Fra cordate e tribunali si accende la sfida per il salvataggio di Ferrarini

Fra cordate e tribunali si accende la sfida per il salvataggio di Ferrarini

In campo il tandem Pini - Amco e il raggruppamento animato da Intesa e Unicredit. Fra proposte avanzate e ritirate, a decretare una svolta nella partita potrebbero essere i giudici

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© AGF -  L'imprenditrice Lisa Ferrarini

AGI - Si accende la sfida per il salvataggio di Ferrarini, lo storico marchio di prosciutti entrato in crisi da qualche anno, su cui si dà battaglia anche la politica. Una svolta sulla partita, però, più che dalle proposte in campo o dagli imprimatur di politici e associazioni di categoria, potrebbe arrivare dalle carte bollate e nel calendario degli interessati, secondo quanto risulta all'AGI, c'è cerchiata in rosso la data del 25 settembre.

Le cordate in campo

Per la messa in sicurezza e il rilancio del gruppo di Reggio Emilia, schiacciato da oltre 300 milioni di debiti di cui oltre 200 a carico di banche, fornitori e obbligazionisti, sono in campo due cordate: una fa capo alla famiglia Pini, che ha rilevato la maggioranza di Ferrarini nel 2019 e che si è alleata con Amco; l'altra vede in campo il tandem Intesa-Unicredit, Bonterre – Grandi Salumifici Italiani, Opas e Hp, con anche il 'placet' dei Coldiretti e Cia. 

La sfida legale

Non solo: nella partita sono coinvolti anche due tribunali, quello di Reggio Emilia, dove ieri Ferrarini ha presentato un nuova proposta di concordato, e la corte d'Appello di Bologna, che dovrà invece pronunciarsi due decreti del tribunale di Reggio del maggio scorso dopo un ricorso delle prime due banche italiane. I due provvedimenti riguardano la rinuncia, accolta, di Ferrarini alla domanda di concordato e la successiva richiesta del gruppo dei prosciutti di poter presentare una nuova proposta concordataria.

Fra le altre cose che chiedono Intesa e Unicredit c'è che la competenza sia del foro del capoluogo di Regione. Non si tratta di un punto secondario, specialmente ora che a Reggio Emilia è arrivata la nuova proposta di Ferrarini, che prevede, fra le altre cose, l'ingresso di Amco, che convertirà in azioni i crediti vantati verso le holding lussemburghesi che controllano il gruppo, e il pagamento integrale dei creditori privilegiati e in prededuzione e al 33% dei creditori chirografari, quelli non garantiti. Quest'ultima percentuale non è un fattore secondario: se attestata, infatti, renderebbe inammissibile la proposta di concordati concorrenti migliorativi.

Per questo motivo gli occhi dei vari partecipanti alla partita sono puntati sul 25 settembre, data entro in cui il giudice di Bologna dovrebbe decidere sul ricorso di Intesa e Unicredit. Un'eventuale omologa della proposta di concordato presentata ieri da Ferrarini a Reggio Emilia, che sarebbe la prima della 'nuova' proceduta, precluderebbe infatti ulteriori interventi; se invece i magistrati della corte d'Appello bolognese bocciassero il lavoro dei colleghi di Reggio Emilia la partita si ricodurrebbe alla procedura concordataria aperta nel 2018.