosso chiamato Opel e di una acquisizione che è un cerchio che si chiude
 Opel

Tutto sommato è un cerchio che si chiude: con l'ingresso di Opel nella famiglia Peugeot - un'operazione da 2 miliardi di euro volta a far nascere il nuovo "campione europeo dell'auto" - chissà quanti ricordano oggi che la prima tappa all'alba di questa lunga storia industriale tedesca si svolgeva a Parigi.

Sì, perchè il grande patriarca dell'impresa che avrebbe segnato l'industria dell'auto europea e con essa il volto della Germania, il mitico Adam Opel, fece i suoi primi passi in un'azienda francese: era la Journaux-Leblond, nel 1858, proprio nella Ville Lumière. Erano ancora distanti anni luce la mitica Opel 4/8 PS e poi la Opel Kadett, che finiranno per rappresentare la colonna dorsale della nascente industria automobilistica tedesca.

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Adam Opel, dalle macchine da cucire alle bici. Fino alle auto

A quell'epoca erano le macchine da cucire il grande amore di Adam Opel prima di fondare la casa che avrebbe messo la Germania e mezza Europa sulle quattro ruote: dopo aver imparato a conoscere a fondo i segreti del settore in Francia, aprì finalmente la sua azienda, nell'agosto 1862, ricavando la sua Adam Opel KG nella vecchia stalla di uno zio, in quella Ruesselsheim, in Assia, dove ancora oggi batte il cuore della casa.

Quella della Opel degli inizi è una classica "success story" europea. Il fatto è che Adam comprenderà rapidamente che le sue macchine da cucire - in particolare le mitiche "Fortuna" e "Sophia"- da sole non basteranno a garantirgli prospettive solide: ecco l'idea, suggeritagli dai figli, di espandersi alle ruote. Che all'inizio saranno solo due: il mercato delle biciclette è in rapidissima espansione. E infatti, quando nel 1895 Adam muore, la sua è una delle aziende più floride d'Europa.

Gli inizi del '900 e la prima utilitaria

Sono i figli di Adam ad avere il fiuto per le novità: così, nel 1899, comincia la produzione del "Patent Motorwagen System Friedrich Lutzmann", la loro prima auto. Il passo successivo, grazie anche alla cooperazione con la francese Darracq, è lanciare sul mercato la prima utilitaria: ecco l'Opel 4/8 PS, nata nel 1909. Compatta, leggera, se la cava anche sulle strade più accidentate, diventerà popolarissima tra i medici di campagna, tanto da guadagnarsi il soprannome di "Doktorwagen" ("macchina dei dottori").

Con l'inflazione stellare dei primi anni Venti, la Opel dovrà chiudere lo stabilimento per due anni, ma ne uscirà segnando una vera e propria rinascita, con la prima catena di montaggio: la Opel 4/12 - chiamata popolarmente "Raganella" per il suo caratteristico colore verde - nel giro di quattro anni passa da 25 esemplari al giorno a cinque volte tanto, cosicchè, nel 1930, il prezzo potrà rapidamente abbassarsi da 4.500 a 1.800 marchi, mentre gli occupati passeranno nello stesso tempo da 2.400 a 7.600. In pratica, Opel diventa il leader dell'auto in Germania. Tanto da battere, nel '28, un record di velocità per l'epoca sorprendente: 228 chilometri all'ora, con la "Raketenauto Rak", la cosiddetta "macchina razzo".

Gli anni '30 e il matrimonio con GM

La crisi del '29 e la crescente diffusione in Europa delle auto americane diventeranno una nuova una sfida: è così che l'azienda di Ruesselsheim decide l'incredibile, ossia di vendere alla General Motors. Gli americani garantiscono sicurezza a livello finanziario e grandi aperture sull'export, i tedeschi portano in dote uno straordinario accesso al mercato europeo.

Ma l'elemento vincente dell'accordo è quello di far mantenere a Opel un'indipendenza progettuale e strategica. Al tempo stesso GM non esporta in Germania gli altri suoi marchi (Buick, Cadillac, Chevrolet), così come sarebbe stata Ruesselsheim a prendersi in carico la progettazione dei marchi Vauxhall in Gran Bretagna, Holden in Australia e Chevrolet in America latina. A questo punto - anche considerando le difficili condizioni economiche a livello globale - sono le utilitarie il punto di svolta. I risultati non si fanno attendere: sviluppata negli Stati Uniti, nasce nel 1931 la Opel 1,8 Liter, mentre nel 1935 la "Olympia" rappresenta una sorta di rivoluzione industriale: è la prima macchina a carrozzeria integrale d'acciaio.

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Nel 1936 nasce la Kadett, macchina simbolo della Opel ancora per molti decenni (fino al 1940 ne saranno prodotti 107mila esemplari), il 1937 segna la nascita del logo Opel: un cerchio giallo attraversato da uno Zeppelin. Che negli anni fu sostituito da un fulmine, com'è noto. 

Gli anni della guerra e la polemica con il Fuhrer

La P4, nata intanto nel 1934, fu addirittura apertamente osteggiata da Hitler in persona, nel frattempo assurto al potere: il Fuhrer intendeva motorizzare la Germania con la sua "vettura del popolo", il Maggiolino, e il fatto che Opel fosse in qualche modo "a stelle e strisce" era un problema, per il patriottismo di marca nazista.Ma le dimensioni della Opel erano tali da non poter esser fermate neanche dal Terzo Reich dei primi anni: nel 1939 sono 30mila i lavoratori impegnati negli stabilimenti di Ruesselsheim e nel Brandeburgo. Sarà solo la guerra a fermare la potenza di Opel.

Nei suoi stabilimenti, al posto delle auto, furono prodotti, tra le altre cose, componenti per gli aerei Junker e Messerschmitt. Ruesselsheim venne duramente bombardata, lo stabilimento di Brandeburgo alla fine del conflitto finì ai sovietici, che sulla base della Kadett produssero la loro Moskowitsch 400.

Dagli anni '50 ai '70, un successo dopo l'altro

Nel 1947 "risorge" la Olympia, ma bisognerà attendere il battesimo della Repubblica federale tedesca, nel 1949, per la risurrezione: rimettere la Germania sulle quattro ruote sarà uno dei simboli della rinascita del Paese, con boom annesso. La produzione raddoppia, la Opel Kapitaen diventa uno "status symbol" e riuscirà a vendere più delle macchine concorrenti della Mercedes.

Ora è l'estetica che viene da Oltreoceano a rappresentare il sogno della classe media tedesca. Tuttavia, nell'immaginario di molti sono i modelli degli anni '60 e '70 a rappresentare la quintessenza della Opel, che nel frattempo ha aperto dei centri di produzioni prima a Bochum, poi a Kaiserslautern:

  • la nuova Kadett,
  • la Ascona,
  • la Manta,
  • la Record

porteranno Opel a battere, nel 1972, la Volkswagen, con una fetta di mercato del 20 per cento e un'occupazione che tocca le 60mila unità. Ormai è, al pari di Vw, una delle anime del paese. E non solo dal punto di vista industriale. In qualche modo, Opel riesce a diventare tutt'uno con l'idea che una borghesia tedesca in ascesa ha di se stessa.

Perdite e tagli, i problemi degli anni '80 e '90

E' negli anni '80 che nascono i problemi, in parte anche in seguito alla crisi energetica del '79, ma soprattutto per il forte rallentamento della domanda delle vetture di fascia alta e medio-alta. Risultato: perdite che sono arrivate a toccare i 592 milioni di marchi e la cancellazione di 7.500 posti di lavoro. La Omega, la Vectra, la Commodore, non riusciranno ad imporsi con la stessa forza dei suoi predecessori.

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Con la riunificazione tedesca le cose non andranno meglio, in parte anche perchè Gm dovrà concentrarsi con maggiori attenzioni alle perdite miliardarie in patria. I tagli che ne sono la conseguenza avranno un impatto negativo: moltissime Opel Astra del 1991 dovranno essere richiamate per difetti di produzione, così come l'azienda mancherà l'appuntamento del boom del diesel, ed alcuni modelli scompariranno con grande rapidità dal mercato, come i fuoristrada Monterey e Sintra. Forse, pensano gli analisti, gli americani non capiscono l'anima del mercato europeo: un deficit che viene solo parzialmente riequilibrati dal successo della Meriva e della Opel Corsa.

Dal 2000 a oggi, la crisi non spezza 'l'anima tedesca'

Nel 2011 sarà l'auto elettrica Ampera a rappresentare un faro di speranza - che ancora oggi Psa mostra di tenere in grande considerazione - mentre Opel tenta lo sbarco sul mercato dei Suv compatti con il modello Mokka. Tuttavia, quando nel 2012 fu festeggiato in grande pompa il 150esimo anniversario della casa di Ruesselsheim, la fetta di mercato in Germania risulta dimezzata, tanto che qualche anno prima General Motors aveva già pensato di liberarsi della sua "sorella tedesca".

Storia di  un colosso chiamato Opel e di una acquisizione che è un cerchio che si chiude

Dalla crisi finora Opel non è riemersa, anche se è riuscita a tamponare l'emorragia dei conti. Ora ci penseranno i francesi di Peugeot-Psa: l'idea è di tallonare la Vw piazzandosi, grazie a quello che oggi viene presentato come "matrimonio di convenienza", al secondo posto nel mercato europeo. In mezzo ci stanno i circa 38mila occupati in sette paesi, di cui 19mila in Germania. Per salvare l'"anima tedesca" di Opel si è mossa persino la signora Merkel. Garanzie ci sono al massimo fino al 2020. Per ora, il futuro parla francese. 


L'acquisizione in numeri

E' nato così il secondo produttore automobilistico europeo, dopo la tedesca Volkswagen: un colosso da 55 miliardi di fatturato e oltre 2 miliardi di utile. 

  • 4,3 milioni di veicoli e una quota di mercato oltre il 16%. I due gruppi sommati nel 2016 hanno venduto 4,3 milioni di veicoli a livello mondiale, di cui 3,1 milioni solo in Europa, dove hanno una quota di mercato complessiva del 16,6%. In Europa occidentale i francesi hanno una fetta di mercato valutata al 9,7%, con un 1,5 milioni di macchine vendute, contro il 6,6% e un milione di auto vendute della Opel. La quale, però, nel 2016 ha segnato una perdita di ben 257 milioni.
  • 28 stabilimenti e oltre 200mila dipendenti. Il nuovo gigante dell'auto avrà 28 stabilimenti nel vecchio continente per un totale di circa 125mila dipendenti nel solo settore auto, che superano quota 200mila se si considerano anche le attività extraeuropee di Peugeot e la sua controllata Faurecia. Opel occupa circa 38mila persone in sette paesi, la metà delle quali in Germania, mentre i lavoratori Peugeot, Citroen e Ds arrivano a 184mila. 
  • Un'operazione da oltre 2 miliardi. Il gruppo francese rileverà insieme a Bnp-Paribas, che in Italia controlla Bnl, la filiale finanziaria di Gm Europe per 900 milioni di euro. Le attività di Gm Financial Europe rilevate da Psa-Bnp comprendono l'erogazione di finanziamenti per circa 1.800 concessionarie in 11 paesi europeo per un totale di 9,6 miliardi a fine 2016, di cui 5,8 attraverso depositi e cartolarizzazioni. Sommando 1,3 miliardi di euro destinati all'acquisto di Opel e Vauxhall e i 900 milioni destinati ad acquisire le operazioni finanziarie di Gm, il valore complessivo dell'operazione raggiunge i 2,2 miliardi di euro. L'obiettivo di Psa è risparmiare a livello di gruppo fino a 2 miliardi di euro grazie alla condivisione di tecnologia, canali di vendita, progetti di sviluppo.