Big Mac come al bancomat, a Boston il primo distributore di hamburger (gratis)

Il colosso del fast food assicura che sostituirà i dipendenti. Ma l'industria cerca da 50 anni di passare ai robot

Big Mac come al bancomat, a Boston il primo distributore di hamburger (gratis)
 Mc Donald's distributore automatico

Un distributore automatico che eroga gratis i classici hamburger di Mc Donald’s: non è il sogno proibito dei più golosi, ma l’ultima trovata del colosso dei fast food, pensata per la città di Boston. Il servizio però è a tempo: il distributore sarà attivo il 31 gennaio tra le 11 e le 14 di pomeriggio. Per addentare il panino ai clienti basterà semplicemente scegliere la grandezza dell’hamburger e inserire il proprio indirizzo Twitter. “E’ divertente e moderno”, ha dichiarato Vince Spadea, licenziatario di Mc Donald’s. “La macchina è prevalentemente uno strumento pubblicitario”, ha poi aggiunto assicurando che “non si tratta del primo passo verso un licenziamento del personale”.

"Non è solo una stretagia di marketing"

Non la pensa così, però, Timothy Carone, professore dell’Università di Notre Dame e autore di “Future Automation Changes to Lives and to Businesses,”.  Per Carone, il distributore è molto di più di una campagna di marketing. “L’industria dei fast food è in prima linea nel processo di automazione, tecnologie come queste appartengono al nostro futuro. E’ inevitabile. Bisogna farci l’abitudine”. Negli Usa il dibattito sull’automazione del lavoro è più vivo che mai, con i 12,5 milioni di lavoratori dei fast food e sindacati che si battono per la regolarizzazione degli straordinari e l’aumento della paga minima di 15 dollari l’ora.

Eatsa, Zuma e gli altri cuochi robot

Intanto negli Stati Uniti continuano a spuntare casi di ristoranti automatizzati. A San Francisco, Eatsa - piccola catena di fast food salutari – prende le ordinazioni attraverso iPad, dopodiché i clienti prelevano il cibo, si legge sul sito internet. Per Eatsa è “pura magia”. La scorsa primavera, invece, un gruppo di studenti di ingegneria dell’MIT hanno creato “Spyce Kitchen”, un vero e proprio cameriere robotico. Per le sue pizze destinate all'asporto, Zuma, invece, ha 'assunto' la pizzaiola robotica Marta.

Dalla cucina al bowling, la parabola discendente dell'AMFare

Tuttavia il processo di automazione non è nuovo:  il primo tentativo risale al 1964 quando la società American Machine & Foundry Company (AMFare) tentò di meccanizzare il processo di preparazione dei cibi per i ristoranti drive-in. Il nuovo sistema di AMFare era in grado attraverso nastri trasportatori, erogatori e bracci meccanici, di grigliare e farcire la polpetta di manzo, di friggere le patatine e riempire i bicchieri di soda. La AMF si vantava di aver brevettato un sistema di sei macchinari in grado di sostituire il lavoro di una sola persona, e di preparare un pasto completo in soli 4 minuti. Furono investiti 10 milioni di dollari in 4 anni, ma il sistema non si diffuse mai e oggi l’AMF è una nota società di bowling.

"Gentili, puntuali e stacanovisti": perché i robot sono meglio delle persone

Ma l’America non ha mai rinunciato a automatizzare la catena di fast food. Andrew Puzder, il Ministro del Lavoro scelto da Donald Trump -  amministratore delegato della catena Hardee’s – si oppone fortemente alle lotte sindacali. “I robot sono sempre gentili, non vanno mai in ferie, non arrivano tardi e non ti trovi mai a dover gestire problemi di discriminazione di razza, sesso o età”.

Per approfondire:

America has been trying to automate cheeseburgers for more than 50 years