Alla fine con il Jobs Act i licenziamenti sono aumentati o no?

Il consigliere economico di Palazzo Chigi difende il provvedimento. E dà qualche numero

Alla fine con il Jobs Act i licenziamenti sono aumentati o no?

"Da tempo i detrattori del jobs act dicono che gli imprenditori inizieranno a licenziare, in questo caso la parola gufi si applica perfettamente, nel 2014 i licenziamenti di vario tipo di lavoratori con contratti a tempo indeterminato erano circa 570.000 (da gennaio a novembre), nel 2017 sono circa 535.000 (ultimo dato disponibile a novembre). Ma nel frattempo il numero dei contratti a tempo indeterminato è molto aumentato (oggi rispetto al 2014 abbiamo piu' di 500mila occupati in piu' a tempo indeterminato) quindi in realtà non c'è nessun aumento del tasso di licenziamento, anzi c'è una riduzione. E prevedo che non ci sarà alcun aumento dei licenziamenti in futuro infatti un imprenditore che ha assunto nel 2015/2016 non ha nessun interesse a licenziare un lavoratore in un periodo di ripresa economica". Lo afferma Marco Leonardi, consigliere economico di palazzo Chigi, in una intervista a 'Democratica'.

Leonardi prosegue: "Proprio quando il mercato del lavoro segna il massimo numero di occupati oltre 23 milioni dal 1977 in poi, i Cinque Stelle la Lega e Forza Italia spaventano le imprese e i lavoratori sostenendo che vogliono abolire la riforma che ha dato i maggiori frutti in questi anni" Ma i nuovi incentivi per l'assunzione dei giovani sono partiti? "Sì - risponde Leonardi - sono partiti dal primo gennaio 2018, le aziende possono già assumere giovani entro il trentacinquesimo anno di età a tempo indeterminato e usufruiscono di uno sconto del 50% dei contributi fino a 3000 all'anno per tre anni. È un incentivo pensato per la stabilizzazione di chi non ha mai avuto un contratto a tempo indeterminato".

"Priorità i giovani, che hanno sofferto più di tutti"

Quante assunzioni sono previste? "Sono previste più di 400.000 assunzioni di giovani il prossimo anno ma è da notare che la norma non prevede limiti di tempo (è strutturale) e non prevede dei tetti di spesa: l'anno prossimo si prevede di spendere 380 milioni, ma se si spende di più non c'è un tetto e tutte le domande potranno essere esaudite. Dal 2021 in poi si prevede di spendere più di 2 miliardi all'anno per incentivare circa 1 milione di giovani a regime".

Ma perché avete limitato lo scontro contributivo solo ai giovani? "Quest'anno - continua Leonardi - le disponibilità finanziarie non erano sufficienti per fare un taglio significativo sul costo del lavoro per tutti i lavoratori. Abbiamo dovuto scegliere una priorità è la nostra priorità devono essere giovani che hanno sofferto più di tutti nel corso di questa lunga crisi, basti pensare che la fascia fino a 29 anni ha avuto un crollo del tasso di occupazione dal 2008 ad oggi di circa 10 punti percentuali. Nei prossimi anni è opportuno iniziare a ridurre il costo del lavoro per tutti".

Cosa direbbe un imprenditore che preferisce ancora assumere a termine? "Nessuno - conclude Loenardi - si aspetta che il primo posto di lavoro di un giovane che esce da scuola università sia un contratto a tempo indeterminato però ci aspettiamo che la transizione da contratto a tempo determinato a tempo indeterminato sia rapida. La norma sugli incentivi per le assunzioni dei giovani serve esattamente a questo: a un imprenditore che ha un giovane con un contratto a termine direi di affrettarsi a stabilizzarlo che con questa norma ha il 50% di sconto sui contributi per 3 anni".



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