Il decreto Dignità non piace a Confindustria

L'associazione degli industriali chiede correttivi, parlando di un quadro normativo "incerto e imprevedibile" che minaccia crescita e investimento. Dura replica di Di Maio: "Terrorismo psicologico". Il vicepremier, però, apre a modifiche in Parlamento

Il decreto Dignità non piace a Confindustria

Regole "poco chiare e punitive" in materia di delocalizzazioni, un quadro normativo che diventa "incerto e imprevedibile" e - con la stretta sui contratti a termine - un effetto sull'occupazione ancora più grave di quegli 8.000 posti di lavoro in meno all'anno della stima della Ragioneria Generale dello Stato, che tanto ha fatto infuriare Luigi Di Maio. È durissimo il giudizio sul Dl Dignità esposto dal direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, in audizione di fronte alle commissioni Finanze e Lavoro della Camera. Tanto da portare il ministro del Lavoro a parlare di "terrorismo psicologico". È nondimeno possibile che le esortazioni di viale dell'Astronomia a intervenire con dei correttivi in Parlamento vengano raccolte dall'altra gamba della maggioranza: la Lega, la cui base elettorale imprenditoriale non ha accolto proprio con entusiasmo un provvedimento fortemente voluto dal Movimento 5 stelle. Ma Di Maio sembra saperlo bene: il decreto, ha dichiarato, rappresenta "un primo intervento" e "se il Parlamento vorrà migliorarlo a noi fa solo piacere”.

Gli industriali chiedono correttivi

"Pur perseguendo obiettivi condivisibili - tra cui il contrasto all'abuso dei contratti flessibili e alle delocalizzazioni selvagge - il decreto contiene misure e adotta strumenti che renderanno più incerto e imprevedibile il quadro delle regole in cui operano le imprese, disincentivando gli investimenti e limitando la crescita", ha esordito Panucci, invitando a "evitare brusche retromarce sui processi di riforma avviati, assicurare stabilità e certezza al quadro regolatorio e non alimentare aspettative negative da parte degli operatori economici". Confindustria lamenta in particolare "il superamento di alcune innovazioni contenute nel Jobs Act, che hanno contribuito al miglioramento del mercato del lavoro". Pertanto, secondo l'associazione degli industriali, "l'esame parlamentare del decreto dignità può e deve rappresentare l'occasione per approvare alcuni correttivi volti a garantire una crescita sostenibile e inclusiva del Paese, che favorisca la competitività delle imprese e valorizzi il lavoro". 

Sulle delocalizzazioni manca una definizione chiara

Panucci ha puntato il dito sulle "regole poco chiare e punitive in materia di delocalizzazioni". Il provvedimento, afferma, "presenta evidenti difficoltà di applicazione pratica, rimessa peraltro alle singole amministrazioni erogatrici, anche perché non individua una definizione chiara della delocalizzazione 'rilevante', e rende la disciplina in materia molto più estesa e punitiva di quella pre-vigente, anche perché contempla una sanzione aggiuntiva alla restituzione dell'aiuto percepito (fino a 4 volte tale importo per le delocalizzazioni verso Stati non UE e non aderenti allo Spazio Economico Europeo)". A giudizio di Confindustria, "alla delocalizzazione non può essere associata una connotazione necessariamente negativa e occorre distinguere i processi di internazionalizzazione dell'attività d'impresa dalle delocalizzazioni selvagge". 

I posti a rischio sarebbero più di 8.000 all'anno

Quanto alla riduzione della durata massima dei contratti a termine da 36 a 24 mesi, secondo Confindustria, c'è il rischio di "un impatto negativo sull'occupazione complessiva". Tali norme andrebbero quindi modificate poiché "sono inefficaci rispetto agli obiettivi dichiarati e potenzialmente pregiudizievoli per il mercato del lavoro". Per l'associazione, "il ritorno delle causali comporterà' un aumento del contenzioso, che le riforme degli anni scorsi avevano contribuito ad abbattere (le cause di lavoro sui contratti a termine sono passate da oltre 8.000 nel 2012 a 1.250 nel 2016). Peraltro il fatto che per contratti tra i 12 e i 24 mesi sia richiesto alle imprese di indicare le condizioni del prolungamento, esponendole all'imprevedibilità di un'eventuale contenzioso, finisce nei fatti per limitare a 12 mesi la durata ordinaria del contratto a tempo determinato, generando potenziali effetti negativi sull'occupazione oltre quelli stimati nella Relazione tecnica al Decreto (in cui si fa riferimento a un abbassamento della durata da 36 a 24 mesi)".

La replica del ministro

Dura la risposta di Di Maio. "Confindustria", scrive il ministro del Lavoro su Facebook, "oggi dice che con il decreto Dignità ci saranno meno posti di lavoro. Sono gli stessi che gridavano alla catastrofe se avesse vinto il no al Referendum, poi sappiamo come è finita. Sappiamo come finirà anche in questo caso. Non possiamo più fidarci - aggiunge - di chi cerca di fare terrorismo psicologico per impedirci di cambiare. Il decreto Dignità combatte il precariato per permettere agli italiani, soprattutto ai più giovani, di iniziare a programmare un futuro. Cioé permette di creare quelle condizioni che sono la base per fare impresa, per rilanciare i consumi e per creare un circolo virtuoso. Dopo anni di precariato, e di leggi che hanno massacrato i lavoratori, é ormai evidente che queste politiche non hanno aiutato nessuno: né i lavoratori, né gli imprenditori". "Sono convinto che gli effetti del decreto Dignità porteranno anche Confindustria a questa conclusione", prosegue il ministro, "siamo dalla parte dei cittadini, e non faremo nessun passo indietro. Stateci vicino!".

 



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