Che olio ci aspetta per il 2018? La battaglia per il made in Italy è in crisi

La Spagna intensifica la produzione e la fa da padrona. Ma secondo le previsioni la sorpresa verrà dalla Tunisia

Che olio ci aspetta per il 2018? La battaglia per il made in Italy è in crisi

L’olio è un prodotto naturale al 100%, ciò lo rende vulnerabile a diversi fattori - che incidono sulla qualità e la quantità - quali la siccità, il caldo e la mosca olearia. Aspetti di cui bisogna tenere conto per valutare le previsioni delle produzione 2018, stilate da Onaoo (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Olio di Oliva) che possono subire variazioni in termini numerici,soprattutto  in base alle variazioni climatiche.

Come è stato il 2017

Partendo dall’Italia e confermando il fenomeno dell’alternanza produttiva tipica dell’ulivo, va premesso che il 2017 è stato un anno di campagna che si definisce tecnicamente di scarica così come, in realtà, lo è stata in generale per l’intera area mediterranea. Va fatto però un distinguo in particolare tra l’Italia e la Spagna. Mentre va considerata non eccezionale, a causa della mosca olearia e della siccità, la stagione produttiva della penisola, con le sue 200mila tonnellate (2017), resta comunque discreto il risultato della Spagna, leader quasi assoluta nel settore, che in tal senso forte del propagarsi di uliveti intensivi e superintensivi, continua a distaccarsi da tutti, di molto e in positivo nella produzione di olio. Ciò nonostante, anche per la Spagna il 2017 non è stato uno degli anni migliori.

Che olio ci aspetta per il 2018? La battaglia per il made in Italy è in crisi
 olio d'oliva

La Grecia ha prodotto meno del suo potenziale, sempre per via della mosca e della siccità. Disastroso il 2017 per la Tunisia con 80mila tonnellate, molto ridotta rispetto a quanto atteso. Può considerarsi discreto il risultato della Turchia, mentre non possiamo considerare del tutto attendibile, per situazione economico-politica interna, quello della Siria. Seguono Marocco e Portogallo con una campagna scarsa per siccità e mosca.

Cosa si prevede per il 2018

L'Italia

si possono prevedere 80mila tonnellate in più possiamo per l’Italia con la Puglia in testa, (rappresenta il 40-50% della produzione totale del Paese). Risultati discreti anche la Sicilia e la Calabria. In Toscana, Marche, Umbria e Lazio sono attesi volumi inferiori per siccità e calore. Nel 2018 la produzione sarà comunque migliore, rispetto l'anno precedente. In Italia si contano 5000 mila frantoi attivi, per lo più in Puglia, Calabria e Sicilia, regioni per le quali si prevede un aumento dei volumi che andranno a fare la differenza in positivo sulla previsione totale italiana da 200mila tonnellate del 2017 a 280 mila del 2018. Una nota sulla qualità che sarà interessante nel 2018 per Puglia, Calabria e Sicilia. Nelle zone più colpite dalla siccità la produzione di olio oltre che avere una riduzione in termini numerici, presenterà anche difetti organolettici tipici come legno e secco. Saranno comunque oli poco fragranti.  

 

Nel Mediterraneo

Sarà in crescita la Grecia, non al massimo del suo potenziale, ma abbastanza discreta. Creta purtroppo (30% del volume totale) sente le conseguenze della siccità. Dato interessante quello della Tunisia per la quale si prevede il triplo dell’olio avuto nel 2017. Dalla sua parte il favore di piogge arrivate al momento giusto insieme a generali condizioni favorevoli. Sarà l’area più felice, con risultati relativi che raggiungono i massimi livelli previsti, in questa campagna olearia. Chiudendo con gli altri Paesi, la Turchia, avrà poco più dello scorso anno, mentre possiamo parlare di un buon andamento per Marocco e Portogallo.

In generale il 2018 porterà dunque, una campagna migliore rispetto al 2017 in termini di volume, con un calo che potrebbe verificarsi solo per la Spagna.

 



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