Perché Uber con la protesta dei taxi non c'entra niente

Storia di una legge incompiuta che risale a 25 anni fa, modificata nel 2008 ma mai applicata per paura da un lato dei tassisti, dall'altro delle norme per la concorrenza  

Perché Uber con la protesta dei taxi non c'entra niente
protesta taxi 1 

Uber con la protesta dei tassisti non c’entra nulla. Non c’entra nemmeno l’innovazione, internet, le nuove tecnologie. Ma solo la storia di una legge per regolamentare il trasporto pubblico "non di linea" rimbalzata per anni da un governo ad un altro. E quando si sono poste le basi per la protesta di questi giorni, Uber non era nemmeno nata. 

1992. Cosa diceva legge quadro sui trasporti non di linea

Per capire perché i tassisti oggi scioperano dobbiamo tornare indietro di 25 anni. Al 1992. Il Parlamento italiano prova a dare una nuova forma alla legislazione sul trasporto pubblico occupandosi per la prima volta di un un fenomeno allora in crescita. Quello degli Ncc, il noleggio auto con conducente. Internet in Italia si conosceva appena. Non esistevano smartphone. Non esistevano app. La legge del '92 (la Legge quadro per il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea) prevedeva tra le altre cose:

  • la possibilità di servizi alternativi ai taxi; 
  • che le “autovetture adibite al servizio di noleggio con conducente” fossero adeguatamente indicate con “una targa posteriore recante la dicitura Ncc inamovibile” ;
  • l'obbligo di esibire lo  “stemma del comune che ha rilasciato l’autorizzazione”;
  • che “il servizio di noleggio con conducente si rivolge all’utenza specifica che avanza, presso la sede del vettore, apposita richiesta per una determinata prestazione”.

Cosa significa l'ultimo punto? Che la richiesta andava fatta alla "centrale" delle auto (Ncc). Che a loro volta facevano partire un'auto che avrebbe dovuto far parte di una scuderia di vetture marcate con lo stemma del servizio. La norma non era troppo chiara riguardo al luogo in cui avrebbe dovuto trovarsi  la macchina al momento della chiamata. Perlomeno non dava obblighi e si prestava a interpretazioni.  Paradossalmente, se quella legge fosse rimasta intatta, oggi non avrebbero problemi a circolare per le nostre strade le auto di Uber, perché di fatto non prescrive loro alcuna limitazione.

Un tassista vestito da Cristo in una manifestazione del 2007

Un tassista vestito da Cristo in una manifestazione del 2007

Il biennio 2006/2007 è quello dei tentativi di liberalizzazione del mercato dei trasporti pensate dall'allora ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani. Ci prova con i taxi, proponendo un aumento delle licenze.  Nello stesso periodo, l'allora sindaco di Roma Walter Veltroni propone di concederne 500 oltre le 7mila allora presenti. La risposta dei tassisti è il blocco di piazza Venezia. Le elezioni di aprile 2008 portano alla vittoria di Gianni Alemanno, che in campagna elettorale si schiera apertamente a favore dei tassisti. E a novembre il centrodestra conquista anche il governo del Paese con l'elezione di Silvio Berlusconi. E' l’inizio di un vuoto legislativo che ci porterà al caos di oggi. 

2009. La modifica restrittiva per Ncc e concorrenza 

Il 27 febbraio viene pubblicato in gazzetta ufficiale un testo che modifica il testo unico del 1992. Il governo di centrodestra si è insediato da pochi mesi. Vengono modificati alcuni punti chiave, che di fatto circoscrivono con maggiore severità il raggio d'azione dei veicoli a noleggio con conducente. Il testo sostituisce una serie di articoli (qui sono evidenziate punto per punto le modifiche, e introdotto esplicitamente l’obbligo di rimessa) , tra cui quello 3 e quello 11 introducendo per i veicoli a noleggio:

  • l'obbligo di "sostare esclusivamente nella rimessa"; 
  • l'obbligo che "L'inizio ed il termine di ogni singolo servizio di noleggio con conducente avvengano alla rimessa, situata nel comune che ha rilasciato l'autorizzazione, con ritorno alla stessa, mentre il prelevamento e l'arrivo a destinazione dell'utente possono avvenire anche nel territorio di altri comuni". 

Anno 2009, si diceva. Uber non era nemmeno nata. E le app non riempivano ancora gli schermi degli smartphone. Quella norma obbligava i conducenti di Ncc di tornare in deposito dopo ogni tratta. Se un cliente chiedeva un passaggio da Roma a Fiummicino, e un secondo cliente ne chiedeva uno da Fiumicino a Roma, l'auto nera sarebbe dovuta ritornare a Roma in rimessa prima di poter caricare un altro cliente. Un controsenso in termini di mercato, traffico, inquinamento sostiene l'associazione che riunisce gli Ncc.

Perché Uber con la protesta dei taxi non c'entra niente

Una norma di fatto mai applicata, per la sua stessa mancanza di logica. Il legislatore ne è apparso consapevole e l’ha rinviata di di anno in anno, di milleproroghe in milleproroghe, per il timore che impedire la libertà di concorrenza avrebbe fatto correre all’Italia il rischio di una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea per violazione del diritto comunitario

2014. Con Uber esplode il problema della concorrenza nei trasporti 

E in questa serie di rinvii si inserisce Uber. Che ha solo il "merito" di far esplodere la questione (deflagrata a maggio 2015 con la decisione del tribunale di Milano di bloccare il servizio Uber pop). E' attesa infatti nelle prossime settimane la decisione della Corte di giustizia europea che stabilirà se Uber è da considerare un servizio digitale, o di trasporto. 

2015. La richiesta di regolamentare Uber

A giugno, poco dopo la decisione del tribunale di Milano, l’Autorità dei Trasporti invia una segnalazione al governo e al Parlamento chiedendo di regolamentare comunque le “emergenti formule di trasporto non di linea diverse da taxi e Ncc basate su piattaforme tecnologiche”. L’obiettivo della richiesta era fare emergere questo mercato ancora sommerso “affinché domanda e offerta dei servizi possano incontrarsi in modo trasparente e nel rispetto delle regole”. Richiesta rimasta in sospeso. 

Cinque mesi dopo, novembre 2015, è l’Antitrust ad intervenire legittimando di fatto Uber e chiede a sua volta l’intervento del legislatore “per garantire la concorrenza, la sicurezza stradale e l’incolumità dei passeggeri”. In quell’intervento si definisce un nuovo genere di autista oltre a taxi e Ncc: il guidatore di Uber, o che comunque fa uso di piattaforme tecnologiche per incontrare la domanda degli utenti. Ma allo stesso tempo rilancia la decisione del tribunale di Milano di bloccare Uber Pop, ovvero il servizio svolto da guidatori non professionisti, per tutelare i consumatori. 

2016. Nuovo intervento dell’Antitrust a favore della concorrenza 

L’ultimo capitolo dell’aspetto normativo si scrive a maggio 2016. Con l’Antitrust che rilancia sulla necessità di regolamentare nuovi business come AirBnb e Uber, meritevoli di “portare benefici” ai consumatori, ma ancora non regolamentati. “Naturalmente questo crea dei conflitti con coloro che operano nei settori tradizionali - ammetteva il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella - ma probabilmente i conflitti vanno risolti non uccidendo le nuove realtà, che vanno garantite, ma introducendo regole che tutelino determinati interessi, come ad esempio la sicurezza nella guida. Però la regolazione deve essere leggera, fatta di poche regole e chiara". 

Febbraio 2017. Le proteste contro il Milleproroghe 

Arriviamo alle proteste di questi giorni. Perché i tassisti sono sul piede di guerra? Secondo loro l'emendamento approvato dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato, a prima firma della senatrice del Pd Linda Lanzillotta "congela" le disposizioni per gli Ncc su:

  • obbligo di ritorno alla rimessa;
  • prenotazione in centrale;
  • posteggio sul suolo pubblico;
  • inizio e termine della corsa in centrale;
  • differenza sostanziale tra taxi e Ncc, che vorrebbe il primo come servizio pubblico e tariffe fisse, il secondo come servizio con licenza senza obbligo di garanzia né tariffe.

Perché Uber con la protesta dei taxi non c'entra niente

Di fatto favorendo Ncc e Uber. L’emendamento di Lanzillotta avrebbe rimandato al 31 dicembre 2017 il termine entro cui il ministero dei Trasporti avrebbe dovuto emanare il provvedimento contro l’esercizio abusivo di taxi e Ncc. Sospendendo l’efficacia dell’articolo del 1992, modificato e inasprito nel 2009, che affronta questo aspetto. Sarebbe stata la decima proroga consecutiva. Un’assurdità, ma non una novità assoluta. 

Una situazione che va avanti da 10 anni

I tassisti sanno bene che queste norme oggi non sono in vigore. Uber non è illegale (a differenza di Uberpop) e gli Ncc nemmeno. Lo dimostrano anche gli assalti alle auto nere cui abbiamo assistito in queste ore. E la senatrice democratica Lanzillotta non ha fatto altro che fare quello che tutti i governi hanno fatto finora, per necessità, volontà politica, ma soprattutto per evitare la procedura di infrazione da parte dell'Unione europea che deve ancora decidere se Uber è un servizio di taxi o un servizio digitale. 

Le ragioni dei tassisti, e lo schema politico che si ripete

I tassisti chiedono una regolamentazione del settore. E tutti i torti non hanno, visto che il settore una regolamentazione certa ad oggi non è riuscito ad averla. E loro per comprarsi le licenze si sono indebitati (a Roma possono costare fino a 250mila euro: il mutuo per una casa). Ma difficile non inserire questa protesta nel clima politico esasperato di questi mesi. I tassisti ripetono ai microfoni delle televisioni che a decidere il rinvio è una senatrice che sostiene un governo illegittimo. Mantra delle opposizioni. E martedì 21 hanno incassato l'appoggio politico del garante del M5S Beppe Grillo e il sindaco di Roma Virginia Raggi (e Gianni Alemanno oggi su HuffingtonPost). Nove anni dopo. In un quadro politico rumoroso quanto allora. E che si ripete, con uno schema molto simile.