Dario Scannapieco, il 'Ciampi boy' che piace anche al governo

Fu lanciato da Draghi e fu protagonista della controversa stagione delle privatizzazioni. Ma sia Lega che M5s lo stimano. La sua riconferma alla vicepresidenza della Bei è il segno che tutti gli riconoscono di aver fatto gli interessi dell'Italia. Articoli di Foglio e Repubblica

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Aver avuto come principali sponsor Carlo Azeglio Ciampi e Mario Draghi, sulla carta, non sarebbe proprio il miglior biglietto da visita quando al potere c'è un governo sovranista. Eppure ciò non ha impedito a Dario Scannapieco di vedersi confermato dal ministero delle Finanze alla vicepresidenza della Banca Europea degli Investimenti (Bei), ruolo che l'ex funzionario del Tesoro ricopre dal 2007. 

Non solo, quando la partita per il rinnovo dei vertici di Cassa Depositi e Prestiti era ancora aperta, era il nome di Scannapieco quello favorito dal M5s come nuovo amministratore delegato, ruolo poi andato a Fabrizio Palermo. E sappiamo bene quanto importante fosse quella casella per Luigi Di Maio, che su Cdp ha puntato tutto per il suo ambizioso piano di sostegno alle startup. E tra i primi a gioire per la sua riconferma alla Bei c'è stato un esponente di peso del Carroccio come Luca Zaia. 

"Con il dottor Scannapieco abbiamo stabilito una collaborazione solida e proficua ma, soprattutto, abbiamo realizzato iniziative importanti e notevolissime in termini di capacità di spesa", dichiarò il governatore del Veneto. La stima unanime della quale gode il funzionario europeo, che ha collaborato sia con governi di centrodestra che di centrosinistra, è frutto di una semplice presa d'atto: nessuno può negare che nel suo ruolo Scannapieco abbia fatto gli interessi del Paese. 

108 miliardi in 10 anni per l'Italia

Da quando Scannapieco è vicepresidente della Bei, ricorda Il Foglio, l'istituto - che "insieme al Fondo europeo per gli investimenti compone la più grande istituzione finanziaria internazionale al mondo per totale di prestiti in essere (600 miliardi di euro, il Fmi ne ha meno della metà)" - l'Italia ha ricevuto prestiti per 108 miliardi "con cui sono stati finanziati miglioramenti infrastrutturali come 6 miliardi (su 20) per la tratta alta velocità Milano-Napoli". Nel 2017, ricorda ancora il quotidiano diretto da Cerasa, il nostro Paese è stato "il primo paese beneficiario con finanziamenti per 12,3 miliardi (più 10 per cento rispetto al 2016) pari allo 0,7 per cento del Pil per 119 operazioni a imprese pubbliche e private".

La Lega non può inoltre non riconoscere che Scannapieco è uno dei pochi alti dirigenti europei ad aver fatto qualcosa di concreto per contrastare le spinte migratorie diretti verso la penisola. Oltre a Italia, Malta ed ex Jugoslavia, l'area di cui è responsabile comprende anche il Nordafrica, che dalla Bei riceve sostegno allo sviluppo con l'obiettivo di contenere i flussi (ovvero quel che è volgarmente detto "aiutarli a casa loro"). 

"Sempre vicini al Paese, spesso in silenzio"

In un intervento tenuto lo scorso marzo in occasione della firma del protocollo d’intesa con la Procura generale della Repubblica presso la Corte di Cassazione, Scannapieco rivendicò così il suo operato: "La Bei, la Banca dell’Unione Europea, è stata costituita con il Trattato di Roma del ’57 su impulso italiano. Il nostro Paese spinse per avere uno strumento europeo che finanziasse la crescita armoniosa delle regioni più arretrate. Da allora è sempre stata vicina al nostro Paese, spesso silenziosamente, ma assicurando sempre il suo sostegno a progetti di qualità, effettuati nel rispetto delle regole e delle normative europee e nazionali. Da allora l’Italia è la nazione che più ha beneficiato dei prestiti del gruppo Bei".

"Tra i pilastri della nostra attività c’è il sostegno alle Pmi. Grazie a 43 miliardi di finanziamenti in 10 anni, abbiamo sostenuto 6,7 milioni di posti di lavoro in tutte le Regioni Italiane", proseguì Scannapieco, "inoltre, con finanziamenti a lungo termine e a tassi molto contenuti, abbiamo finanziato le più importanti infrastrutture nazionali di trasporto (viarie, ferroviarie, porti, aeroporti), energetiche (smart grid, rinnovabili, efficienza energetica), digitali, idriche e dei servizi, sostenendo sia le amministrazioni centrali che locali".

"Affianchiamo, poi, lo Stato italiano sia nella ricostruzione in seguito ai tragici sismi degli ultimi anni sia nella prevenzione, per esempio in materia di dissesto idrogeologico", proseguì, "grazie al nostro intervento l’Italia ha risparmiato cifre rilevanti per le finanze pubbliche rispetto a quanto sarebbe costato finanziarsi emettendo nuovi titoli di debito pubblico".

Da Harvard a via XX Settembre

Infine, un governo che punta così tanto sull'intervento dello Stato in economia, non può non trovarsi in sintonia con un uomo che in un colloquio con Repubblica affermò di avere "sempre avuto in mente la missione di lavorare per lo Stato". Subito dopo la laurea alla Luiss, Scannapieco lavorò due anni a quella che allora era la Sip e poi riuscì ad entrare nella Business School di Harvard, dalla quale di solito si esce per diventare banchiere d'affari o ad di un'azienda privata. 

Ma Scannapieco aveva progetti diversi: "mentre studiavo nel Massachusetts mi convincevo sempre di più che dopo, armato di master, sarei entrato in qualche branca dell'amministrazione pubblica. Perché ero convinto già allora che il settore pubblico, se efficiente e forte, rappresenta l'anima di un Paese, lo qualifica nel mondo, rende possibile un vero cammino di sviluppo e crescita. Così acquistai per cinque dollari il diritto a poter usare il logo di Harvard sulla busta e cominciai a scrivere lettere: era una pratica corrente per gli studenti e serviva ovviamente a far sì che le lettere non venissero cestinate senza neanche aprirle".

"Scrissi al ministro del Tesoro di allora che era Ciampi, al direttore generale Draghi, alla Banca d'Italia, al premier Prodi, al sottosegretario Micheli e via dicendo. A tutti esplicitavo il mio desiderio di venire a mettere a disposizione del mio Paese le competenze che stavo maturando", racconta.

La chiamata di Draghi arriva poco prima del Natale 1996. Erano i tempi del grande piano di privatizzazioni, in seguito spesso contestato. Scannapieco si trova, non ancora trentenne, consulente del Tesoro. "Lavoravamo come matti ma è stata un'esperienza entusiasmante", ricorda, "facemmo privatizzazioni a catena. Eravamo un gruppo giovane e agguerrito. Era un collettivo di grande qualità e ci sentivamo appoggiati da Draghi e dai ministri, prima Ciampi e poi Amato"

Nel 2002 a via XX Settembre arriva Tremonti, che lo sceglie come direttore generale Finanza e Privatizzazioni al Tesoro. Scannapieco non ha ancora 35 anni, l'età minima per ricoprire il ruolo. Il ministro lascia la sede vacante in attesa che li compia. "Ho ricordi di grande stima reciproca con tutti i ministri con cui ho lavorato", racconta, "l'ultimo fu Padoa Schioppa che quando partii mi disse: mi raccomando, continui a darmi indicazioni sul merito delle mie mosse". Poi arrivò l'Europa. E il piano Juncker per gli investimenti, del quale la Bei è il braccio finanziario.

Una carriera fulminante durante le quale, osserva ancora Il Foglio, Scannapieco è sempre stato ‚Äč"attento a non rivelare preferenze politiche o accostamenti a teorie economiche che permettono di collocarlo con precisione". Per saper dialogare con governi di ogni colore, gialloverdi inclusi, serve anche questo.



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