L'effettiva crescita dello smart working nell'anno del Covid

L'effettiva crescita dello smart working nell'anno del Covid

L'Italia è passata dal 5% al 12,5%. Per quanto riguarda i Paesi, la Finlandia, con il 25,1% è in cima alla lista degli Stati membri dell'Ue per il lavoro a domicilio

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© Amaury Cornu / Hans Lucas / Hans Lucas via AFP - Smart working al tempo del coronavirus

AGI - Le misure di distanziamento sociale introdotte in risposta alla pandemia di Covid-19 hanno costretto molte persone a lavorare da casa. Nel 2020, il 12,3% degli occupati di età compresa tra 15 e 64 anni nell'Ue ha lavorato da casa, sebbene questa quota fosse rimasta costante intorno al 5% negli ultimi dieci anni. È quanto risulta dai dati pubblicati dell'Eurostat.

La percentuale italiana nel 2020 è stato del 12,2%. Negli anni precedenti, la quota di lavoratori autonomi che lavorava abitualmente da casa era stata costantemente superiore a quella di dipendenti. Tuttavia, il divario si è ridotto nel 2020 poiché la quota dei dipendenti in smart working è aumentata dal 3,2% nel 2019 al 10,8%, mentre la quota dei lavoratori autonomi è aumentata in misura minore: dal 19,4% nel 2019 al 22% nel 2020.

Vi sono tendenze diverse a seconda dell'età e del sesso dei lavoratori. Nel 2020, una quota maggiore di donne (13,2%) ha riferito di lavorare abitualmente da casa rispetto agli uomini (11,5%). Rispetto ad altre fasce di età, nel 2020 i giovani avevano meno probabilità di lavorare da casa: solo il 6,3% di quelli di età compresa tra 15 e 24 anni, rispetto al 13% di quelli di età compresa tra 25-49 e il 12,4% di quelli di età compresa tra 50 e 64 anni.

Per quanto riguarda i Paesi, la Finlandia, con il 25,1% è in cima alla lista degli Stati membri dell'Ue per il lavoro a domicilio. Seguono Lussemburgo (23,1%) e Irlanda (21,5%). Al contrario, le percentuali più basse di lavoratori da casa sono state segnalate in Bulgaria (1,2%), Romania (2,5%), Croazia (3,1%) e Ungheria (3,6%).