Perché i ferrovieri francesi protestano, e non hanno intenzione di fermarsi

A Macron chiedono di "aprire le orecchie" al malcontento popolare, ma il governo andrà avanti nella sua riforma "con calma e determinazione"

Perché i ferrovieri francesi protestano, e non hanno intenzione di fermarsi
 (afp)
 Sciopero ferrovieri Francia

Secondo giorno di disagi in Francia a causa dello sciopero dei ferrovieri che protestano contro la riforma dello statuto di Sncf, le ferrovie francesi. Oggi il traffico ferroviario è stato ancora molto difficoltoso mentre domani la situazione dovrebbe migliorare. Proprio per la situazione critica in patria il premier Edouard Philippe "ha deciso di rimandare il suo viaggio in Mali per rimanere questo fine settimana a Parigi", hanno riferito dal governo.

In ogni caso, l'esecutivo tira dritto e procederà alla "trasformazione" di Sncf "fino al compimento della riforma con calma e con grande determinazione", nonostante lo sciopero, ha detto il portavoce del governo Benjamin Griveaux, al termine del Consiglio dei ministri. Il presidente Emmanuel Macron ha chiesto ai ministri di "continuare a spiegare con molta calma" la riforma e di "non attaccare mai nessuno", si è raccomandato.

Le percentuali di adesione

Domani il trasporto ferroviario dovrebbe tornare alla normalità mentre lo sciopero ricomincerà sabato sera (alle 20), per due giorni, fino a martedì alle 8 di mattina. Oggi l'adesione è stata - secondo Sncf - del 29,7% a metà mattinata (dopo il 33,9% di ieri), con i tre quarti dei conducenti (74% rispetto al 77% di martedì) mentre si sono astenuti dal lavoro più controllori (77% contro il 69%) e scambisti (46% contro 39%). Di conseguenza, solo un Tgv su sette e un treno regionale su cinque ha circolato.

Oggi a Marsiglia alla stazione Saint-Charles, i passeggeri hanno atteso rassegnati i treni così come alla alla stazione di Lyon-Perrache e di Lilla. Intanto è guerra di cifre sulle adesioni allo sciopero. Secondo Sncf, in mattinata la partecipazione è del 33,9% contro il 35,4% dello sciopero del 22 marzo. I sindacati replicano con un tasso di adesione di oltre il 60% e accusano l'azienda di "manipolare i dati".

Il calendario degli scioperi

I 4 principali sindacati dei ferrovieri hanno preannunciato un calendario: due giorni di sciopero su 5 fino al 28 giugno per CGT, Unsa e CFDT e uno sciopero illimitato per SUD-Rail. Domattina CGT, Unsa, SUD e CFDT si riuniranno col ministero dei Trasporti per parlare del debito della società, dei finanziamenti, dello statuto speciale e del patto ferroviario. Philippe Martinez, segretario generale della CGT, ha invitato Emmanuel Macron e il governo ad "aprire le orecchie", di "fronte al grave malcontento sociale".

I sindacati definiscono "dogmatica" la riforma voluta dal governo, che secondo loro apre la strada alla privatizzazione delle ferrovie francesi. Il ministro dell'Economia, Bruno Le Maire ha detto di "non avere paura" di un movimento di lotta che, secondo lui, manifesta una "volontà di disordine". Oltre agli scioperi dei ferrovieri in Francia sono in agitazione anche i piloti di Air France, gli studenti, gli insegnanti, gli addetti agli ospedali.

Perché i ferrovieri protestano

"Occorre avere attenzione per tutti - ha detto Le Maire - e rispondere alle preoccupazioni". Nel settore ferroviario il governo vuole migliorare, efficienza, redditività e mettere fine a uno degli ultimi monopoli europei, avvicinando le ferrovie francesi agli standard europei. I sindacati protestano per il fatto che la riforma prevede di abolire lo statuto speciale per i nuovi assunti, l'apertura del servizio alla concorrenza (tra l'altro imposta dall'Unione europea e che comunque sarà adottata entro il 2019) e la trasformazione dell'azienda da società interamente pubblica a una società a capitale misto, che, dicono, apre la strada alla futura privatizzazione.

Il modello è quello delle ferrovie tedesche, già approvato da Bruxelles, che prevede una holding a capo della quale stanno le diverse società specializzate. La riforma "non è intesa a privatizzare la Sncf, non è intesa a chiudere le piccole linee, non è destinata a venire a meno allo status (della ferrovia) ma è destinata a uscire da uno status quo "che" non è più sostenibile", ha insistito ieri il primo ministro Edouard Philippe.



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