Biscotti Di Leo, la tradizione si fa industria 

L'azienda di Matera è alla quarta generazione con i suoi prodotti senza olio di palma, fatturato di 15 milioni

Biscotti Di Leo, la tradizione si fa industria 
di leo biscotti 

Bari - Solo un secolo addietro il pane si faceva in casa e poi veniva portato nei forni pubblici per essere cotto, qualche volta anche assieme a taralli e biscotti della festa. "Negli anni '30 - racconta Pietro Di Leo, 55 anni, amministratore unico dell'omonima azienda di biscotti che prende il nome dal nonno che gestiva un forno ad Altamura - essere fornai significava accendere il forno a legna per cuocere il pane che ognuno faceva in casa. I forni nascevano sempre nei pressi delle chiese che erano il punto di riferimento del paese, la proprieta' di questi forni peraltro era o comunale o del clero che li davano in fitto. La mia famiglia e' diventata proprietaria del forno a legna che gestiva dietro la Cattedrale di Altamura negli anni '30 acquisendolo dalla chiesa locale". Da allora si e' passati alla quarta generazione e la Di Leo e' diventata un'industria con un fatturato da 14,8 milioni di euro (+11% in un mercato, quello dei biscotti, che ha fatto segnare nel 2015 -2,4% in volumi e -1,7% in valore nella distribuzione moderna) ed un utile di oltre 1,3 mln, un Ebitda ben oltre il 10% ed un export ormai superiore all'8%.
"Nel periodo post-bellico abbiamo cominciato a produrre il pane e quindi non piu' conto terzi - racconta ancora Pietro Di Leo - e negli anni '50-'60 e' iniziata la prima industrializzazione con produzione di biscotti, taralli all'uovo etc. sino ad arrivare ai giorni nostri con biscotti per prima colazione, la prima snc nasce nel 1965 tra mio padre e mio zio, e nel 1986 viene costituita la srl di cui siamo soci io, mio padre e mio zio, con lo stabilimento che dal 1990 e' nella zona industriale di Matera, e nel 2005 diventa spa. Attualmente ci sono una quarantina di dipendenti con un turn over pressocche' inesistente, spesso c'e' un passaggio da padre in figlio. "La nostra - spiega ancora Di Leo - non e' un'azienda di grandi dimensioni, c'e' il coinvolgimento personale della proprieta' nel lavoro, nei test di produzione etc. c'e' un rapporto quotidiano con tutti i lavoratori". Ormai nel mercato salutistico-integrali la Di Leo e' tra le aziende piu' interessanti a livello nazionale puntando su un forte radicamento nel territorio ed in particolare con la partnership per Matera capitale europea della cultura 2019. Questa vocazione salutistica che ne ha improntato anche le politiche di marketing si caratterizza con la scelta di puntare ad un'alternativa all'olio di palma. La produzione di olio di palma, si e' sviluppata negli ultimi 30 anni perche' e' un olio facile tecnologicamente da trattare, praticamente si solidifica a temperatura ambiente, e' molto versatile nell'utilizzo, e la coltivazione ha determinato processi di deforastazione in alcune aree del pianeta, inoltre e' ricco di grassi saturi che non dovrebbero eccedere nella dieta quotidiana. "L'intuizione e' stata di mio padre - racconta ancora Pietro di Leo - rimase colpito dalla pubblicita' per un consumo di olio piu' leggero, con Nino Castelnuovo che saltava una staccionata, penso' di utilizzare l'olio di mais per verificare la possibilita' di fare un prodotto piu' leggero" e con meno acidi grassi saturi. "Mi mando' a comprare qualche lattina di olio di mais e cominciammo a sperimentare e lo sviluppo del know how ci ha portato sino alla produzione attuale - racconta ancora l'amministratore unico della Di Leo - sin dall'inizio il prodotto e' stato percepito come piu' leggero in una logica di fare comunque qualcosa di diverso dai grandi leader di mercato con i quali altrimenti per competere l'unica leva e' quella del prezzo. Se invece si punta a prodotti con una forte identita' territoriale e familiare nel tuo piccolo si riesce a competere". "Ovviamente seguiamo quella linea salutistica che e' un po' una linea dell'azienda, per cui utilizziamo olio da mais non ogm e siamo arrivati alla linea fattincasa che e' il nome di un vecchio biscotto che facevamo da sempre - sottolinea sempre Pietro Di Leo - una linea che da 25 anni e' senza olio di palma e sta funzionando, ed anche la Gdo ci da' ragione. Oggi siamo allo switch totale ed entro due-tre mesi tutte le linee di produzione saranno olio di palma free".
"Esportiamo l'8% della nostra produzione, anche perche' ancora la biscotteria da prima colazione non e' vissuta come un prodotto made in Italy, ed e' un problema di tutto il settore - precisa ancora Di Leo - tra i pochi prodotti visti in questa ottica c'e' il savoiardo che e' utilizzato per il tiramisu' che e' riconosciuto come made in Italy all'estero specie in Usa e Australia e viene venduto prevalentemente nel catering. L'export interessa anche il Nord Europa, Belgio, Croazia ed anche Israele dove abbiamo certificazione kasher ed in un mercato in netta ascesa con volumi interessanti". "Oggi stiamo puntando su una linea di prodotti bio con l'utilizzo, per esempio di farine con grani antichi come il "Cappelli" che si produce per esempio sulle colline della Murgia barese continuando a sottolineare il legame con il nostro territorio - conclude - nonche' prodotti di alta pasticceria con olio extravergine di oliva e vino bianco Igp Basilicata, inoltre questi prodotti sono sugli scaffali di Eataly tra cui a New York e Monaco".(AGI)