"Non c'è nessuna ragione perché la crescita si fermi", dice il capo della Fed

Jerome Powell , a poche settimane da una nuova riunione, avverte che la Federal Reserve "monitorerà attentamente" i dati e i rischi per l'economia

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WIN MCNAMEE / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP
Jerome Powell

Il presidente della Fed, Jerome Powell si mostra sereno sull'andamento dell'economia Usa e ritiene che la situazione per quanto riguarda inflazione e lavoro sia "positiva". Powell, intervenuto a Denver, a tre settimane dalla riunione della Fed sui tassi, ribadisce che la politica monetaria "non può essere predeterminata" e avverte che la Fed "monitorerà attentamente" i dati economici e i rischi per l'economia. "Ci regoleremo coi dati - aggiunge - valuteremo le prospettive e i rischi, una riunione monetaria dopo l'altra".

Sull'inflazione è apparso più ottimista: "È leggermente al di sotto del nostro obiettivo simmetrico del 2% ma si e' gradualmente rafforzata negli ultimi mesi". Inoltre il presidente della Fed ha insistito sul fatto che i membri della banca centrale hanno continuato a prevedere "un'espansione sostenibile dell'attività economica, un mercato del lavoro dinamico e un'inflazione vicina all'obiettivo".

"Molti previsori al di fuori della Fed concordano", ha aggiunto su una possibile recessione alle porte. Tuttavia Powell si è mostrato ottimista: "È chiaro che la crescita sta rallentando, ma non c'è nessuna ragione che si fermi: le recenti espansioni economiche hanno sperimentato rallentamenti che non si sono tradotti in recessione".

Riferendosi alle tensioni sui tassi a breve termine sul mercato pronti contro termine, Powell ha fatto sapere che la Fed sta prendendo in considerazione l'acquisto di buoni del tesoro per aumentare le sue riserve.

Tuttavia, questi acquisti di attività non hanno nulla a che fare con la politica ultra accomodante perseguita dopo la crisi finanziaria, quando la Fed ha acquistato massicciamente buoni del Tesoro, ha assicurato Powell. Questi nuovi acquisti non dovrebbero "avere alcun effetto sulla nostra politica monetaria".



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