Whirlpool: proteste a Napoli, bloccato anche l'aeroporto

Whirlpool: proteste a Napoli, bloccato anche l'aeroporto

In città un corteo ha paralizzato il traffico. Per 327 lavoratori nell'elenco degli esuberi per cui è stata avviata la procedura di licenziamento con una mail pec dell'azienda. 

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© Eliano Imperato / Controluce via AFP 
- Whirlpool: proteste dei lavoratori contro i licenziamenti

AGI -  Un'altra mattina di proteste a Napoli dei lavoratori dello stabilimento Whirlpool di via Argine chiuso dalla multinazionale americana il primo novembre 2020, a due anni da un accordo che ne prevedeva il rilancio e il mantenimento dei livelli occupazionali. Degli oltre 420 dipendenti del sito, dopo questi lunghi mesi in cui una delegazione di operai ha sempre mantenuto un presidio davanti ai cancelli della fabbrica che produceva lavatrici di alta gamma, sono rimasti 327 i nomi nell'elenco degli esuberi per cui è stata avviata la procedura di licenziamento con una mail pec dell'azienda.

Stamani almeno in 100 si sono recati verso le 10 all'esterno dell'aeroporto di Capodichino, e, dopo aver esposto bandiere e lo striscione blu e bianco di ogni loro manifestazione, sono entrati nella hall dove hanno rallentato per circa un'ora le operazioni pre-imbarco legate alla sicurezza da contagio Covid. Poi sono usciti, e in corteo hanno percorso viale umberto Maddalena, posizionandosi all'altezza della rotonda che immette quella strada in tangenziale, rallentando e bloccando a tratti il flusso dei veicoli con lente passeggiate tra le carreggiate. Anche questa manifestazione è durata circa un'ora.

Poi i lavoratori sono tornati in fabbrica e di lì alle loro case. "Continueremo a manifestare per tenere alta l'attenzione sulla vertenza - dice all'AGI Vincenzo Accurso, delle Rsu aziendali - confidiamo nel premier Mario Draghi e siamo  sicuri che il Governo può trovare modi di interlocuzione con Whirlpool. Resteremo uniti, perché abbiamo capito che se uno di noi cede, la partita la perdiamo tutti". Certo l'arrivo della mail pec è stata una "doccia fredda", ma i lavoratori continueranno le proteste "per tutti i 75 giorni della procedura, a meno che non venga bloccata. Faremo pressione ogni giorno con le nostre iniziative".