Cosa è successo al vertice Europa-Cina sul turismo che ha fatto infuriare Pechino

L'Italia firma un protocollo con la Cina in un'atmosfera imbarazzata per le assenze dei ministri. Un flop di partecipazione che abbiamo ricostruito

Cosa è successo al vertice Europa-Cina sul turismo che ha fatto infuriare Pechino

“Vertice con sgarbo”: così Il Gazzettino, quotidiano di Venezia-Mestre, ha definito la cerimonia di inaugurazione dell’Anno del turismo Europa-Cina che si è svolta venerdì 19 gennaio scorso. Molte assenze di alto livello, nessun ministro italiano presente, tanto che il capo della delegazione cinese, Qi Xuchun, vice presidente della Conferenza politica consultiva del popolo (massima istituzione cinese con funzioni consultive), l’equivalente del vice presidente del Senato, avrebbe “alzato i tacchi” al termine della cerimonia.

Niente foto di rito e pranzo ufficiale; si è rischiato addirittura di far saltare la firma del protocollo Italia-Cina per la valorizzazione dei siti Unesco e delle zone rurali, che per fortuna è stato alla fine siglato, ha assicurato la sottosegretario per i Beni Culturali Dorina Bianchi.

Non esattamente una partenza  brillante per l’anno in cui l’Europa intende sfruttare una industria che vale 11,4 miliardi di dollari, stando ai soldi spesi dai turisti cinesi nel 2016 (221 miliardi in tutto il mondo).  L’obiettivo è “far aumentare il numero dei turisti spingendo sulla rivoluzione digitale e sulla formazione, usando meglio i fondi europei e unendo al massimo le nostre forze nella promozione", ha sottolineato il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, in un messaggio inviato alla cerimonia. Già: assente pure lui, ha cancellato all’ultimo momento (facendosi sostituire dal portavoce), innervosendo i già risentiti interlocutori cinesi.

Chi altro mancava? La prima defezione - riferisce Il Gazzettino - è stata quella del premier Paolo Gentiloni. L’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri Federica Mogherini aveva declinato l'invito. Il ministro Dario Franceschini (ufficialmente per lutto famigliare) non è andato. Chi c’era? La commissaria europea al Mercato interno, industria, imprenditorialità e Pmi, Elzbieta Bienkowska; il ministro del Turismo della Bulgaria, Nikolina Angelkova, presidente di turno dell'Ue; Dorina Bianchi (che ha sostituito Francheschini). Nomi di tutto rispetto. Tra il pubblico, scrive Il Giornale, il governatore Luca Zaia e il sindaco Luigi Brugnaro. Firmato il protocollo, Qi e il vicepresidente dell’Amministrazione nazionale del turismo cinese, Du Jiang, sono andati via, saltando la partecipazione alla conferenza stampa, la programmata visita al Palazzo dei Dogi, il pranzo tra i capolavori del Tintoretto. E così, in laguna è calato il gelo.

Cosa è successo

Il retroscena più controverso riguarda il premier Li Keqiang, la cui partecipazione era data per certa, insieme a quella del vice premier Wang Yang (sebbene il programma fatto circolare dalla Commissione Europea specificasse che la presenza dei due leader cinesi, e dello stesso Gentiloni, fosse ancora da confermare). Li, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe disdetto dopo aver saputo della defezione di Gentiloni, nominando così un inviato di rango inferiore, ma sempre di livello molto alto come Qi.

Il vertice dello “sgarbo” avrebbe insomma causato l’ira di Pechino. Ma, secondo quanto apprende l’AGI, le cose sono andate diversamente. “Nessun messaggio di gelo arriva dall’Ambasciata cinese di Roma”, commentano i diplomatici cinesi raggiunti al telefono: “Si è trattato di un vertice Europa-Cina, l’organizzazione era in mano a Bruxelles”. A Roma, dunque, non è stato registrato alcun episodio di imbarazzo e nervosismo che possa far ipotizzare ripercussioni future.

Il comunicato pubblicato sul sito cinese del China National Tourism Administration offre un resoconto estremamente positivo del Forum (edulcorando passaggi che secondo gli italiani sono del tutto saltati). L’ambasciatore cinese a Bruxelles, Zhang Ming, in una intervista all’agenzia Xinhua il 18 gennaio, aveva definito l’anno del turismo una “opportunità non solo per promuovere l’industria turistica, ma anche per rafforzare la conoscenza reciproca”. Un dialogo, si direbbe, partito con il piede sbagliato.

Cosa è successo al vertice Europa-Cina sul turismo che ha fatto infuriare Pechino
Cerimonia di inaugurazione dell'Anno del Turismo Europa-Cina, Venezia, 19 gennaio

Perché le assenze di Gentiloni e Li Keqiang

Partiamo dal premier Paolo Gentiloni. AGI apprende che il primo ministro italiano non ha mai disdetto la sua partecipazione dal momento che Palazzo Chigi non l’aveva mai annunciata. E Li Keqiang? Sì, è vero: la partecipazione era in programma, invece a Venezia è arrivato solo un suo messaggio letto da Qi. Il premier cinese, con il quale il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker aveva presentato ufficialmente l’Anno del Turismo in Europa nel 2017, avrebbe dovuto fare tappa a Venezia, per poi, con tutta probabilità, proseguire il viaggio a Davos, dove si è aperto il World Economic Forum.

Li, però, non è mai partito, per un motivo semplice che riguarda l’agenda politica cinese: il 18 e il 19 gennaio si sono svolti i lavori della seconda sessione plenaria dei membri del Comitato Centrale del Partito Comunista (PCC), l’organo composto da 376 dirigenti politici di livello nazionale; il plenum, convocato dal Politburo, l’Ufficio Politico del Comitato Centrale composto da 25 membri, è stato presieduto dal segretario generale del partito, Xi Jinping, ed è preparatorio all’Assemblea Nazionale del Popolo (che si terrà a marzo). A Davos ci è andato Liu He, principale consigliere economico di Xi Jinping.

Giallo risolto? Eppure, chi c’era parla di un’atmosfera molto tesa. Qi si è letteralmente eclissato dopo la conferenza saltando il resto del programma, un chiaro segnale di insoddisfazione.

Il videomessaggio mancato

Probabile che l’assenza di Li Keqiang abbia causato un effetto domino, portando a una serie di defezioni da parte europea e italiana, che tuttavia risultano “gravi e inspiegabili alla luce dell’interesse dell’Europa di attrarre i turisti cinesi, e della presenza di una delegazione molto importante da Pechino”, dice una fonte che preferisce restare anonima. Un problema di organizzazione, sussurrano altri. L’Italia è rimasta col cerino in mano mentre le responsabilità sarebbe a ricasco della Commissione Europea, che ha organizzato l’evento. A innervosire i cinesi, soprattutto il mancato videomessaggio di Juncker, che nel programma pubblicato sul sito della Commissione risultava certo, e la disdetta di Tajani pochi minuti prima l’inizio della conferenza. Ma soprattutto, l’assenza dei rappresentanti dei ministri europei, dalla Germania alla Spagna (che non erano proprio contemplati nel programma). Anche nella sessione B2B al Casinò di Venezia l’aria si tagliava col coltello.

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 Casinò di Venezia

L'Italia che fa bene le cose

In parallelo, hanno registrato successo i due eventi italiani, dice all’AGI Andrea Canapa, responsabile della sede romana della Fondazione Italia-Cina: la riunione del Forum Culturale Italia-Cina presieduta da Francesco Rutelli per la parte italiana e Zheng Hao per quella cinese, con rappresentanti del Ministero degli Esteri e una importante delegazione cinese, tra cui lo stesso Du Jiang, in cui è stato fatto il punto sul gemellaggio tra i siti Unesco, con l’avvio del primo tra Verona e Hangzhou, e su tema relativi al cinema, al teatro e al turismo; e il giorno dopo, nell’ambito del Strategia dell'Unione Europea per la regione dell'Adriatico e dello Ionico (EUSAIR), una conferenza organizzata dal Ministero per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno e dal Mibact, alla presenza di importanti autorità cinesi e italiane, tra cui lo stesso ministro Claudio De Vincenti, sullo sviluppo del turismo crocieristico lungo le rotte della Via della Seta marittima.

L’Italia, quando vuole, le cose le sa fare e pure bene. Oltre al Piano Strategico per il Turismo Italiano (2017-2022), sta per arrivare a fine di questo mese la Carta di Orvieto, con suggerimenti strategici agli operatori italiani, dai trasporti ai pagamenti elettronici, dalla formazione alle campagne di comunicazioni (strumenti “Chinese friendly”) che verrà adottata dalle regioni italiane, dal Mibact, e dalla Commissione Europea.

Sono stati 1,6 milioni i cinesi che hanno visitato l’Italia nel 2016, stando ai dati illustrati al Forum veneziano. Numeri interessanti arrivano da Giancarlo Dall’Ara di Chinese Friendly Italy: “Secondo Ctrip, che lo scorso anno ha visto un incremento del 26,3% delle prenotazioni in Europa, il Vecchio Continente come destinazione vale il 9,3% dei viaggi dei cinesi all’estero. Sono 12,4 milioni gli arrivi dei turisti cinesi in Europa secondo European Travel Commission. Le previsioni sono di raggiungere i 20 milioni di arrivi nel 2022”.



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