Lo sciopero dei taxi e la crisi di Uber. Il decreto del governo in cinque punti 

Oggi le auto bianche si fermano fino alle 22 in tutta Italia

Lo sciopero dei taxi e la crisi di Uber. Il decreto del governo in cinque punti 
Uber-Taxi

Il decreto interministeriale Mise-Mit (Ministero dello sviluppo economico e Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) contro l'abusivismo nei servizi taxi e ncc non è riuscito a scongiurare lo sciopero nazionale che è stato comunque fino alle 22 di oggi, 23 marzo. 

Cosa prevedono le nuove regole, in 5 punti

  • 1. Contrasto all'abusivismo - Vengono date "disposizioni attuative al fine di evitare pratiche di esercizio abusivo" nelle attività di noleggio con conducente e del servizio taxi.
  • 2. Il ruolo delle Regioni - Il decreto dà alle Regioni un ruolo importante per arginare il fenomeno dell'abusivismo, prevede un archivio web Ncc e taxi e dà agli enti la pianificazione dei servizi pubblici non di linea. "Al fine di evitare fenomeni distorsivi della concorrenza - si legge nel decreto - le Regioni garantiscono la pianificazione dei servizi pubblici non di linea, tenendo conto delle reali esigenze del fabbisogno locale, ai fini del rilascio, da parte dei Comuni, delle licenze per l'esercizio del servizio taxi e delle autorizzazioni del servizio Ncc".
  • 3. Ncc in rimessa senza prenotazioni - Senza prenotazione gli Ncc non potranno sostare su strada ma dovranno rientrare nell'autorimessa. "Nei Comuni in cui è istituito il servizio taxi non è consentita - si legge - in assenza di una prenotazione di trasporto come disciplinata dal presente articolo, la sosta su strada dei veicoli adibiti a servizio da noleggio con conducente. Tali veicoli devono stazionare, in attesa di servizio, soltanto all'interno dell'autorimessa". Il rientro in rimessa non è previsto nel caso in cui gli Ncc abbiano un pacchetto di prenotazioni.
  • 4. Uso collettivo per i taxi - Si apre all'uso collettivo dei taxi, che peraltro non possono rifiutare le corse. "I Comuni o nel caso le città metropolitane possono prevedere che i titolari di licenza per il servizio taxi svolgano servizi integrativi quali il taxi a uso collettivo o mediante altre forme di organizzazione del servizio". Inoltre, "non è consentito al servizio taxi rifiutare alcuna corsa che parte dal territorio comunale o comprensoriale, anche se richiesta tramite tecnologie a distanza, qualora abbia come destinazione lo stesso Comune o comprensorio". I Comuni e le città metropolitane che hanno rilasciato le licenze "devono monitorare anche con sistemi di controllo a distanza il regolare svolgimento del servizio".Il prelevamento dell'utente o l'inizio del servizio di taxi deve avvenire all'interno dell'area comunale o della città metropolitana "salvo che non vi siano accordi tra i Comuni o le città. L'attesa dell'utente può avvenire negli orari dei turni di servizio in appositi posteggi individuati dal Comune per lo stazionamento durante la circolazione stradale".
  • 5. Nacse il registro per le app - Arriva il registro delle app in capo al Mit. "E' tenuto a cura del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti il registro delle piattaforme tecnologiche di intermediazione, tra i soggetti titolari di licenza per l'esercizio del servizio taxi e le imprese titolari di autorizzazione per l'esercizio del servizio di Ncc". Per favorire una più efficace organizzazione dei servizi, si legge nel decreto, "è consentito l'utilizzo di tecnologie di chiamata a distanza come, a titolo esemplificativo, radio taxi o sistemi equipollenti o applicazioni web aventi analoghe funzioni. Le tecnologie di chiamata a distanza - specifica la bozza di decreto - non sostituiscono il tassametro, ove previsto, ai fini della determinazione del costo del servizio per l'utente". Inoltre "i soggetti titolari e gestori delle piattaforme tecnologiche di intermediazione tra i passeggeri e i soggetti con licenza taxi o Ncc" devono essere iscritti al registro delle app e devono avere "sede legale e domicilio fiscale nell'ambito dell'Ue". 

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