Pittella, riforma del Fisco per redistribuzione o per crescita?

Pittella, riforma del Fisco per redistribuzione o per crescita?

“La revisione delle aliquote e degli scaglioni dell’Irpef deve avere come obiettivo prioritario la riduzione del prelievo sui ceti medi", sostiene il capogruppo del Pd in commissione Finanze al Senato

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 Gianni Pittella (Afp)

AGI - In un’analisi su Il Sole 24 Ore il capogruppo Pd nella commissione Finanze e Tesoro del Senato Gianni Pittella scrive che “il presidente del Consiglio Draghi ha preannunciato una riforma complessiva e a vasto raggio, secondo il principio costituzionale della progressività dell’ordinamento tributario” ma che in prima battuta “occorre rispondere alla domanda di carattere “filosofico”: il reperimento delle risorse finanziarie da parte del fisco serve prevalentemente a redistribuire la ricchezza prodotta oppure deve orientare i propri strumenti alla crescita economica?”

Secondo Pittella, però, “un fisco solo orientato alla crescita rischia di penalizzarne il carattere equitativo e di salvaguardia dell’eguaglianza dei punti di partenza, così come un prelievo iniquo, accentuatamente punitivo verso i settori più dinamici dell’economia o scoraggiante rispetto agli investimenti, relega il Paese alla subalternità nei mercati”.

"Un prelievo più sostenibile"

Quindi, a suo avviso, “la equa ripartizione del carico fiscale sui redditi, sui consumi, e sui patrimoni trasmessi, apre la strada a un prelievo sostenibile e più ridotto dei fattori produttivi rispetto agli attuali assetti” e a tale proposito “non può che segnalarsi “che la cristallizzazione del risparmio nel patrimonio immobiliare a uso residenziale trova un favore fiscale che mal si concilia con un tax design ottimale”. 

Tant’è che oggi “l’Irpef  - osserva Pittella - è l’imposta che fornisce all’erario il gettito prevalente, ma ha perso le caratteristiche dell’imposta personale onnicomprensiva delineata con la riforma del 1971. Le innumerevoli modifiche, ne hanno snaturato il carattere, accentuandone gli squilibri. E un’imposta inefficiente e iniqua, poiché è assolta per più di due terzi dai percettori di reddito da lavoro dipendente e pensionati. Inoltre molte tipologie di redditi (da capitale, immobiliari, da lavoro autonomo sotto la soglia di fatturato dei 65 mila euro) scontano un’imposta sostitutiva ad aliquota proporzionale, quindi fuori dalla scala delle aliquote per scaglioni e della progressività”. 

Tra il secondo e il terzo scaglione

Infine, “la revisione delle aliquote e degli scaglioni dell’Irpef deve avere come obiettivo prioritario la riduzione del prelievo sui ceti medi, sapendo che il grosso dei redditi dichiarati si colloca tra il secondo e il terzo scaglione; l’ampliamento della no tax area, in astratto condivisibile, non può prescindere da una maggiore adesione delle dichiarazioni dei redditi dei percettori di redditi da lavoro autonomo e di impresa”. “Del resto – conclude il capogruppo Pd in Commissione - sono convinto che il sostegno ai ceti più deboli e la lotta alla povertà sia compito assegnato alla spesa per il welfare e non alla leva fiscale”.