Cosa aspettarsi dalla lettera di Bruxelles sui conti pubblici dell'Italia

La Commisisone Ue sui bilanci degli Stati membri invierà le sue raccomandazioni ufficiali all’Italia dopo le richieste di chiarimento avute attraverso le comunicazioni inviate da Tria qualche giorno fa, oggetto di tensioni nel governo per le indiscrezioni fuoriuscite

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 Afp
 Moscovici e Tria

È il giorno della lettera da Bruxelles. E non c’è nulla di buono da aspettarsi. La Commisisone Ue sui bilanci degli Stati membri invierà le sue raccomandazioni ufficiali all’Italia dopo le richieste di chiarimento avute attraverso le comunicazioni inviate da Tria qualche giorno fa, oggetto di tensioni nel governo per le indiscrezioni fuoriuscite. E la lettera da Bruxelles potrebbe essere il primo passo nella direzione dell’avvio di una procedura d’infrazione nei confronti del nostro Paese.

La Repubblica dà corpo alle preoccupazioni titolando così l’apertura della prima pagina: “E dall’Europa arriva la bufera”. La Stampa si dice sicura che è già “Pronta la procedura sul debito contro l’Italia” e che la Commissione già “vede la fine del governo”. Ma secondo Il Messaggero l’ultimatum europeo all’Italia concede “4 settimane per mettersi in regola” mentre Il Sole 24 Ore sottolinea che la Ue argomenta che il debito italiano è in crescita “anche per le scelte del governo” e fa i conti in tasca all’esecutivo. “Debito, arriva il no della Ue all’Italia” è il titolo interno del Corriere della Sera.

Il quotidiano diretto da Carlo Verdelli scrive da Bruxelles che ammontano ad “una ventina” le pagine che “smontano le politiche economiche di Lega e 5Stelle e le giustificazioni inviate a Bruxelles con la lettera firmata dal ministro Tria”. Di fatto “un bagno di realtà dopo mesi di propaganda”. Un risveglio amaro per il governo italiano e il Paese “ulteriormente a rischio”. L’accusa della Commissione Junker è che le misure gialloverdi finora adottate “hanno danneggiato la crescita e fatto volare spread e debito”, il secondo per peso e importanza in Europa “pari a 38 mila e 400 euro per abitante più un costo annuo di circa 1000 euro a persona per finanziarlo”.

Il ragionamento della Ue è che “se il reddito di cittadinanza non ha avuto effetti positivi sul Pil, è ‘quota 100’ il grande imputato: ‘Cancella in parte gli effetti positivi delle riforme delle pensioni e indebolisce la sostenibilità del bilancio italiano nel lungo termine. Fa salire la spesa pensionistica, togliendo risorse a investimenti e istruzione, danneggia la forza lavoro e la crescita potenziale’” scrive la Commissione come riportato dal quotidiano di Largo Fochetti.

Quotidiano sul quale si può leggere anche l’intervista all’ex ministro dell’Economia nei governi Renzi e Gentiloni, che afferma: “L’Europa si aspetta una cosa semplice: di parlare con un solo governo italiano. Se i governi che parlano sono tre non sa chi dare i resti. Per il momento l’Italia ha garantito soltanto una grande confusione”. E in un retroscena si racconta che Salvini dà la linea a Di Maio: con l’Europa trattiamo “ma no ai diktat”. Trattativa affidata al premier Conte e al ministro dell’Economia Tria. E “la strategia concordata ieri è ispirata a più miti consigli” chiosa il quotidiano.

Ma come sempre il diavolo sta nel dettaglio, scrive La Stampa che svela: “Per capire quali siano i veri impegni del governo con l’Europa – si legge – occorre scaricare dal sito del ministero del Tesoro l’allegato rigorosamente in inglese” alla lettera di Tria alla Ue. “Si intitola Relevant factors influencing public debt developments in Italy. Nel secondo capoverso di pagina diciotto c’è la frase che non dovrebbe esserci. ‘La prosecuzione di un buon andamento delle entrate fiscali e un minor costo derivante dalle nuove politiche del welfare potrebbe creare lo spazio per un miglioramento del deficit, anche su base strutturale. La spesa nel 2019 potrebbe essere inferiore dello 0,2 per cento a quanto previsto dalla Commissione europea a primavera (2,5 per cento)’”.

A prima vista la frase sembra tale e quale a quella riportata nella lettera modificata, sottolinea il quotidiano sabaudo, in cui il governo si limita a garantire l’accantonamento dei risparmi di quest’anno ma l’inciso rivelatore è: “Anche su base strutturale”. “In quella parola c’è la promessa di un risparmio di qui in poi da 3,5 miliardi l’anno, guarda caso quel che le regole europee chiedono a chi dovesse essere colpito da una procedura sul debito” commenta La Stampa rivelando che il governo ha già messo le mani avanti per far fronte all’eventuale azione di infrazione.

Insomma, come sottolinea anche Il Foglio, “incertezza e conti a rischio sono il cocktail letale di una nuova crisi italiana” con uno scenario che vede, oltre alla procedura d’infrazione, “investitori in fuga, debito in salita”. A questo proposito e “tra le altre cose – aggiunge Il Sole 24 Ore – Bruxelles sottolineerà come la riforma pensionistica, che permette il pensionamento anticipato, comporterà incrementi di spesa nel 2019 dello 0,3% del prodotto interno lordo, tali da aumentare ulteriormente un costo pensionistico che è valutato dall’Ocse al 15% del prodotto interno lordo potenziale. Il rischio, secondo le autorità comunitarie, è di mettere ulteriormente in dubbio la sostenibilità a lungo termine del debito italiano”.

“Il rapporto sul debito pubblico italiano, ai sensi dell’articolo 126/3 dei Trattati – sottolinea il quotidiano confindustriale – giunge dopo che gli ultimi dati Eurostat hanno mostrato un nuovo aumento del debito italiano tra il 2017 e il 2018, dal 131,4 al 132,2% del prodotto interno lordo”. Oggi, poi, a Bruxelles la Commissione europea pubblicherà un’analisi approfondita sullo stato delle finanze pubbliche italiane “che a Roma dovrebbe essere oggetto di un dibattito schietto sul futuro del paese”, chiosa il giornale color salmone, e “la relazione è propedeutica a una eventuale apertura di una procedura per debito eccessivo, che deve essere decisa dal Consiglio. Una prima discussione tecnica tra i paesi membri potrebbe avvenire il 1° luglio”. Come dire? Non c’è via di scampo. Con tutte le conseguenze di una procedura sul debito, “mai applicata finora”, come documenta oggi sempre Il Sole.



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