Draghi avverte Le Pen: l'euro è qui per restare

Nuova replica a Trump: "È il dollaro che è troppo debole, non l'euro"

Draghi avverte Le Pen: l'euro è qui per restare
 Le Pen Draghi

Voler uscire dall'Unione Europea e restare tuttavia nel mercato unico non sono due obiettivi semplici da conciliare. Lo stanno dimostrando le confuse trattative tra l'Unione Europea e il Regno Unito che, in seguito al voto sulla Brexit, non intende per questo perdere l'accesso a quell'area di libero scambio che risale alla Cee. Marine Le Pen, in vista delle cruciali elezioni del 23 aprile, ha lanciato però l'idea di un nuovo franco con un rapporto di parità nei confronti dell'euro, un pilastro della 'Frexit' vagheggiata dal candidato del Front National all'Eliseo. Ancora una volta, di fronte a un Consiglio Europeo che procede in ordine sparso, mantenere la barra dritta tocca a Mario Draghi, che, da presidente della Bce, si trova, spesso suo malgrado, a rivestire il ruolo di vero punto di riferimento politico dell'unione monetaria.

Nell'ultima conferenza stampa Draghi non ha citato Le Pen ma era chiaramente lei il destinatario del messaggio. "L'euro è irrevocabile", ha risposto a chi gli chiedeva se l'eventuale successo di partiti nazionalisti ed euroscettici alle prossime elezioni in Paesi come Olanda e Francia potesse mettere a repentaglio la moneta unica. "Ci sono delle tensioni", ammette Draghi ma "non sono così serie". Anzi, "secondo l'ultimo Eurobarometro, oltre il 70% delle persone nell'area dell'euro sono in favore di mantenere la moneta unica". Anzi, "l'euro sta venendo percepito come il prerequisito per l'accesso al mercato unico e senza mercato unico non c'e' Unione Europea". "Senza euro non c'e' mercato unico ed è quindi irrealistico pensare a qualcosa di diverso dall'euro", ha ribadito il numero uno dell'istituto di Francoforte, "l'euro è qui per restare".

L'altro convitato di pietra è il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che incolpa la Germania di mantenere l'euro deprezzato per favorire le sue esportazioni. La realtà è opposta: Berlino si era opposta fino all'ultimo al programma di 'quantitative easing' varato dall'Eurotower per rianimare l'inflazione e frenare la febbre dello spread. La Federal Reserve, invece, non ha alzato il costo del denaro per dieci anni, ponendo le basi per il recente recupero del settore manifatturiero americano. È il dollaro a essere "al di sotto del suo tasso di cambio medio storico" e non l'euro "che non puo' quindi essere il colpevole della situazione", è la replica di Draghi alle accuse di manipolazione monetaria che provengono da Oltreoceano. Per prima cosa, ricorda Draghi, "la moneta della Germania è l'euro e la Bce è indipendente". In secondo luogo, "la Germania ha un surplus significativo e ben oltre i limiti ma e' dal 2011 che la Bce non interviene sulle valute estere, ovvero da quando intervenimmo per stabilizzare lo yen dopo il terremoto e lo tsunami". 

Il presidente della Bce evita invece di entrare nel dibattito sull'Europa a due velocità che sta scuotendo i palazzi di Bruxelles. "Sara' una "decisione interamente politica" sulla quale Draghi preferisce mantenersi cauto, augurandosi comunque "un accordo aperto, pronto a dare il benvenuto a qualunque Paese voglia unirsi". Per il numero uno della banca centrale, "non e' ancora chiaro che genere di intesa sarà trovata e quale area specifica riguardera'". Secondo Draghi, la proposta è la mera constatazione che "i Paesi non sono egualmente pronti a muoversi insieme" e che "alcuni gruppi di Paesi sono piu' pronti di altri".

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