Cosa dice il rapporto di Standard & Poor's sull'Italia

L'agenzia di rating non declassa il debito del nostro Paese, ma avverte che potrebbe farlo entro i prossimi due anni. Bocciato il reddito di cittadinanza. Bene la flat tax e il piano di investimenti, "ma non bastano". Monito sul Jobs Act: "Non va toccato"

rating stadard poors italia
ERIC PIERMONT / AFP
 
 Standard&Poor's

L'agenzia Standard & Poor's non declassa l'Italia, conferma il rating 'BBB' e abbassa l'outlook, portandolo da stabile a negativo. L'Italia resta così a due gradini dal pericoloso livello 'spazzatura' anche se i rilievi di S&P sul nostro Paese, che arrivano dopo il declassamento di Moody's e l'abbassamento dell'outlook di Fitch, sono pesanti.

L'agenzia stima un deficit per il 2019 meno ottimista di quello previsto dal governo: 2,7%, contro il 2,4% indicato dall'esecutivo. Quanto alla crescita, S&P rivede al ribasso le stime per l'anno corrente e il prossimo:+1,1%, contro il l'1,5% inizialmente previsto. "A nostro avviso - si legge nella nota di S&P - il piano economico del governo rischia di indebolire la performance di crescita dell'Italia". Inoltre l'Italia, per l'agenzia, non continuerà il cammino di riduzione del debito. Anzi, S&P si aspetta che nei prossimi tre anni il rapporto debito/Pil dell'Italia si manterrà al 128,5%.

Stime di crescita troppo ottimistiche

L'agenzia definisce poi i target di crescita del governo "eccessivamente ottimistici", il che potrebbe avere come conseguenza il fatto di aver calcolato per il 2019-2021 entrate fiscali più ampie. Non solo. S&P avverte che l'intervento sulla riforma Fornero e l'introduzione del reddito di cittadinanza possono mettere a rischio la stabilità dei conti. "Il governo ha deciso di annullare in parte la cosiddetta riforma Fornero del sistema pensionistico. Le misure del governo, se pienamente attuate, a nostro avviso potranno invertire i passati guadagni portati dalla riforma e minacciano la sostenibilità a lungo termine del debito pubblico".

No al reddito di cittadinanza e giù le mani dal Jobs Act

S&P boccia le misure per cancellare il Jobs Act e considera il reddito di cittadinanza potenzialmente disincentivante per le persone che sono in cerca di lavoro. "In futuro - scrive S&P - le prospettive occupazionali potrebbero essere offuscate da una recente decisione della corte costituzionale che ha respinto parte della riforma del lavoro del 2015 sulla legge del lavoro in relazione alle indennità per licenziamento ingiusto. Ciò reintroduce l'incertezza per i datori di lavoro sulle implicazioni economiche dei licenziamenti ingiusti. Se il governo intraprendera' ulteriori passi per annullare la riforma del Jobs Act, a nostro avviso questo non promette nulla di buono per le prospettive di assunzione nell'economia".

"Le dinamiche del mercato del lavoro - si legge ancora nelle valutazioni di S&P - possono anche essere influenzate dall'introduzione di un cosiddetto reddito di cittadinanza: un reddito di base di 780 euro al mese per gli adulti disoccupati o non occupati che risiedono in Italia da almeno cinque anni. Cio' potrebbe far pressione sui salari e disincentivare le persone in cerca di lavoro, anche se accompagnate da una riforma delle agenzie di collocamento". 

Bene la flat tax, ma non basta

"Il governo ha adottato alcune misure fiscali favorevoli agli investimenti, come la riduzione della pressione fiscale sui singoli imprenditori, artigiani e lavoratori autonomi (flat tax). Incoraggia anche il reinvestimento dei profitti delle imprese e il mantenimento del cosiddetto "super e iper ammortamento", prosegue l'agenzia, "riteniamo che il piano del governo per aumentare gli investimenti pubblici sosterrà la crescita economica, soprattutto se le autorità riusciranno a rimuovere gli ostacoli amministrativi che sembrano aver impedito un piu' rapido dispiegamento di risorse pubbliche finora. Detto questo, il livello di investimento complessivo rimane relativamente basso".

L'Italia e le banche

Sulle banche S&P spiega che "sono il principale creditore del governo. A nostro avviso, le impostazioni programmate di politica economica e fiscale del governo hanno eroso la fiducia degli investitori, come riflesso da un aumento del rendimento sul debito pubblico. Ciò a sua volta sta influenzando negativamente l'accesso delle banche al finanziamento del mercato dei capitali e, in misura minore, i loro coefficienti patrimoniali regolamentari. Un ulteriore aumento del rendimento dei crediti delle banche verso lo stato potrebbe, a nostro avviso, ridurre la capacità delle banche di finanziare l'economia italiana in quanto distolgono risorse dal settore privato, in particolare dalle PMI".

Cosa significa outlook negativo

"L'outlook negativo indica che potremmo abbassare i rating sull'Italia entro i prossimi 24 mesi se: la crescita del PIL reale ha materialmente sottostimato le nostre aspettative; i disavanzi delle amministrazioni pubbliche e il debito pubblico netto in percentuale del PIL superano significativamente le nostre previsioni" si legge nel rapporto. S&P nota "un marcato deterioramento delle condizioni finanziarie esterne dell'economia a causa delle persistenti incertezze politiche e delle loro potenziali implicazioni negative per l'Italia e per le sue banche, che sono uno dei maggiori creditori del governo".

L'agenzia rileva inoltre che "potremmo rivedere le prospettive in modo stabile se notiamo che la ripresa economica sta accelerando, consentendo al debito pubblico di scendere al PIL, o che la deviazione di bilancio è nettamente inferiore a quella che ci aspettiamo attualmente. Potremmo anche rivedere le prospettive in modo stabile se vedessimo ulteriori progressi significativi nel ripristino del settore finanziario italiano, ad esempio attraverso la risoluzione in corso di prestiti in sofferenza (NPL) o l'introduzione e il finanziamento condiviso di un sistema europeo di assicurazione dei depositi (come disciplinato dalla direttiva 2014". 



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it