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I committenti pagano in ritardo e le Pmi sono in difficoltà

I committenti pagano in ritardo e le Pmi sono in difficoltà

Secondo la Cgia di Mestre, una piccola azienda su due segnala che i tempi di pagamento si sono allungati a dismisura. A rischio la tenuta finanziaria di autotrasportatori, produttori di imballaggi  e  attività metalmeccaniche

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 Industria tessile manufatturiera - afp

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Una piccola azienda su due segnala che i tempi di pagamento dei committenti privati si sono allungati a dismisura e questo sta mettendo a rischio la tenuta finanziaria di tantissimi autotrasportatori, produttori di imballaggi  e di una parte di  attività metalmeccaniche che, in questo periodo di lockdown, hanno comunque lavorato. Lo segnala la Cgia di Mestre. Realtà, fa sapere la Cgia, che anche in condizioni di normalità economica sono spesso a corto di liquidità e sottocapitalizzate. 

“La questione liquidità per le piccole imprese è dirimente. - afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo - Se anche coloro che hanno lavorato faticano ad incassare le proprie spettanze, è evidente che bisogna cambiare registro. Ovvero, stop a prestiti bancari a tassi comunque non proprio prossimi allo zero, che costringono le attività ad indebitarsi ulteriormente. Sì, invece, a contributi a fondo perduto. Se con troppi debiti le piccole imprese sono destinate a saltare, lo Stato, invece, anche con un debito pubblico maggiore, può reggere, grazie anche alle misure che la Bce e l’Unione Europea  metteranno  in campo nei prossimi mesi”. 

"Anche chi ha potuto tenere aperto - come i fotografi, gli ottici e le pulitintolavanderie – ricavi ne ha fatti molto pochi e sta riflettendo se con la fine del lockdown avrà comunque senso continuare l’attività. Per questo, oltre a dare liquidità a fondo perduto a queste piccole attività, è necessario anche un taglio fiscale importante sin da subito”, dice ancora Mason. 

In merito alla cosiddetta “fase 2”, la Cgia auspica che le attività possano aprire quanto prima, decisione, ovviamente, che deve essere avallata dalla comunità scientifica, in quanto la salute dei cittadini e dei lavoratori autonomi/dipendenti deve essere posta sempre al primo posto. Tuttavia, ciò che sorprende e che non si parli per nulla della cosiddetta “fase 3”, vale a dire quella del rilancio economico. In altre parole, il Governo non sembra avere  un piano di rilancio, un progetto, un’idea sul futuro del Paese. Un’azione che sarebbe indispensabile, anche per dettare la linea a tanti imprenditori che dopo questa esperienza si sentono disorientati e confusi.