Dalla sharing economy all'economia circolare. Di cosa parla esattamente Conte?

Facciamo chiarezza su tre termini, citati dal premier nel dibattito sulla fiducia, che appaiono centrali nel programma del governo giallo-blu

Dalla sharing economy all'economia circolare. Di cosa parla esattamente Conte?

Economia circolare, blue economy e sharing economy. Tre parole, citate dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante il dibattito sulla fiducia alle Camere, che appaiono centrali nel programma dell'esecutivo di Lega e Movimento 5 stelle, in particolare in materia ambientale, come si evince dal passaggio seguente.

L’azione di governo sarà costantemente incentrata sulla tutela dell’ambiente, sulla sicurezza idro-geologica del nostro territorio, sullo sviluppo dell’economia circolare. Con le nostre scelte politiche ci adopereremo per anticipare i processi, peraltro già in atto, di “decarbonizzazione” del nostro sistema produttivo (...). Non siamo disponibili a sacrificare l’ambiente e il progetto di una blue economy per altri scopi. Dobbiamo misurarci da subito con i dilemmi della intelligenza artificiale e utilizzare i big data per cogliere tutte le possibilità della sharing economy.

Spieghiamo brevemente cosa significano. 

Economia circolare

Con questa locuzione si intende un sistema dove la produzione di rifiuti viene minimizzata, assicurando il riutilizzo più vasto possibile degli scarti di produzione. Scarti di due tipi: quelli biologici, che andrebbero reintegrati nell'ambiente, e quelli sintetici, che devono poter essere nuovamente impiegati per la produzione di altri beni. L'obiettivo ideale è un sistema in grado di rigenerarsi quasi completamente, con un continuo riciclo delle materie. Il termine "circolare" è in contrapposizione all'economia lineare, quella dei classici processi industriali che portano dalle materie prime al prodotto e quindi allo scarto. Si tratta di un concetto quindi strettamente collegato con quello di green economy, privilegiando fonti di energia con il più basso impatto ambientale possibile. Cambia anche la filosofia con la quale vengono progettati i prodotti, che devono avere una durata più estesa possibile (in contrasto all'obsolescenza programmata che è diventata uno dei cardini dell'attuale industria dei dispositivi tecnologici) e assemblati in maniera tale da agevolare il riciclo o il riutilizzo delle componenti.

All'economia circolare è dedicato il pacchetto di provvedimenti approvato lo scorso 20 aprile dal Parlamento europeo. Secondo gli obiettivi del piano, la quota di rifiuti urbani da riciclare dovrà passare dall'attuale 44% al 55% nel 2025, fino al 65% nel 2035. Entro il 2035 non più del 10% dei rifiuti potrà essere smaltito nelle discariche (in Italia è al 28% per il 2016). Il pacchetto stabilisce inoltre che i prodotti tessili e i rifiuti pericolosi provenienti dai nuclei domestici dovranno essere raccolti separatamente entro il 2025, così come i rifiuti biodegradabili che potranno essere riciclati anche direttamente nelle case attraverso il compostaggio.Il pacchetto stabilisce inoltre che i prodotti tessili e i rifiuti pericolosi provenienti dai nuclei domestici dovranno essere raccolti separatamente entro il 2025, così come i rifiuti biodegradabili che potranno essere riciclati anche direttamente nelle case attraverso il compostaggio.

Blue economy

Il termine 'blue economy' può avere due accezioni. La prima è in larga parte sovrapponibile a quella di economia circolare. A teorizzarla l'imprenditore belga Gunter Pauli, che vede però la green economy come un modello da superare e non come una componente del sistema, citando - ad esempio - il negativo impatto ambientale dei biocarburanti. Il concetto di base della blue economy di Pauli è la "biomimesi", ovvero lo sviluppo di processi produttivi che ricalchino il più possibile quelli naturali. Secondo la definizione dell'Unep, la blue economy è invece il modello di sviluppo sostenibile applicato a tutti i settori dell'economia marina, dal turismo alla pesca, dalla nautica allo sfruttamento delle risorse minerarie ed energetiche. Non è dato di sapere a quale delle due definizioni si riferisse Conte. Quel che è sicuro è che la gestione sostenibile dell'economia marina è una delle maggiori emergenze che si trova di fronte l'umanità, a partire dall'eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche è del sempre più grave inquinamento da materie plastiche.

Sharing economy

La "sharing economy" è l'economia della condivisione. Il concetto di base è il seguente: se ho un bene inutilizzato o che utilizzo solo in parte, esso diventa un prodotto, come teorizzato da Rachel Botsman. Ho una stanza in casa che non utilizzo? La dò in affitto, come avviene con AirBnB. Devo fare un viaggio in macchina da solo? Cerco tre persone che occupino i posti vuoti e condividano con me le spese del carburante, che è il modello di BlaBlaCar. Il sistema diventa quindi non più verticale ma orizzontale: sono i consumatori che si incontrano per condividere l'utilizzo di un bene. Un ruolo centrale nel meccanismo lo svolgono le app, in quanto la valutazione dei servizi offerti o di colui che li offre consente di creare una comunità il più possibile affidabile e coesa. E il "consumo collaborativo" può anche non essere a scopo di lucro. Anche i tanti gruppi Facebook dove si pubblicano annunci per beni dati in regalo a chi se li viene a prendere rientrano nel perimetro della sharing economy. Cosa c'entrino i Big Data, però, Conte non lo ha ancora spiegato. 



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