Morning bell: occhi puntati sulle mosse dei banchieri centrali e sull'inflazione

Morning bell: occhi puntati sulle mosse dei banchieri centrali e sull'inflazione

I mercati sono nervosi perché i buoni dati sul mercato del lavoro Usa, hanno fatto temere che la Fed possa agire più aggressivamente del previsto. I prezzi del petrolio sono misti in Asia, dopo che i venti di guerra in Ucraina li hanno fatti schizzare al top da sette anni

Morning bell occhi puntati mosse banchieri centrali inflazione

© Behrouz MEHRI / AFP

 
- Borse

AGI - Dopo una settimana nervosa, chiusa con un rimbalzo, grazie al balzo in avanti di un peso massimo come Amazon, i mercati oggi aprono contrastati. In Asia le Borse sono miste, con Shanghai che avanza intorno al 2%, dopo essere rimasta chiusa la settimana scorsa per le festività dell'Anno lunare cinese.

Tokyo ha chiuso con un calo dello 0,70%, mentre Hong Kong arretra dello 0,50%. Questa settimana tutto ruoterà intorno al dato sull'inflazione Usa, in agenda per giovedì 10 febbraio. La previsione e' che a gennaio i prezzi al consumo negli Usa saliranno dal 7% al 7,2%, il top dal 1982.

Questo dato rappresenterà un vero e proprio spartiacque dal quale dipenderanno le future mosse della Fed quest'anno, il suo tasso di aggressività, l'entità del rialzo dei tassi di marzo, il livello dei rendimenti dei Treasury e quello delle Borse, specie per quanto riguarda i titoli tech.

I mercati sono nervosi perché i buoni dati sul mercato del lavoro Usa, hanno fatto temere che la Fed possa agire più aggressivamente del previsto. I prezzi del petrolio sono misti in Asia, dopo che i venti di guerra in Ucraina li hanno fatti schizzare al top da sette anni.

Intanto domenica il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan, ha avvertito che un'invasione russa in Ucraina potrebbe essere imminente. Lunedìi mercati guardano alla visita del cancelliere tedesco Olaf Scholz al presidente Usa, Joe Biden, per discutere della situazione in Ucraina e a quella di Emmanuel Macron a Mosca da Vladimir Putin.

Inoltre, nei prossimi sette giorni continueranno a uscire le trimestrali, anche se quelle importanti dei big Usa sono ormai alle spalle. Questa settimana sono in arrivo le trimestrali di Pfizer, Walt Disney, Bp e Coca Cola. Lo spread resta agitato sopra 150 punti e il tasso dei titoli italiani e' sopra l'1,7%, come non accadeva dal 2020. Il timore è che la Bce smetta di comprare titoli di Stato.

Occhi puntati su banchieri centrali e inflazione

La prossima settimana interverranno molti banchieri centrali e i mercati terranno d'occhio soprattutto quelli della Fed. La Federal Reserve si riunirà il prossimo 16 marzo. In vista di quell'incontro ci sarà un altro report sul mercato del lavoro Usa a marzo, dopo quello di venerdì scorso che ha alimentato l'aspettativa di un rialzo dei tassi d'interesse di 50 punti base a marzo.

Al momento ancora nessun membro della Fed si è espresso in questo senso, ma qualcuno potrebbe cominciare a farlo la settimana prossima. In altre parole, a marzo la Fed alzerà i tassi dello 0,50% o dello 0,25%? E quanti rialzi dei tassi farà quest'anno? "In questo momento - spiega Antonio Cesarano, global strategist di Intermonte Sim - i mercati si aspettano più di 5 rialzi dei tassi da un quarto di punto. Il tasso atteso è dell'1,37%, oltre l'1,25% che sarebbe il totale di 5 rialzi da un quarto di punto l'uno. E di questi 5-6 rialzi il mercato se ne aspetta due a marzo, cioè un aumento dello 0,50% il 16 marzo".

C'è attesa per il dato di giovedì sull'inflazione Usa. Qualsiasi dato sopra la soglia del 7% metterebbe in agitazione i mercati, che invece si calmerebbero se l'inflazione dovesse restare al 7%, o scendere sotto questo livello. "Negli Usa - commenta Cesarano - dovremo aspettare aprile, maggio per capire che direzione prenderà l'inflazione, cioè se continuerà a salire o se subirà un ridimensionamento. La mia impressione è che inizierà a scendere nel secondo semestre e che lo farà per un calo della domanda, cioè perché l'inflazione sta facendo perdere potere d'acquisto ai lavoratori e dunque alla lunga inciderà negativamente sui consumi".

Scholz vede Biden e Macron Putin

Il presidente Usa Joe Biden oggi vede il cancelliere tedesco, Olaf Scholz e quello russo Vladimir Putin, Emmanuel Macron. Sul tavolo la crisi in Ucraina. Berlino ha rifiutato l'invio di armi a Kiev e chiede più protezione per il settore energetico europeo, in vista del possibile blocco delle transazioni in dollari delle banche russe.

Scholz finora si è tenuto in disparte, ora pero' anche lui sceglie di scendere in campo per fare da 'pontiere' e cercare di favorire una de-escalation. La situazione è incandescente. Domenica, il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan, ha avvertito che un'invasione russa in Ucraina potrebbe essere imminente. "Stiamo nella finestra - ha detto Sullivan in un'intervista a Fox News - Da un giorno all'altro, la Russia potrebbe intraprendere un'azione militare contro l'Ucraina, ma ciò potrebbe anche accadere tra un paio di settimane, così come la Russia potrebbe scegliere di prendere la via diplomatica".

Secondo gli esperti è in atto un'escalation, ma Russia e Usa hanno entrambi troppo da perdere a lasciare che le cose peggiorino. Mosca ha un'economia debole e non può permettersi di impantanarsi in un conflitto in Ucraina. Inoltre sanzioni pesanti come quelle sull'Iran potrebbero paralizzare il Paese e sarebbero costose anche per gli Stati Uniti e per l'Europa. Per questo Biden e Putin stanno intensificando gli incontri al vertice.

Venerdì scorso Putin è stato la star tra gli invitati di Xi Jinping per l'apertura dei Giochi olimpici invernali a Pechino. I due hanno rilasciato una dichiarazione congiunta di "amicizia senza limiti" e contro l'espansionismo della Nato nell'est Europa. Nel frattempo Joe Biden ha telefonato a Emmanuel Macron alla vigilia della visita del presidente francese a Mosca e a Kiev. Il 15 febbraio anche il cancelliere tedesco Scholz andrà a Mosca, dopo la visita a Biden.

Il prezzo del petrolio oscillerà tra 85 e 100 dollari

Il prezzo del petrolio continua a viaggiare al top da sette anni per i venti di guerra in Ucraina. "La mia previsione - commenta Cesarano - è che i prezzi del petrolio oscilleranno per qualche mese tra 85 e 100 dollari. Sul mercato peseranno fattori contrastanti, le tensioni geopolitiche da una parte e le riaperture dall'altra, in particolare quella della Cina, che si accentuerà da marzo, dopo la fine dei Giochi olimpici invernali".