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La procura di Milano indaga sulla vendita del Milan. Cosa sappiamo finora

Per ora non ci sono indagati né ipotesi di reato. Ecco cosa scrive la stampa cinese. Articoli del Corriere della Sera e della Stampa

 Yonghong Li mostra la maglia n. 1 col suo nome - Afp

Una nuova tegola cade sul Milan. La procura di Milano ha aperto un fascicolo 'modello 45' - senza ipotesi di reato né indagati - sulla vendita del club rossonero all'imprenditore cinese Li Yonghong. Un fascicolo con dentro carte arrivate sul tavolo del procuratore aggiunto Fabio De Pasquale prima di Natale: un rapporto di una decina di pagine del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza nel quale sono confluite tre 'segnalazioni di operazioni sospette' (le cosiddette 'Sos') sull'affare che ha cambiato la proprietà del club rossonero, archiviando l'era di Silvio Berlusconi.

Le 'Sos' sono i rapporti che banche, intermediari finanziari, operatori sono obbligati a consegnare all'Uif, l'Unità di informazione finanziaria della Banca d'Italia, quando sospettano operazioni di presunto riciclaggio.

Nei mesi precedenti, anche il legale storico di Fininvest e di Berlusconi, l'avvocato Niccolò Ghedini, aveva depositato delle carte al procuratore Francesco Greco, con il quale più volte si era scambiato informazioni sull'evoluzione della complicata trattativa per il passaggio di proprietà del club rossonero.

Era stata La Stampa nel gennaio scorso ad anticipare l'inchiesta della procura, immediatamente smentita dallo stesso Greco, per il sospetto di una vendita gonfiata. L'indagine è allo stadio embrionale: a quanto si è appreso, nessuna rogatoria è stata chiesta a Hong Kong, dove risiede il misterioso uomo d'affari che nell'aprile del 2017 ha acquisito da Fininvest il Milan per 740 milioni con un prestito da 303 milioni accordato dal fondo americano Elliott. Prestito che deve essere rifondato entro ottobre a un tasso di interesse dell’11,5%. Proprio in queste ore, a Shenzhen, nel sud della Cina, secondo il Corriere della Sera, è stata dichiarata fallita la cassaforte dell'imprenditore cinese, la Jie Ande, sulla quale pendeva da tempo una richiesta di liquidazione per bancarotta da parte della Banca di Canton. Tempi durissimi per il Milan nonostante i successi incassati in campo da mister Gattuso.

  L'acquisto del Milan calcio da parte dell'imprenditore cinese Yonghong Li 

Una situazione ingarbugliata che abbiamo ricostruito consultando fonti cinesi. Ecco cosa abbiamo scoperto.

Una tegola dietro l’altra

Stamattina a scagliarla era stata Milena Gabanelli con il sequel dell’inchiesta sulla cassaforte vuota che ha comprato il club rossonero: il tribunale di Shenzhen – scrive la giornalista sulle colonne del Corriere -  ha ufficialmente dichiarato fallita una della società collegate all’attuale proprietario del Milan, Li Yonghong. Il 23 marzo serve un nuovo aumento di capitale per evitare che il club passi in mano americana, ipotesi sempre meno peregrina (lo abbiamo spiegato qui). Secondo quanto riferisce il Corriere,  la società Jie Ande, “sulla quale fino a ieri pendeva una richiesta di liquidazione per bancarotta da parte della Banca di Canton e che il tribunale del popolo di Shenzhen ha ufficialmente dichiarato fallita,  è il principale azionista con l’11,4% di un’azienda quotata alla Borsa di Shenzhen - Zhuhai Zhongfu  - ed era accreditata come la società più importante e più liquida tra quelle indicate nel curriculum ufficiale del finanziere cinese”.  Dal commissariamento, chiarisce l’ex conduttrice di Report, “non ci sono effetti diretti sul club rossonero ma solidità patrimoniale e credibilità del suo presidente, già traballanti, subiscono un ulteriore colpo”.

A febbraio Gabanelli aveva abilmente ricostruito la vicenda, che vedeva come protagonisti il titolare di una holding insolvente (ovvero Li), due banche creditrici che gli hanno fatto causa (Jiangsu Bank e Guangzhou Bank), e il tribunale che aveva prima stabilito che, per saldare i debiti, il patrimonio della holding dovesse andare all’asta, decisione poi rinviata perché nel frattempo era giunta la richiesta di liquidazione da parte della Banca di Guangzhou (Canton). Che è stata accettata. Li Yonghong aveva respinto indirettamente le accuse in un video messaggio definendole “notizie irresponsabili e non credibili”.

Li deve restituire a Elliott 303 milioni di euro (120 della società rossonera, 183 della Rossoneri Lux con cui Li ha comprato il club) a cui si aggiungono gli interessi (11,5%).  Gli accordi stipulati con Elliott prevedono un nuovo aumento di capitale entro fine mese, mentre entro il 16 aprile l’Uefa aspetta dal Milan la documentazione completa sull’avvenuto rifinanziamento. Li ha già avuto problemi con il primo aumento di capitale, e a Hong Kong (secondo quanto scriveva Repubblica giorni fa) Li avrebbe delle difficoltà a rifondere un prestito di 8,3 milioni di dollari, scaduto il 28 febbraio scorso, che è stato trasferito alla moglie a un tasso del 24%.

Davvero il Fondo Elliott sta per diventare proprietario del Milan?

Le notizie che giungono da Shenzhen, se confermate, assestano un nuovo duro colpo alla già provata credibilità finanziaria del patron del Milan, che avevamo anticipato nell'aprile del 2017 nel nostro ebook Diavoli e Dragoni

Jie Ande è davvero fallita?

In realtà Jie Ande non è ancora stata dichiarata fallita. È del 16 marzo l’ultimo comunicato con cui Zhuhai Zhongfu (qui in cinese), di cui Jie Ande è maggiore azionista, rende noto che il Tribunale Intermedio di Shenzhen ha accertato l’insolvenza di Shenzhen Jie Ande e avviato le procedura fallimentare, nominando come commissario lo studio legale Beijing Jindu (ossia King and Wood). La richiesta di liquidazione per bancarotta era stata presentata dalla filiale di Shenzhen della Banca di Guangzhou (la vicenda giudiziaria ricostruita in cinese in questa circolare pubblicata il 13 ottobre del 2017 sul sito ufficiale del Shenzhen Stock Exchange). Secondo fonti bene informate interpellate da AGI, ci vorrà ancora del tempo prima che il giudice dichiari il fallimento.

 Afp
 Li Yonghong

Cosa c’entra Li Yonghong?

Jie Ande è il principale azionista con l’11,4% di Zhuhai Zhongfu, quotata alla Borsa di Shenzhen con un valore di 3.73 miliardi di yuan (400 milioni di euro). Come scrive Repubblica, doveva essere uno degli asset principali del patrimonio di Li Yonghong, ma nel curriculum ufficiale del presidente rossonero diffuso da AC Milan manca qualsiasi riferimento all'azienda nota per la produzione di bottigliette di plastica. Nella biografia ufficiale Li viene invece accostato alla miniera di fosforo (Guizhou Fuquan Group), oggetto di una dettagliata inchiesta del New York Times che ne ha smentito la proprietà. Quando Li compra il Milan il 13 aprile del 2017, scrive Gabanelli, “Jie Ande è già insolvente ma nessuno, tra banche, consulenti e controparte, lo verificò”.

Jie Ande

Nell’atto di costituzione di Jie Ande, depositato nel 2009 presso l’Agenzia per l’Industria e il Commercio, non compare mai il nome di Li Yonghong (李勇鸿), noto per usare dei prestanome nella complessa scatola societaria a lui riferita; anche per questo motivo Li risulta poco conosciuto in Cina. Jie Ande è registrata con un capitale sociale di 50 milioni di yuan (6,5 milioni di euro): un po’ poco per essere considerata “società salvadanaio” rispetto ai 303 milioni che Li deve rifinanziare entro la fine dell’anno. Jie Ande ha tutta l’aria di essere una società vuota: non risultano documenti pubblici a essa collegati né informazioni su Baidu, il motore di ricerca cinese.

Zhuhai Zhongfu

La stampa finanziaria cinese è agguerrita su Li, autore di una serie di presunte truffe da cui però è uscito sempre indenne (nel 2004 a seguito di una colossale truffa ai danni di 5mila investitori il padre e il fratello furono condannati al carcere).

Zhuhai Zhongfu nasce nel 1982 (inizialmente si chiama Gruppo Zhongfu di Zhuhai, città della provincia meridionale del Guangdong); a fondarla è l’imprenditore Huang Lefu che tre anni dopo apre la prima fabbrica di bottiglie, Zhongfu Bottole Factory. Nel 1996 arriva la quotazione alla Borsa di Shenzhen.

Siamo nel marzo del 2007 quando la società Asian Bottle Industry tramite CVC Capital Partners acquisisce il 29% di Zhuhai Zhongfu, cessando una quota dell’11,39% a Jie Ande nel marzo del 2014. Stando al Zhengquan Shibao (证券时报 ), CVC dismette successivamente tutte le quote e Jie Ande resta il maggiore azionista. Alcuni sono convinti che dietro a questa operazione ci fosse lo stesso Li Yonghong. 

Il ruolo di Liu Jinzhong

Sul sito ufficiale di Zhuhai Zhongfu, Liu Jinzhong, in quanto socio unico di Jie Ande, viene indicato come presidente del gruppo (“chairman”); in altre parole detiene il controllo sul gruppo che conta, secondo Bloomberg, 2.482 dipendenti. Per la stampa cinese Liu è un prestanome dietro cui si cela l’identità di Li Yonghong. Secondo il Nanfang Zhoumo (南方周末), Zhuhai Zhongfu e Jie Ande erano nella cordata di investitori cinesi con cui Li intendeva comprare il club rossonero (cordata poi sfumata e per alcuni mai esistita). Ma Zhuhai Zhongfu, interpellato a febbraio dal Daily Economy News (每日经济新闻), ha smentito qualsiasi collegamento tra Liu Jinzhong e Li Yonghong.

Ha collaborato Wang Jing

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