Il terziario è donna 

Il terziario è donna 

Secondo un'indagine dell'Ufficio Studi di Confcommercio il tasso di occupazione delle donne in Italia è pari al 43,6% contro una media europea del 54,1%. E su 100 donne che lavorano alle dipendenze a tempo indeterminato 75 sono occupate nei servizi

lavoro terziario donne occupate 

© Stefano Scatà / Agf 
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AGI -  Su 100 donne che lavorano alle dipendenze a tempo indeterminato 75 sono occupate nel terziario di mercato. Lo rivela un'indagine dell'Ufficio Studi di Confcommercio presentata ad Arezzo al TDLAB 2023, il meeting nazionale delle donne imprenditrici di Confcommercio. Secondo lo studio, il terziario è donna perché su 100 occupati dipendenti nei servizi 51 sono donne, mentre su 100 occupati dipendenti nell'industria e nelle banche solo 27 sono donne, e poi si lavora prevalentemente a tempo indeterminato: su 100 donne dipendenti nel terziario di mercato, oltre 65 hanno un contratto a tempo indeterminato.

Per terziario si considerano le società del commercio, alberghi, pubblici servizi, comunicazioni, credito, assicurazioni,  consulenze, trasporti e servizi per l'impresa.

L'indagine mostra che il tasso di occupazione delle donne in Italia è pari al 43,6% contro una media europea del 54,1%; se il tasso di disoccupazione femminile in Italia (11,1%) venisse portato al valore europeo (7,2%), si avrebbero 433 mila donne occupate in più'; nel confronto tra le macro aree italiane, il tasso di occupazione delle donne al Sud è pari al 28,9% contro il 52% del Nord. 

 econdo l'analisi, la crescita economica, che poi alimenta anche i processi sociali di inclusione e una vita democratica ragionevolmente soddisfacente, dipende dal lavoro - anzi, proprio da quanti lavorano - e quanti lavorano dipende dalla demografia. L'indicazione è di puntare a migliorare i tassi di occupazione e i tassi di partecipazione, cioè accrescere la quota di quanti lavorano tra quelli che vogliono lavorare e accrescere la quota di quelli che vogliono lavorare tra quanti possono farlo. Se si equalizzasse al benchmark il nostro tasso di occupazione femminile- fa notare lo studio Confcommercio - otterremmo quasi 1,9 milioni di occupati, anzi, di occupate in più. È necessario quindi puntare ad accrescere il tasso di partecipazione femminile. Altro problema tutto italiano è la questione meridionale: nella partecipazione femminile il Sud si trova oltre 22 punti indietro rispetto al benchmark europeo.

Secondo la ricerca, per risolvere, o almeno per mitigare molto, la crisi demografica bisogna mettere le donne nella condizione di scegliere liberamente se lavorare o meno, perchè l'evidenza empirica internazionale dice senza ambiguità che più le donne partecipano al mercato del lavoro più fanno figli.

Spostare il tasso di partecipazione femminile dal nostro 49% al 60% della media europea o al 65% della Germania non garantirebbe di avere mediamente più figli per donna, ma aprirebbe una potenzialità, come suggerito dal comportamento degli altri Paesi: con questo tasso di partecipazione ci sarebbe la possibilità di raggiungere non solo l'Olanda e altre nazioni che si collocano solo poco sopra di noi, ma anche il tasso di fertilità dei tedeschi o dei danesi. "Non possiamo dire con certezza cosa succederebbe - spiega l'ufficio studi Confcommercio - ma di sicuro dobbiamo uscire dal confino dove ci siamo cacciati. Intanto, riconosciamo che nel complesso l'occupazione si crea nel terziario di mercato. In quasi trent'anni tutti i settori hanno perso occupati, che sono stati assorbiti e moltiplicati nel terziario di mercato che ha creato 2,7 milioni di posti di lavoro, crescendo di un quarto". "Abbiamo voluto dedicare il nostro meeting annuale, il TDLAB 2023, 'Economia e lavoro: progetti ed azioni per le imprese e la società' a tutte quelle specifiche iniziative che possono creare un cambiamento culturale mirato a raggiungere una piu' equa parità di genere, attivando i talenti femminili per stimolare la crescita economica e sociale del Paese", dichiara Anna Lapini, presidente nazionale del Gruppo Terziario Donna.

Progetti ed iniziative che devono andare di pari passo con l'evoluzione contrattuale e legislativa: nel decreto lavoro - sottolinea Lapini - abbiamo apprezzato la riduzione del nucleo contributivo, che auspichiamo possa diventare strutturale, e l'incentivazione al welfare aziendale. Ulteriori interventi a favore delle imprese del terziario rappresenterebbero un importante volano di sviluppo e di crescita dell'occupazione femminile, un' occupazione di qualità: già oggi i tre quarti delle lavoratrici che hanno un contratto a tempo indeterminato sono occupate nel terziario."