Petrolio, sì dell'Iran a congelamento produzione

Petrolio, sì dell'Iran a congelamento produzione
 Iran ministro petrolio Bijan Zanganeh - afp

Roma - L'Iran "sostiene tutte le misure atte a stabilizzare il mercato e far risalire i prezzi". E' la dichiarazione rilasciata dal ministro del Petrolio iraniano, Bijan Zanganeh, al termine dell'incontro con i suoi omologhi di Iraq, Venezuela e Qatar, riunitisi per valutare l'adesione di Teheran e Baghdad alla proposta di congelamento della produzione di greggio ai livelli di gennaio avanzata da Russia, Arabia Saudita, Venezuela e Qatar dopo un vertice ieri a Doha.
"Al fine di stabilizzare i mercati petroliferi - aveva spiegato ieri al termine dell'incontro il ministro del Qatar, Mohammed Saleh Al-Sada - i quattro paesi hanno convenuto di congelare la loro produzione ai livelli di gennaio, a patto che gli altri grandi produttori facciano lo stesso". Secondo Al Naimi il congelamento della produzione ai livelli di gennaio e' una misura adeguata e nuovi passi per stabilizzare il mercato potrebbero essere presi nei prossimi mesi. "Sosteniamo la decisione presa ieri dai membri dell'Opec e dai paesi non Opec per mantenere fermi i loro livelli di produzione", ha aggiunto oggi il ministro iraniano. Non è pero' chiaro se l'Iran rinuncerà o meno al suo proposito di aumentare la produzione di mezzo milione di barili al giorno, per recuperare quote di mercato in seguito al ritiro delle sanzioni. L'attuazione del cosiddetto 'accordo' di Doha è infatti condizionata all'adesione di altri grandi produttori. E' comunque possibile che vengano concesse deroghe all'Iran, in virtu' delle particolari condizioni di partenza. E' attesa ora la posizione del ministro iracheno.
Intanto, questo pomeriggio l'agenzia internazionale Standard & Poor's ha abbassato il rating di Arabia Saudita, Kazakistan e Sultanato dell'Oman. Nel dettaglio il rating dell'Arabia Saudita è stato portato a A-/A-2 con outlook stabile; il rating del Kazakistan e' stato portato a BBB-/A-3; il rating dell'Oman è stato portato a BBB-/A-3. Gli interventi sui rating, spiega S&P, sono stati decisi per la prolungata discesa dei prezzi del petrolio rispetto alle stime fatte ad ottobre scorso. Riguardo all'Arabia Saudita, il calo avrà secondo l'agenzia conseguenze profonde sugli indicatori finanziari ed economici del paese. L'outlook viene tuttavia mantenuto stabile perche' ci sono fondate aspettative che le autorità saudite assumeranno misure per prevenire il deterioramento finanziario. Analoghe ragioni spingono S&P all'intervento del rating sul Kazakistan, dove il calo delle esportazioni petrolifere e dei consumi incidera' sulle prospettive economiche. L'outlook, in questo caso, e' negativo in considerazione dei rischi esterni e delle ripercussioni monetarie nel paese causate dalle pressioni sui cambi, dal mantenimento della stabilita' nel settore bancario e dal contenimento dell'inflazione. Per l'Oman, il calo dei prezzi del petrolio avra' impatti significativi sugli indicatori economici e fiscali con aumento del debito pubblico e calo del reddito pro-capite da 20.500 dollari nel 2014 a 14.600 dollari quest'anno. L'outlook, che e' al pari dell'Arabia Saudita mantenuto stabile, riflette anche in questo caso le aspettative di un intervento del governo. Oggi il prezzo del petrolio ha esteso i rialzi sulla scia dell'appoggio iraniano alla proposta russo-saudita. Il light crude Wti di New York avanza di 1,46 dollari a 30,50 dollari al barile, il Brent di Londra sale di 1,87 dollari a 34,05 dollari al barile. (AGI)