Cos'è il Ceta e perché non piace ad agricoltori e allevatori (in breve)

Il ministro Calenda: "L'accordo è un enorme passo avanti rispetto al passato"

Cos'è il Ceta e perché non piace ad agricoltori e allevatori (in breve)
 Foto: Vista
 Strasburgo - proteste contro CETA (AgenziaVista)

Scontro ideologico o rischio reale di dare un colpo durissimo al ‘Made in Italy’? La ratifica del Ceta, "Accordo economico e commerciale globale" di libero scambio tra Canada e Unione europea, calendarizzato per il 25 luglio in Senato, ha portato mercoledì migliaia di allevatori, agricoltori, consumatori, sindacalisti, ambientalisti a Roma per manifestare in piazza Montecitorio.

Cosa prevede l'accordo Ceta tra Canada e Unione Europea

L'iniziativa della Coldiretti, alleata con altre organizzazioni (Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch), è nata per chiedere di approfondire la questione in Parlamento prima di assumere una decisione di ratifica che “porterebbe ad un'indiscriminata liberalizzazione e deregolamentazione degli scambi con una vera e propria svendita del Made in Italy”.

Come funziona il Ceta in 15 punti

Il principale effetto del Ceta sarà l'eliminazione di gran parte delle tariffe doganali tra Unione europea e Canada. Come spiega la Commissione europea sul suo sito, ecco i punti salienti dell’accordo

  1. eliminerà i dazi doganali
  2. contribuirà a rendere le imprese europee più competitive in Canada
  3. renderà più facile per le imprese dell'UE partecipare agli appalti pubblici in Canada
  4. aprirà il mercato canadese dei servizi alle imprese dell'UE
  5. aprirà mercati per le esportazioni europee di prodotti alimentari e bevande
  6. proteggerà i prodotti alimentari e le bevande tradizionali europei (le cosiddette indicazioni geografiche) dalla contraffazione
  7. ridurrà i costi per gli esportatori dell'UE, ma senza compromettere le norme
  8. gioverà alle piccole e medie imprese dell'UE
  9. produrrà vantaggi per i consumatori
  10. renderà più facile per i cittadini dell'UE lavorare in Canada
  11. consentirà il reciproco riconoscimento di alcune qualifiche
  12. creerà condizioni prevedibili per gli investitori sia dell'UE che del Canada
  13. renderà più facile per le imprese europee investire in Canada
  14. aiuterà le industrie creative, gli innovatori e gli artisti europei
  15. tutelerà i diritti dei lavoratori e l'ambiente.

L'Ue e il Canada si impegnano a garantire, attraverso il Ceta, che crescita economica, sviluppo sociale e protezione dell'ambiente vadano di pari passo

Cosa succederà in pratica

In pratica, come si legge sul Foglio Quotidiano, il Canada eliminerà i dazi per il 90,9% dei prodotti agricoli al momento dell’entrata in vigore del Ceta e per il 91,7% dopo una transizione di 7 anni. Ottawa aprirà una quota da 18.500 tonnellate per i formaggi europei, supplementare a quella già prevista dagli accordi Wto. L’Italia è uno dei più grandi esportatori Ue di prodotti caseari in Canada, con valori pari a 40 milioni di euro nel 2015. Al di fuori del contingente attuale però, Ottawa applica dazi fino al 220% e l’estensione della quota dovrebbe dare maggiore competitività ai prodotti nazionali.

L’Ue, da parte sua, eliminerà il 92,2% dei dazi agricoli all’entrata in vigore e il 93,8% dopo 7 anni. L’Ue ha concesso al Canada contingenti a dazio zero per: circa 50.000 tonnellate di carne di manzo non trattato con ormoni (0,6% dei consumi europei), 75.000 tonnellate per le carni suine (0,4%) e 8.000 per il mais dolce. Sopra le quote concordate su questi prodotti sensibili, l’Ue continuerà ad applicare dazi, che saranno invece azzerati su grano tenero e duro, semi oleosi e legumi.

Il Ceta contiene disposizioni che rafforzeranno la tutela delle denominazioni dei vini in Canada e permetteranno di superare barriere tecniche all’export Ue di vino e alcolici. Prevede il riconoscimento di 143 prodotti alimentari Dop e Igp europei, di cui 39 italiani, con soluzioni ad hoc per le denominazioni contese. Il Prosciutto di Parma, finora bloccato da un marchio locale, potrà vendere in Canada con la propria denominazione. La lista delle Dop è aperta, con denominazioni che potranno essere aggiunte in un secondo momento

Calenda: “Ecco perché il Ceta conviene”

Sul Corriere della Sera il ministro Carlo Calenda interviene con una lettera al direttore per spiegare perché il Ceta conviene all’Italia e per chiarire alcuni punti e confutare alcune tesi, tra cui quella secondo la quale il Ceta comporterà una diminuzione degli standard fito-sanitari, con un conseguente rischio di facilitare le importazioni in Europa di Ogm o alimenti trattati con prodotti chimici non autorizzati nell’Ue. “Si tratta di una totale falsità – scrive il ministro -. Il principio precauzionale che regola l’attività Ue in materia di standard fito-sanitari non è in alcun modo toccato dall’accordo”. Il ministro è poi entrato nel merito di alcune questioni, soprattutto la più spinosa: la salvaguardia del ‘Made in Italy’.

“Parto dalle indicazioni geografiche – scrive Calenda -. Dop e Igp sono un sistema di marchi collettivi legati ad un territorio, non riconosciuto in moltissimi paesi del mondo a partire dagli Usa e, prima dell’accordo, dal Canada. Il nostro Prosciutto di Parma, tanto per fare un esempio, prima della conclusione del trattato doveva essere commercializzato in Canada come ‘Original Prosciutto’. Con il negoziato abbiamo ottenuto il riconoscimento di 143 Indicazioni geografiche europee, di cui 41 italiane tra le più importanti in termini di export. Quanto raggiunto è un enorme passo avanti rispetto al passato ed apre la strada ad ulteriori progressi negli accordi in negoziazione. Pensare che si sarebbe potuto ottenere un riconoscimento integrale e illimitato è sbagliato. L’essenza di un negoziato sta nel raggiungimento di un compromesso”.

“Basta disinformazioni sul Ceta”

Come spiega in un post dal titolo ‘Basta disinformazioni sul Ceta’ su Huffington Post l’eurodeputato del Pd Nicola Danti, “l'accordo prevede la tutela di 143 indicazioni geografiche europee, di cui ben 41 sono italiane, a cui le autorità canadesi dovranno garantire un livello di tutela del tutto assimilabile al sistema europeo. A chi sostiene che 41 indicazioni geografiche siano poche a fronte delle tante Dop e Igp che arricchiscono la nostra produzione nazionale, vale ricordare che si tratta dei marchi principali in termini di export, e che sebbene la lista sia sempre aperta a successive integrazioni, 41 sarà sempre meglio di zero!”.

Poi aggiunge: “Rispetto all'attuale assenza di regole, il Ceta riesce a introdurre – in un sistema molto diverso dal nostro come quello nordamericano – il divieto di registrare marchi ingannevoli per il pubblico circa l'origine geografica dei beni. Questo vuol dire mettere un freno anche all'italian sounding, la pratica odiosa volta ad evocare una presunta italianità del prodotto attraverso nomi storpiati e bandierine, fenomeno che ogni anno costa alle nostre aziende oltre 50 miliardi di euro”.