Mps, cosa succede dopo l'intervento dello Stato

Con il fallimento dell'aumento di capitale si apre una fase nuova. E non è detto che i piccoli risparmiatori siano tutelati al 100%

Mps, cosa succede dopo l'intervento dello Stato
 monte paschi di siena - afp

Roma - Con il fallimento dell'aumento di capitale di Mps e il successivo intervento dello Stato, si apre una fase nuova per Monte dei Paschi di Siena. I problemi, però, restano quelli vecchi: un capitale insufficiente e un cumulo di prestiti deteriorati da smaltire. Problemi che spetterà al governo risolvere, sotto l'attenta supervisione della Ue.

La ricapitalizzazione e le garanzie per la liquidità

Il primo passo è la ricapitalizzazione "precauzionale" e "temporanea" dell'istituto tramite denaro pubblico (prevista dall'articolo 32 comma 4 della direttiva comunitaria BRRD) che dovrà avvenire entro il 31 dicembre. Non è ancora noto quanti dei 20 miliardi stanziati dal governo, alle prese con diverse crisi bancarie, verranno utilizzati per Mps. Non è pertanto possibile al momento stimare a quanto salirà la partecipazione dello Stato nell'azionariato della banca, attualmente al 4%. Secondo le stime della banca d'investimento Equita, la ricapitalizzazione pubblica ammonterebbe a 4 miliardi: lo Stato avrebbe una quota del 62% e gli investitori istituzionali controllerebbero il 38%. Nell'immediato, ancora prima della ricapitalizzazione, potrebbero essere inoltre attivate garanzie pubbliche su emissioni di liquidità, per attutire gli effetti della fuga di correntisti. Lo scorso luglio, l'Italia ha avuto l'autorizzazione dalla Ue di attivarne fino a 150 miliardi di euro. 

I prossimi passi

  1. Ricapitalizzazione con il denaro pubblico
  2. Cancellazione della conversioni volontarie delle obbligazioni subordinate 
  3. Conversione di tutte le obbligazioni subordinate
  4. Rimborso 
    • Integrale per i piccoli risparmiatori
    • Burden sharing per gli investitori istituzionali
  5. Nuovo piano industriale redatto dal governo 
  6. Dossier sugli esuberi e delle filiali da chiudere
  7. Cessione delle sofferenze

La conversione dei bond e il nodo del 'misselling'

Una volta avviata la ricapitalizzazione precauzionale, verranno cancellate le conversioni volontarie delle obbligazioni subordinate avvenute durante il tentato aumento di capitale privato. Si procederà quindi alla conversione forzata di tutte le obbligazioni subordinate. Gli investitori istituzionali dovranno sopportare perdite in virtù del criterio del 'burden sharing'. Per i circa 40 mila piccoli risparmiatori ci sarà invece il rimborso integrale sulla base della presunzione che tutti loro abbiano acquistato i bond senza conoscerne i rischi reali. Dovrà essere però la Commissione Europea a suffragare l'ipotesi che si sia trattato di "misselling", ovvero di vendita irregolare, in tutti i casi, così da giustificare il rimborso integrale. Da Bruxelles c'è già stata un'apertura in questo senso.

Il nuovo piano industriale 

Assunto il controllo di fatto di Montepaschi, il governo dovrà stendere un nuovo piano industriale, che dovrà essere sottoposto al vaglio della Bce. Lo Stato dovrà quindi riprendere in esame i dossier sugli esuberi, stimati a quota 2.600 dal precedente piano, e delle filiali da chiudere, al momento 500. Non sono previsti cambi ai vertici (l'ad Marco Morelli ha detto "il mio impegno continua con ancora più energia"), dato che quelli attuali sono stati nominati con il pieno sostegno di Palazzo Chigi e ministreo dell'Economia. I manager guadagneranno però un po' meno, dovendosi adeguare a quanto previsto per le retribuzioni dei dirigenti pubblici.

La cessione delle sofferenze

Il punto cruciale del nuovo piano industriale sarà però la cessione ad altri operatori dei 27,7 miliardi di sofferenze il cui deconsolidamento è stato chiesto dalla Bce. La tabella di marcia indicante tempi e modalità dell'operazione dovrà comunque essere stesa il mese prossimo. Lo Stato interverrebbe con l'emissione di 'Gacs', garanzie sulle cartolarizzazioni delle sofferenze, che verrebbero applicate alle tranche senior, ovvero quelle considerate più sicure. Atlante aveva dichiarato di essere disponibile a realizzare il piano di cartolarizzazione degli npl, peraltro già sostanzialmente definito nel prezzo e in tutte le sue fasi di implementazione, senza senior bridge financing, anche qualora ci fosse un intervento dello Stato nel capitale. Una volta riportati i conti di Mps in linea con i requisiti, si aprirà un altro delicatissimo capitolo: la ricerca di un investitore che rilevi le quote in mano allo Stato.