In attesa del reddito di cittadinanza, ecco i numeri di quello di inclusione

Il primo, assicura Di Maio, sarà varato entro l'anno. Il secondo è stato voluto dal governo Gentiloni

reddito cittadinanza di maio 
Cristiano Minichiello / AGF 
 Luigi Di Maio

Entro il 2018 il reddito di cittadinanza sarà realtà. Parola del ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, che ha annunciato la misura al termine del Consiglio dei ministri degli Affari sociali a Lussemburgo, dove si è dichiarato in sintonia con il responsabile dell’Economia Giovanni Tria. Per realizzarlo – fa sapere Di Maio - il governo utilizzerà anche fondi Ue rispettando le esigenze di riduzione del maxi debito pubblico.

“Voglio partire subito con il reddito di cittadinanza”, ha detto Di Maio, specificando di volerlo utilizzare in modo da “non creare una proposta assistenzialista senza controlli” come i miliardi pubblici alle banche e alle imprese elargiti dai precedenti governi. Dovrebbe diventare una sistema di recupero dei disoccupati perché chi lo riceve sarebbe “orientato verso un percorso di formazione, che poi lo può portare verso il mondo del lavoro”. I fondi Ue “Fse Plus” verrebbero utilizzati per potenziare i centri dell’impiego locali “in quelle regioni in cui sono messi peggio”.

Il modello-Berlino

Nelle prossime settimane, riporta il Corriere, Di Maio intende andare a Berlino “per vedere il loro modello” di uffici di collocamento. Secondo il vicepremier, anche il reddito minimo garantito, che già esiste nei principali Paesi Ue, “passa sicuramente per un intervento della programmazione economica europea dei prossimi anni”. Lo considera una misura di sviluppo economico (insieme alla flat tax proposta dalla Lega) in grado di “aumentare la domanda interna” e, di conseguenza, “il debito pubblico calerà”.

La ricetta di Tria è la stessa del contratto di governo

Di Maio ha manifestato piena sintonia con il rigore nei conti pubblici annunciato dal ministro Tria perché sostanzialmente il governo M5S-Lega intenderebbe solo spendere in modo diverso dagli esecutivi precedenti, ma entro i limiti dei vincoli Ue e negoziando a Bruxelles più flessibilità per favorire investimenti produttivi.

In pratica gli aiuti di Stato elargiti alle imprese e alle banche, insieme a quote delle “pensioni d’oro”, verrebbero dirottati a finanziare il reddito di cittadinanza, le riforme fiscali e il rilancio dell’occupazione.

“Io sono d’accordo con Tria: sia nel Def, che nel nostro contratto di governo, c’è chiaramente indicato che la strada per ridurre il debito è investire e non tagliare”, ha detto Di Maio, escludendo il ricorso alle misure di austerità perché è “l’unica ricetta che non funziona” e “negli ultimi anni ha fatto aumentare il debito pubblico, ha tagliato i servizi essenziali per i cittadini” e non ha aumentato i posti di lavoro stabili e i salari.

In 380 mila in coda per il reddito d’inclusione

Tra gennaio e maggio, nei primi 5 mesi di operatività, le domande per il Rei – il Reddito di inclusione messo in piedi dal governo Gentiloni per combattere la povertà con un assegno massimo di 540 euro al mese e un percorso di reinserimento sociale – hanno toccato quota 380 mila. Ma quasi la metà delle richieste – riporta Repubblica – è stata respinta dall’Inps, perché priva dei requisiti di legge. In particolare, quello reddituale calcolato dall’Isre (un pezzo dell’Isee) e che deve essere sotto i tremila euro.

Il Rei in numeri

  • La metà delle 184 mila domande accettate viene da Campania e Sicilia.
  • Quasi sette su dieci al Sud.
  • Tre su quattro da famiglie numerose con più di tre figli
  • Per il Rei sono stati stanziati 2,3 miliardi di euro
  • 54,4 sono i milioni erogati finora
  • L’obiettivo è quello di raggiungere 700 mila famiglia


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