Le startup italiane sono innovative, ma non troppo digitali

Poco più della metà delle giovani imprese iscritte al Registro hanno un sito web funzionante e meno di uno su tre (3001 su 9705) raggiunge un “livello base”. Il rapporto di Instilla 

startup innovative 
 (Afp)
 Startup, un coworking a Berlino

Si chiamano startup innovative ma non sono ancora abbastanza digitali. Poco più della metà delle giovani imprese iscritte al Registro hanno un sito web funzionante e meno di uno su tre (3001 su 9705) raggiunge un “livello base”. Cioè è un sito che si carica velocemente ed è compatibilità con i dispositivi mobili. Lo afferma un report di Instilla. Il rapporto evidenzia chiare lacune, ma allo stesso tempo sottolinea un deciso miglioramento: lo scorso anno, le startup che arrivano al livello base erano appena il 12,4%.

Siti lenti e poco mobile

Resta però molto da fare. Non basta che un sito funzioni per essere efficace. Tra quelli raggiungibili, il 14,3% non risulta “responsive”, cioè disegnato per adattarsi ai diversi dispositivi. “Si tratta – afferma il rapporto - di un dato che fa riflettere, se consideriamo che già da alcuni anni il traffico mobile ha superato quello da desktop”. I siti faticano anche nella velocità di caricamento, cioè il tempo che impiega una pagina a completarsi: un quinto dei siti è al di sotto del livello che Google ritiene sufficiente. Instilla sottolinea forti differenze regionali: raggiunge il livello base oltre il 41% dei siti delle startup sarde. Bene anche Liguria, Molise e Trentino. In Sicilia, invece, la quota scende sotto il 20%. In forte ritardo anche le società con sede in Calabria e Basilicata. Il fatto che tante startup iscritte al Registro non dichiarino il proprio sito web e che molti dei siti non funzionino, spiega Instilla, non è solo una questione di opportunità: “Solleva anche tematiche di rispetto della normativa, in quanto le startup iscritte al Registro sono tenute ad adempiere a una serie di obblighi di trasparenza attraverso la home page del proprio sito”.

Se Google non può trovarti

L'analisi di Instilla non ha badato solo ai siti ma anche ad altri due fattori della presenza digitale delle startup: Seo (l'insieme degli accorgimenti che permettono di essere visibili sui motori di ricerca) e “integrazione” (intesa, in questo caso, come l'adozione di strumenti di analisi e utilizzo dei social network). Le startup italiane si dimostrano poco attente alla Seo (Search engine optimization): tra i siti funzionanti promossi, solo il 3,23% soddisfa anche il livello base Seo. Traducendo le percentuali in numeri, vuol dire che appena 97 società su 9705 superano sia l'esame del sito che quello dell'ottimizzazione per i motori di ricerca. È una “chiara nota dolente”, si legge nel report. Anche perché “le metriche analizzate non sono altro che informazioni che l’impresa fornisce a Google per descrivere il proprio sito, in modo che Google possa poi proporlo tra i risultati della ricerca”.

Analisi e social network

I dati evidenziano poi che meno della metà dei siti utilizza almeno uno di quelli che ad oggi sono gli strumenti di analisi più diffusi, Google Analytics o Google Tag Manager. “Anche se è vero che non tutte le tipologie di siti necessitano di questi strumenti – spiega Instilla - è un dato che fa riflettere, e che mostra chiaramente come l’alfabetizzazione dal punto di vista dei tool di analisi sia ancora bassa”. Altro elemento negativo: tra i 3001 siti oltre il livello base, solo il 41% ha aggiornato i termini che riguardano Privacy e gestione dei Cookie. Un dato che il rapporto definisce “preoccupante” non solo perché dimostra disattenzione nei confronti degli utenti, ma anche perché il Gdpr (il regolamento europeo sulla privacy in vigore dallo scorso maggio) ha inasprito le sanzioni per la violazione delle norme a tutela della privacy. Va meglio invece l'integrazione con i social network: i “Pulsanti Social”, che rimandando agli account Twitter, Facebook o LinkedIn, sono presenti in due siti su tre. 

Incubatori e acceleratori: bene, ma...

L'analisi dedica una sezione all'influenza di incubatori, acceleratori e investitori. La loro presenza spinge a un miglioramento dei presidi digitali. I siti di startup accompagnate da questi “facilitatori” sono funzionanti nell'85% dei casi (contro il 55% del totale). Sono più veloci e più spesso disegnati per il mobile: il 49,3% raggiunge il livello base (contro il 30,9%). Chi supera l'esame dell'integrazione passa dal 29,8% al 42%. Non brilla ma migliora anche la percentuale dei siti con un livello base Seo: 6,1% contro il 3,2%. Un numero ancora “troppo esiguo, sintomo che le ottimizzazioni per motori di ricerca - a torto - non vengono considerate una priorità, nemmeno da parte delle Startup supportate dai facilitatori”. In generale – afferma Instilla - le startup incubate percepiscono meglio il vantaggio di affermare la propria presenza sul web, sia in termini di sito che nel monitorare l’attività degli utenti per convertirli in potenziali clienti”. Anche tra acceleratori e incubatori, però, il panorama è frammentato: i “facilitatori” che nella propria scuderia hanno almeno il 60% di startup con siti promossi sono appena 12 su 52 (tre - United Ventures, Cesena Lab e Primomiglio – superano l'80%). Ed “emerge ancora la mancanza di sensibilità sulle tematiche Seo”. Sono infatti 25 i facilitatori che non hanno nemmeno una startup oltre il livello base. “Non rispondere a questi requisiti minimi per le startup innovative, come per qualsiasi altra impresa – conclude il rapporto - vuol dire perdere posizionamenti nei risultati delle ricerche organiche e visite, quindi potenziali clienti”.  



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