Harley Davidson delocalizza la produzione per sfuggire ai dazi di Trump

La celeberrima azienda di Milwaukee decide di portare all'estero la parte di fabbricazione delle moto destinate al mercato europeo. Con i dazi imposti da Washington sarebbero costate duemila euro in più

Harley Davidson delocalizza la produzione per sfuggire ai dazi di Trump

L’Harley-Davidson, la storica azienda statunitense delle motociclette che hanno fatto innamorare mezzo mondo, saluta la madrepatria alzando un polverone. Non c'entrano però motori ingolfati, pistoni bloccati o frizioni bruciate: il motivo sono le tariffe imposte dall’amministrazione di Donald Trump alle esportazioni dei prodotti made in Usa. La ragione che ha spinto la casa di Milwaukee a spostare parte della sua fabbricazione di motoveicoli fuori dai confini statunitensi. "Espandere la produzione all’estero per alleviare l'onere dei dazi non è l’opzione che preferiamo, ma è l'unica sostenibile che abbiamo per continuare a rendere disponibili le nostre motociclette ai clienti europei", ha detto il portavoce di Harley Michael Pflughoeft.

Harley Davidson delocalizza la produzione per sfuggire ai dazi di Trump

Duemila dollari in più per ogni moto

Il 25 giugno l’ultracentenaria Harley-Davidson ha annunciato investimenti nelle sue fabbriche che già sono fuori dai confini americani e che producono moto destinate al mercato europeo. Non è però ancora chiaro quale dei suoi impianti, tra Thailandia, Australia, Brasile, India, sarà oggetto dell’intervento.

Bbc riporta che l’aumento dei costi di export dagli Stati Uniti verso il Vecchio Continente, quintuplicato dal 6% al 31% dopo le ultime mosse di Trump, avrebbe costretto l’Harley ad alzare di 2.200 dollari il prezzo delle sue due ruote. Lo scorso anno, aggiunge il sito d’informazione britannico, la società nata nel Wisconsin ha venduto 39.773 esemplari in Europa.

Dalla Casa Bianca è arrivato un tweet di sorpresa. Trump ha spiegato di credere che “le tasse sono una scusa”, spiegando che Harley non sarebbe stata colpita dalle tariffe e invitando poi la società ad “essere paziente”.

Tu quoque, Harley

Quella della casa motociclistica, secondo Bloomberg, è una mossa che colpisce in particolare il presidente Trump. Un anno e mezzo fa, a febbraio 2017, l’allora neo inquilino della Casa Bianca aveva ospitato i vertici di Harley-Davidson in un meeting a Washington.

In quella circostanza Trump aveva definito l’azienda di Milwaukee “una vera icona americana”, ringraziandola pubblicamente per produrre sul suolo statunitense. Forse, però, le previsioni di spendere qualcosa come 30-45 milioni di dollari in tasse di esportazione deve aver fatto cambiare idea ai vertici di Harley-Davidson.



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