"L'Italia ha ottime startup del food, ma i grossi gruppi sono poco reattivi"

Emanuele Levi, partner del fondo 360 Capital, spiega ad Agi quali sono i trend del foodtech eruopeo, e perché l'Italia sembra rimanere troppo indietro 

"L'Italia ha ottime startup del food, ma i grossi gruppi sono poco reattivi"
 (Afp)
 Deliveroo, food delivery

Foodtech non vuol dire solo ordinare la pizza con un'app: la combinazione di digitale e cibo è “un mercato in forte progressione” che coinvolge startup, gruppi agroalimentari e della grande distribuzione. Anche se “in Italia sembrano meno meno reattivi ai cambiamenti rispetto ai concorrenti europei”. Lo afferma Emanuele Levi, partner del fondo di venture capital italo-francese 360 Capital Partners.

Nel solo 2017, ricorda Levi citando i rilievi di Agfunder, il foodtech ha attratto 4,2 miliardi di dollari di investimenti in Usa e 1,5 miliardi di euro in Europa. Le espressioni più popolari del comparto sono i marchi come Deliveroo o Foodora. Ma ci sono anche nuove soluzioni per la spesa online, i cibi e le bevande di nuova generazione, l'agritech. E, appunto, l'arrivo dei grandi gruppi. “Uber giocherà certamente un ruolo primario”, afferma Levi.

Lo scenario del foodtech in Francia

“A Parigi, il servizio Ubereats sta conoscendo un rapido e notevole successo anche rispetto a piattaforme come Deliveroo. Amazon, tramite il suo recente accordo con Monoprix in Francia, sta contribuendo a far evolvere il mercato della grande distribuzione organizzata verso offerte integrate online-offline”. E le catene rispondono: “Nel corso degli ultimi 3 mesi, Quitqoue e Foodcheri, due società partecipate dal nostro fondo 360 Capital Partners, sono state acquistate rispettivamente da Carrefour e Sodexo, a conferma di questa rapida evoluzione del mercato”. Non è lo stesso in Italia.

Se da un lato “emergono numerose iniziative interessanti del mondo foodtech come ad esempio Cortilia, Direttoo, Eatalynet, Supermercato24 e Tannico”, dall'altro le startup – sottolinea Levi - hanno per il momento pochi punti di contatto con i grandi gruppi italiani”. In altre parole, i grandi gruppi del settore di casa nostra, secondo Levi, “sembrano per il momento meno reattivi ai cambiamenti rispetto ai loro concorrenti europei. Numerosi gruppi come Carrefour, Casino, Danone, Elior e Nestle si sono negli ultimi 24 mesi avvicinati all'ecosistema startup foodtech sia con investimenti diretti in fondi di venture capital che tramite operazioni di M&A”.

"Usare i nuovi paradigmi tecnologici per far evolvere l'offerta"

Così come in altri settori, anche ristorazione e grande distribuzione hanno di fronte una sfida: “Devono comprendere – afferma Levi - come la digitalizzazione dell'economia ridefinisce il proprio mercato di riferimento. Il tema é quello di utilizzare i nuovi paradigmi tecnologici per far evolvere la propria offerta”.

Se la sfida sarà accolta (da subito) le opportunità – spiega Levi - non mancheranno. “Nella ristorazione tradizionale, il successo delle piattaforme di consegna permette di moltiplicare in maniera esponenziale la clientela servita e stravolgerà il potenziale produttivo del ristorante. La ristorazione collettiva, grazie a delle soluzioni di ordinazione su smartphone, puo servire una clientela molto piu ampia (come le Pmi) che non poteva essere servita tramite delle soluzioni di mensa tradizionale. La grande distribuzione organizzata, anche sotto la minaccia di attori come Amazon, sarà costretta a sviluppare nuove offerte online come le i kit di cibi pronti e i servizi di consegna a domicilio”.



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