La Ue rischia 2 anni di Pil perso, serve più ambizione. Dice Fabio Panetta

La Ue rischia 2 anni di Pil perso, serve più ambizione. Dice Fabio Panetta

Il membro del Consiglio esecutivo della Bce al qutidiano 'El Pais', "Dovremmo considerare nuovi stimoli fiscali in modo che la domanda torni più rapidamente al suo potenziale"

Ue rischia due anni Pil perso serve ambizione Fabio Panetta

© ©Franco Cavassi / AGF 
- Fabio Panetta 

AGI - La pandemia di coronavirus lascerà all'economia europea danni maggiori di quelli che vediamo ora. Parte da questa riflessione la lunga intervista di Fabio Panetta al quotidiano spagnolo 'El Pais', in cui il membro del Consiglio esecutivo della Bce chiede maggiore ambizione nella politica monetaria e fiscale per stimolare l'inflazione e la crescita nella zona euro.

"C'è un po' meno incertezza, ma è ancora alta. La distribuzione del vaccino sta accelerando, ma è ancora lenta. E la pandemia sta avanzando rapidamente in alcuni paesi, influenzando le prospettive di crescita. - è la premessa - anche se quest'anno gli Stati Uniti riguadagneranno il livello pre-crisi, la zona euro non lo farà prima della metà del 2022".

Avverte Panetta: "Potremmo aver definitivamente perso due anni di crescita. L'inflazione rimarrà al di sotto del nostro obiettivo del 2% a medio termine, contrariamente a quanto accade negli Stati Uniti, nel Regno Unito o in Canada. Dobbiamo essere più ambiziosi per aumentare il potenziale di crescita e avvicinare l'inflazione al nostro obiettivo. E dobbiamo dare ai consumatori e agli investitori maggiori garanzie sulle prospettive dell'economia europea". 

Per Panetta in generale "non sarebbe saggio scommettere su un rapido recupero. Ci sono rischi che possono impedire la realizzazione dei miglioramenti pianificati - avverte - e anche se riusciamo a uscire presto dalla pandemia, ci renderemo conto che il danno all'economia è maggiore di quello che vediamo ora. Nulla impedisce alla zona euro di avere una robusta ripresa, ma per questo l'economia deve essere sostenuta con il livello appropriato di stimolo monetario e fiscale. La prudenza ci dice che è meglio iniettare troppi stimoli che non essere all'altezza".

Inoltre, per il membro italiano del direttivo della Banca centrale, esiste "un rischio significativo di divergenza" nella ripresa tra i vari Paesi dell'Unione. "La pandemia ha colpito ogni paese in modo diverso a seconda della sua esposizione ai settori più colpiti - ragiona - ma c'è stata una risposta europea comune. Se utilizziamo saggiamente i 750.000 milioni di euro dello strumento di ripresa dell'Ue - Next Generation Eu - l'uscita dalla crisi può essere più omogenea. Questo strumento dovrebbe essere collegato alle riforme necessarie in ogni paese. Se i fondi vengono investiti in settori in crescita pensando al futuro, la ripresa sarà più equilibrata. In caso di successo, questo piano potrebbe essere il prototipo di un futuro strumento fiscale comune". 

"Il piano di stimolo statunitense è ambizioso, soprattutto quest'anno, e questo spiega in gran parte perché la sua traiettoria di crescita si sta allontanando da quella europea. Mantenere calda l'economia giova all'occupazione, agli investimenti e alla produttività. E un recupero più rapido aiuta i membri più svantaggiati della società. In Europa dobbiamo ora attuare lo strumento di recupero dell'UE in modo che la Commissione possa presto sborsare i fondi. E dovremmo considerare nuovi impulsi fiscali in modo che la domanda torni più rapidamente al suo potenziale.    

Confrontando la situazione in Europa e negli States osserva poi: "Il piano di stimolo statunitense è ambizioso, soprattutto quest'anno, e questo spiega in gran parte perché la sua traiettoria di crescita si sta allontanando da quella europea. Mantenere calda l'economia giova all'occupazione, agli investimenti e alla produttività. E un recupero più rapido aiuta i membri più svantaggiati della società. In Europa dobbiamo ora attuare lo strumento di recupero dell'Ue in modo che la Commissione possa presto sborsare i fondi. E dovremmo considerare nuovi impulsi fiscali in modo che la domanda torni più rapidamente al suo potenziale".    

Insiste Panetta: "Abbiamo bisogno che le risorse europee vengano liberate rapidamente".

E sull'inflazione ha sottolineato: "Negli Stati Uniti, l'inflazione ritorna a livelli sani perché la politica monetaria e quella fiscale collaborano fortemente. La previsione di inflazione nella zona euro è insoddisfacente. L'inflazione aumenterà temporaneamente quest'anno, ma per ragioni cicliche svanirà nel 2022. Tuttavia, con un mix di politiche più dinamico anche noi potremmo beneficiare dei miglioramenti dell'economia globale".      

Data l'entità della crisi, la Bce dovrebbe espandere il proprio arsenale di misure? "Abbiamo margini di manovra - risponde Panetta - perché abbiamo utilizzato solo una parte del programma di 1,85 miliardi di euro. Ma se spendiamo quei soldi e perdiamo ancora l'obiettivo, dobbiamo fare di più. Non possiamo accontentarci di un'inflazione dell'1,2% nel 2022 e dell'1,4% nel 2023. E l'argomento secondo cui l'orizzonte temporale può essere allungato non è convincente. La Bce non raggiunge il suo obiettivo da troppi anni. Se aspettiamo, sarà ancora più costoso in quanto renderebbe più difficile ancorare le aspettative di inflazione e rischieremmo una riduzione permanente del potenziale economico".