Ecco perché nessuno vuole comprare Twitter

I conti sempre in rosso e la lenta crescita degli utenti hanno scoraggiato gli acquirenti. La proposta di Negroponte, "diventi una no-profit"

Ecco perché nessuno vuole comprare Twitter
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di Cristina Stillitano @stillicris

Roma - Perché nessuno vuole comprare Twitter? Dopo le mancate offerte di Google, Apple e Disney, anche Salesforce, due giorni fa, ha battuto in ritirata. Il valore delle azioni della società di San Francisco, la cui capitalizzazione è scivolata da 30 a 13 miliardi di dollari dalla quotazione a Wall Street tre anni fa, è colato a picco.

La compagnia, sempre in rosso dalla nascita nel 2006 e con un numero di utenti che cresce troppo lentamente, sembra destinata a contare solo sulle proprie forze, se vuole uscire dalla crisi. E il fondatore e ceo, Jack Dorsey, lo ha indirettamente confermato in un memo riservato ai dipendenti: "We can do this", possiamo farcela.

Nondimeno Twitter conta, specie nel mondo dell'informazione. E per questo Nicholas Negroponte, primo direttore del Media Lab del Mit di Boston, propone una soluzione alternativa: trasfomare l'azienda in un ente no-profit sul modello di Wikipedia.

POCHI UTENTI E TROPPA CONCORRENZA

I motivi dello scarso appeal di Twitter, come sempre a Wall Street, si nascondono fra i numeri: in dieci anni, non ha mai chiuso un trimestre in utile. Il ritorno al timone di Dorsey, nel luglio del 2015, non ha portato quel boom di utenti che si sperava: solo 9 milioni in più ogni mese, per un totale di 313 milioni di persone 'attive'. Persino Linkedin ha fatto meglio, con mezzo miliardo di utenti. Per non parlare di Facebook: 1,7 miliardi di utenti con una crescita mensile di 160 milioni.

Non solo: le cifre sono impietose anche quando si parla di tempo medio trascorso sul sito. Secondo i dati di Verto Analytics, compagnia che analizza il comportamento dei consumatori digitali, gli utenti spendono 9 ore e 25 minuti al mese su Facebook, 3 ore e 35 minuti su Snapchat e appena 1 ora e 55 minuti su Twitter. Il problema, come sottolinea il Wall Street Journal, è che Twitter "ha sempre cercato il vero business ma non ne ha mai trovato uno e il traffico non produce transazioni".

IL SALOTTO MONDIALE DELL'INFORMAZIONE CHE NON FA SOLDI

Durante il secondo duello tv fra i candidati alla Casa Bianca, Hillary Clinton e Donald Trump, andato in onda domenica scorsa, Twitter ha battuto ogni suo precedente record, totalizzando 17 milioni di post. "La nostra forza si basa sulla copertura in tempo reale degli eventi", ha messo nero su bianco la società in un comunicato. Concetto ribadito dal ceo Dorsey nel memo inviato la settimana scorsa ai dipendenti e ottenuto, lunedì, da Bloomberg. "Twitter è ciò che sta accadendo. E ciò di cui tutti parlano. Notizie e discorsi. Siamo il network dell'informazione della gente. Mostriamo loro la pasta di cui siamo fatti e diamogli un Twitter migliore e più veloce".

LA FUGA DEI PRETENDENTI E LE ANALISI CONTRASTANTI

Non tutti gli analisti leggono i conti di Twitter nella stessa maniera. Justin Fox, editorialista di Bloomberg, la giudica una società "moderatamente redditizia" visto che i ricavi degli ultimi quattro trimestri ammontano comunque a 2,5 miliardi di dollari. Non concorda il New York Times: un acquirente potrebbe mettere sul tavolo un'offerta da 7,7 miliardi di dollari, non uno di più. Praticamente la metà del suo attuale valore di mercato.

Quando debuttò a Wall Street nel novembre 2013, la società chiuse con un rialzo del 72% a un prezzo di quasi 45 dollari. Dopo aver raggiunto l'apice di 73 dollari il mese seguente, le azioni hanno toccato il minimo storico di 14,01 a maggio. Salvo schizzare il mese seguente del 9% in un solo giorno dopo l'annuncio dell'unione tra Microsoft e Linkedin: secondo gli investitori, Twitter sarebbe stata la prossima a essere acquisita.

A settembre la banca d'affari Goldman Sachs è stata incaricata di gestire la vendita con una deadline molto ravvicinata: il 27 ottobre, data di diffusione dei dati trimestrali. Google, che non ha una piattaforma social di successo, dopo il sostanziale fallimento di Google+, sembrava l'acquirente più ovvio, attraverso la casa madre Aphabet. Disney (nel cui Cda siede lo stesso Dorsey) puntava ad aumentare la sua presenza online. Il gigante di cloud computing Salesforce, infine, mirava al database della piattaforma di microblogging. Malgrado le ottime premesse, tutti i potenziali pretendenti hanno fatto trapelare di non voler presentare un'offerta. Anche se nel caso di Salesforce, i rumor sono ancora contraddittori e una trattativa rimarrebbe sul tavolo.

NUOVI STREAMING VS. LA PRIGIONE DEI 140 CARATTERI

Gli analisti sono scettici sul fatto che Twitter - così com'è - possa avere grandi prospettive di crescita. E le novità messe in campo, come i live streaming di eventi sportivi (prime fra tutte la National Football League e le Olimpiadi), per ora non hanno prodotto nuove entrate o un maggiore coinvolgimento dell'utente. Il limite dei 140 caratteri, caratteristica fondante della piattaforma, ne costituisce anche il più grande ostacolo. Facebook è in grado di costruire una storia attorno a ogni profilo, estrapolando dati e generando interazioni; terreno fertile per gli investimenti pubblicitari. I tweet sono più impersonali e mirano a sottolineare fatti ed eventi, mal prestandosi alla profilazione degli utenti. Non a caso la società ha cercato di ampliare la 'prigione' dei 140 caratteri, escludendo dal conteggio foto, video e link.

Twitter tuttavia resta il social per eccellenza dell'informazione. "Non avrei mai pensato che sarebbe diventato così importante. E' il primo posto dove si va per annunciare qualcosa, che tu sia il premier britannico, il candidato alla Casa Bianca o un membro dell'Is", ha dichiarato Negroponte a La Repubblica. "La sua sorte? Posso dare un consiglio: diventate una no-profit e gestitela con dieci persone". (AGI)