Boom produzione ad agosto, ma Confindustria gela l'entusiasmo

Istat, dati oltre le aspettative ma su mese con produzione limitata. Per le auto aumento del 41% su base annua. Ma il Centro studi degli industriali avverte: a settembre -1,8%

Boom produzione ad agosto, ma Confindustria gela l'entusiasmo
  industria robot automazione (afp)

Roma - La produzione industriale in Italia ha fatto registrare un'impennata inattesa ad agosto, crescendo dell'1,7% rispetto a luglio 2016 e del 4,1% sull'agosto del 2015. In base dati dell'Istat, destagionalizzati e corretti per gli effetti del calendario, la variazione su anno, è la migliore dall'agosto 2011. Il risultato va molto oltre le aspettative più rosee, con gli economisti di Intesa Sanpaolo che stimavano un calo mensile dello 0,1% della produzione, puntando su un rimbalzo a settembre.

L'Istat peraltro invita a evitare facili entusiasmi, spiegando che questa crescita inattesa deriva "da variazioni realizzate in un mese tipicamente caratterizzato da livelli di produzione molto bassi". Corretto per gli effetti di calendario, ad agosto 2016 l'indice e' aumentato in termini tendenziali del 4,1% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 22 contro i 21 di agosto 2015). Nella media dei primi otto mesi dell'anno la produzione e' aumentata dell'1,0% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente con  un incremento dello 0,4% nel trimestre giugno-agosto 2016 rispetto al precedente. Nei primi otto mesi l'aumento è dell'1% rispetto al 2015.

BOOM AUTO E METALLURGICO - I comparti in cui si registra la maggiore crescita tendenziale sono quelli della fabbricazione di mezzi di trasporto (+19,2%), della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+13,6%) e della fabbricazione di macchinari (+11,7%). In particolare il balzo riguarda la produzione di auto che rimane in costante crescita: ad agosto è stato del 41,9% sul 2015 e nei primi otto mesi dell'anno la produzione di auto è salita del 9,5%. Le diminuzioni maggiori si registrano nei settori dell’attività estrattiva (-17,7%), della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-5,3%) e delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-5,0%).
 
CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA, MALE I DATI DI SETTEMBRE - La produzione industriale torna a scendere a settembre dopo il rimbalzo dell'1,7% su base mensile rilevato dall'Istata ad agosto. Secondo il Centro studi di Confindustria, il calo è dell'1,8%.
Nel terzo trimestre dell'anno il Csc stima un aumento dell'attività dello 0,8% sul secondo, quando si era avuto un arretramento dello 0,2% sul primo. Tale andamento, spiegano i tecnici di viale dell'Astronomia, è coerente con un moderato incremento del Pil nei mesi estivi, dopo la stagnazione rilevata in primavera. Il quarto trimestre 2016 eredita così una variazione congiunturale della produzione industriale pari a -0,6%.
Il rimbalzo di agosto, spiega ancora Confindustria, è superiore alle stime del Csc e di consenso (-0,2%). Forti oscillazioni, si legge in una nota, sono frequenti nei mesi estivi, quando i livelli di attività sono bassi e piccole differenze sui volumi prodotti determinano variazioni congiunturali anche significative.
Rimbalzi di attività molto superiori alle attese sono stati rilevati in agosto anche in Germania (+2,5% contro +1,0% previsto), Francia (+2,7 contro +0,7%) e Spagna (+1,4% contro +0,2%). Le indagini qualitative condotte presso le imprese manifatturiere italiane descrivono un contesto debole e caratterizzato da estrema incertezza.
Le valutazioni degli imprenditori restano prudenti. La fiducia è migliorata di 0,8 punti in settembre (dopo -1,8 punti in agosto), spinta da valutazioni più ottimistiche su ordini e livelli di produzione, mentre sono meno favorevoli le aspettative. Secondo i direttori degli acquisti (indagine Markit), in settembre è aumentata l'attività industriale, dopo avere ristagnato in agosto (Pmi sulla produzione a 52,2 da 50,5); gli ordini, dopo il temporaneo arretramento nel mese precedente, sono visti in recupero a settembre (indice a 51,5 da 48,8), sospinti dai beni d'investimento.  (AGI)