"Intesa tra Mosca e Riad sul petrolio". I prezzi volano dopo l'annuncio di Trump

"Intesa tra Mosca e Riad sul petrolio". I prezzi volano dopo l'annuncio di Trump

Secondo il Wall Street Journal tuttavia le trattative su un taglio congiunto della produzione sarebbero ancora in corso e l'Arabia Saudita avrebbe posto come condizione la partecipazione di tutti i maggiori produttori, compresi Usa, Canada, Messico e altri Paesi del G-20

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Trump

Il presidente americano, Donald Trump, fa volare le quotazioni del greggio annunciando il 'quasi' accordo tra Russia e Arabia Saudita sui tagli alla produzione fino a 15 milioni di barili. "Ho appena parlato con il mio amico Mbs (Principe ereditario) dell'Arabia Saudita, che ha sentito il presidente della Russia Putin, e mi aspetto e spero che ridurranno di circa 10 milioni di barili" la produzione, "e forse anche di più e, se succede, sarà una grande" notizia "per l'industria petrolifera e del gas!", twitta Trump.

Poco dopo, sempre su Twitter il presidente Usa ha precisato che il taglio potrebbe arrivare a 15 milioni di barili. La notizia insieme alla convocazione da parte dell'Arabia Saudita di un vertice d'emergenza dell'Opec+ ha messo letteralmente le ali alle quotazioni di greggio, scese ai minimi da 18 anni. Di lì a poco la smentita del Cremlino della telefonata tra Putin e Mbs (e non dell'intesa tra i due paesi) non tocca l'entusiasmo degli investitori.  

Secondo il Wall Street Journal tuttavia le trattative sarebbero in corso e l'Arabia Saudita avrebbe messo come condizione la partecipazione ai tagli di tutti i maggiori produttori, compresi Stati Uniti, Canada, Messico e altri Paesi del G-20.

Il Wti in serata guadagna il 20% a 24,4 dollari al barile e il Brent sale a 29,6 dollari, dopo aver toccato il rialzo giornaliero maggiore di sempre a +33%.

La guerra dei prezzi

La rottura delle trattative tra i paesi facenti parte dell'Opec+ è avvenuta il 6 marzo scorso quando la Russia non avevo voluto tagliare la produzione proposta dagli altri paesi, Riad in testa, pari a 1,5 milioni di barili che si aggiungevano ai tagli già in essere (1,7 milioni). Fino a quel momento, gli inizi di marzo appunto, le quotazioni avevano retto (il Brent esattamente un mese fa il 2 marzo chiudeva a quasi 52 dollari al barile) nonostante il coronavirus avesse già iniziato a dispiegare i suoi effetti sulle economie di molti paesi del mondo. Da quel momento aveva inizio quella che che viene definita la 'guerra dei prezzi' tra Arabia e Mosca che ha provocato un crollo dei prezzi tra i maggiori della storia

Per il petrolio la giornata era comunque iniziata bene con rialzi sui mercati asiatici. questo per due motivi: il primo l'impegno di Trump per trovare una soluzione al crollo delle quotazioni. "Non vogliamo perdere le nostre grandi compagnie petrolifere", ha dichiarato il presidente nella notte italiana nel suo briefing quotidiano alla stampa sul covid-19 mentre poche ora prima la Whiting Petroleum Corp, gruppo americano attivo nello shale oil, dichiarava il fallimento. Il secondo motivo del rimbalzo è stato causato dal fatto che la Cina, approfittando dei bassi prezzi, con grossi acquisti, sta riempiendo e ampliando le sue riserve strategiche di greggio.