“Sulla revisione del patto di stabilità ha ragione Mattarella", dicono due economisti

Intervista a Lorenzo Codogno e Luigi Guiso, che commentano le parole del Presidente della Repubblica e disegnano futuri scenari politici ed economici della Ue

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Necessario il riesame delle regole del Patto di Stabilità. A dirlo, questa volta, è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, in un messaggio inviato al Forum Ambrosetti, spiega che "coesione e crescita sono gli obiettivi ai quali guardare e il necessario riesame delle regole del patto di stabilità può contribuire a una nuova fase, rilanciando gli investimenti in infrastrutture, reti, innovazione, educazione e ricerca".

Una affermazione che fa assist con il nuovo orientamento che sembra maturare a Bruxelles in materia di flessibilità. "È chiaro che in una situazione in cui la politica monetaria ha quasi esaurito gli strumenti a sua disposizione, molto peso va dato alle possibili azioni sul lato della politica fiscale, questo lo ha detto chiaramente Mario Draghi ed è nel dibattito attuale", spiega all'AGI, l'economista Lorenzo Codogno.

D​all'SGP 2.1 (il documento che circola a Bruxelles in cui si buttano giù le prime idee per riscrivere le regole di bilancio europee) alle dichiarazioni di Ursula von der Leyen e Mario Draghi, l'allentamento e la semplificazione delle regole del debito che prima erano un tabù ora sembrano segnare un'inversione di rotta rispetto al passato.

Il motivo, secondo Codogno, è che "in una situazione normale, il compito di gestire le fluttuazioni del ciclo economico dovrebbe spettare alla politica monetaria, quindi alla Bce. In una situazione, tuttavia, in cui non c'è più spazio dal punto di vista monetario perché i tassi sono già in negativo, la Bce ha già acquistato molti titoli nel suo portafoglio, l'efficacia delle politiche viene via via meno. Quindi c'è un limite che la politica monetaria non riesce a superare, porterebbe a volatilità e forti distorsioni sui mercati e nell'attività economica". Per questa ragione, la palla torna nel campo della politica fiscale.

Per l'economista, "in tempi normali non c'è bisogno di utilizzare in maniera aggressiva la politica di bilancio. In tempi anomali, come quelli che stiamo vivendo ora, dove la politica monetaria non ha più spazio, la palla va nel campo della politica di bilancio che deve dare un contributo per un mix di policy che sia adeguato per sostenere la crescita".

Al'interno della Ue "è maturata l'idea che una politica fiscale non utilizzata adeguatamente abbia prodotto una gestione della crisi finanziaria cattiva e, allo stesso tempo, abbia prodotto sconquassi a livello politico e questo non può essere ignorato. Il costo che si paga nel lasciare macerare in una crisi economica pesante come quella del 2008 sono un po' questi scompensi e fibrillazioni politiche che ci sono state in Europa", dice all'AGI l'economista Luigi Guiso.

Inoltre, a contribuire al cambio di orientamento dell'Ue ci sarebbero anche la frenata dell'economia tedesca e la guerra commerciale tra Usa e Cina che pesano, e non poco, sull'Europa. "Se la Germania vuole attutire l'impatto sulla propria economia e, di riflesso, sulle altre economie europee, occorre - prosegue Guiso - ricorrere alla politica fiscale. Serve espandere la domanda interna in modo da compensare il calo di quella estera. Questo la Germania è in grado di farlo perché ha i conti in ordine. Alla fine il dibattito si è riaperto e sta dando il tono e sta modificando la visione" di Bruxelles.

Secondo Codogno però il problema "è un altro: se ci fosse una revisione del Patto, quantomeno una maggiore flessibilità al suo interno, ne andrebbero a beneficiare i Paesi che hanno spazio fiscale come la Germania. L'Italia, con il rapporto alto debito/Pil, ne gioverebbe solo in maniera indiretta".

Ma, per Guiso, il focus del discorso del presidente della Repubblica è la cooperazione nella gestione dei problemi comuni. Secondo il professore, infatti, "le regole del patto di stabilità hanno mostrato la loro rigidità e i loro limiti" perché "non sono state accompagnate da quel tanto di cooperazione che è necessaria in Europa nel momento in cui le cose vanno male".

In questo senso, andrebbe letto secondo lui il messaggio di Mattarella, "serve un'Ue più solidale e unita e rivedere, alla luce di questo assetto federale dell'Europa, le regole del patto di stabilità pensate per disciplinare gli stati nazionali". 



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