Hart e Holmstrom, dai loro studi una guida ai rapporti tra aziende e lavoratori

Hart e Holmstrom, dai loro studi una guida ai rapporti tra aziende e lavoratori
Nobel economia Oliver Hart e Beng Holmstrom (Afp)

Roma - (di Ivana Pisciotta) Con un colpo di scena, l'Accademia Reale Svedese Alfred Nobel non ha premiato nessuno dei super favoriti all'edizione di quest'anno, economisti di alto livello (tra cui Blanchard, Lazear, Melitz) più concentrati su studi macroeconomici e sociologici. Ed invece i due prescelti dal prestigioso riconoscimento, Oliver Hart e Bengt Holmstrom, hanno focalizzato il loro lavoro sulla trasformazione del mondo del mercato del lavoro, mettendo nero su bianco che non si può fare a meno di una scienza precisa e puntuale dei contratti. Sono state così stravolte di nuovo le previsioni della vigilia, visto che di fatto i bene informati sostengono che nessuno di loro due se lo aspettava. Quando ha squillato il telefono alle 4,40 di stamattina, Hart ha messo da parte il suo aplomb inglese e alla notizia, ha raccontato di esser saltato dal letto e di esser corso ad abbracciare la moglie. Holmstrom si è invece limitato a dire di essere "molto felice e grato".

Hart e Holmstrom, il primo di origini inglesi, il secondo finlandese, sono noti per il loro contributo alla 'teoria dei contratti' che ne studia gli effetti nelle diverse realtà imprenditoriali. Per fare un esempio pratico, con questi studi si cerca di capire se i professori o i funzionari di un carcere debbano avere retribuzioni fisse o variabili. Si tenta inoltre di sviluppare a livello aziendale una sorta di meccanismo per fissare le retribuzioni dei manager in modo tale da creare beneficio per gli azionisti o un determinato livello di valore. L'obiettivo è quello anche di stanare forme di moral hazard, letteralmente rischio morale, ovvero quella forma di "opportunismo" con cui il lavoratore sotto contratto persegue i suoi obiettivi personali confidando nell'impossibilità della sua azienda di verificare la presenza di dolo o negligenza. A livello più ampio, si parla di moral hazard anche quando un'impresa si comporta scorrettamente nell'utilizzare i prestiti erogati per attività più rischiose rispetto a quelle dichiarate. Di fronte a questi comportamenti, Hart non nasconde comunque una vena di ottimismo, avendo così scritto nero su bianco nel suo celebre "Firms, Contracts and Financial Structure": "E forse evolveremo ad un punto in cui la paura come esperienza non sarà più nulla di istintivo ma piuttosto un'emozione che ci aiuta a capire perchè a livello ancestrale gli uomini si uccidono l'un l'altro mentre altri si amano. Un giorno forse sapremo stringere le mani invece serbare rancori, elimineremo i nostri confini territoriali e sapremo cosa sia l'amore. Ci terremo le mani, invece degli M16".

OLIVER HART

Hart, classe 1948, insegna all'Università di Harvard. Figlio di un ricercatore medico molto famoso nel suo ambito (Philup D'Arcy Hart), ha iniziato i suoi studi al corso di matematica al King's College, poi è divntato professore alla London School of Economics. Nel 1984 è tornato negli Stati Uniti dove prima di approdare ad Harvard (nel 1993) ha insegnato al Massachussetts Institute of Technology. Nei suoi studi, ha puntato molto più sui ruoli che sugli assetti proprietari e in particolare su come gli accordi contrattuali giocano nella governance di una società. Ad esempio è stato consulente del governo in due casi legali importanti, come quello della Black and Decker e della Wells Fargo contro appunto il governo degli Stati Uniti.

BENGT HOLMSTROM

Docente di economia al MIT di Boston, Holmstrom è finlandese ed appartiene alla minoranza linguistica di lingua svedese. E' stato anche membro del cda della Nokia dal 1999 al 2012, ed è membro dell'Accademia reale svedese delle scienze. E' diventata ormai un teorema, la sua teoria, che racchiude il perchè la finanza può essere schiacciata da se stessa. In termini assoluti, il teorema prova come nessun incentivo per un gruppo di soggetti economici può soddisfare la richiesta del pareggio di bilancio, dell'equilibrio di Nash (un profilo di strategie rispetto al quale nessun giocatore ha interesse ad essere l'unico a voler cambiare) e che il sistema sia paretiano (ossia si migliora la condizione di un soggetto ma per forza peggiorandone quella di un altro). La morale? La finanza finirà giocoforza per esaurire il suo budget. Di qui una serie di ragionamenti per superare l'assunzione di 'risk neutrality', soprattutto attraverso i contratti. I due ora si divideranno un premio di 828 mila euro, un diploma, una medaglia d'oro; la cerimonia si terrà a Stoccolma il prossimo 10 dicembre. Il Nobel per l'Economia - istituito dalla banca centrale svedese nel 1968 - è il massimo riconoscimento cui si può ambire. (AGI)