Adesso è Daimler a sfidare Uber: la strategia digitale del colosso tedesco

L'investimento in una startup estone, Taxify, porta i tedeschi a migliorare la loro posizione nei servizi alternativi ai taxu 

Adesso è Daimler a sfidare Uber: la strategia digitale del colosso tedesco 
TOSHIFUMI KITAMURA / AFP 
Mercedes-Benz Daimler AG (AFP) 

Un altro unicorno contro Uber. La startup estone Taxify ha ricevuto un finanziamento da 175 milioni di di dollari e raggiunto una valutazione di un miliardo di dollari. A guidare l'operazione è il gruppo Daimler, che si conferma tra le case automobilistiche più attente al digitale. Hanno partecipato al round anche Korelya Capital, il co-fondatore di TransferWise Taavet Hinrikus e alcuni investitori che già detenevano una quota nel capitale di Taxify, come la “Uber di Cina” Didi Chuxing (partecipata da SoftBank). Taxify utilizzerà le risorse per rafforzarsi sui mercati dov'è già presente, cioè Europa centro-orientale e in lacune città africane. Attualmente opera in 25 Stati, con 500.000 autisti e 10 milioni di passeggeri.

La squadra di app

Investendo nella società estone, Daimler allarga la propria batteria di servizi digitali. Possiede già MyTaxi, che opera in Germania, Gran Bretagna, Irlanda e Spagna. È presente in Francia con Chauffeur-privé e in Medio Oriente con Careem. Senza dimenticare che, indirettamente, potrebbe presto mettere un piede in Didi e Uber. Secondo il Financial Times, infatti, Daimler sta per entrare in Vision Fund, il fondo d'investimento da 100 miliardi di dollari gestito da SoftBank che ha già puntato sulla società guidata da Dara Khosrowshahi e sulla sua omologa cinese.

Continua quindi il riposizionamento del settore. Uber resta il leader fuori dalla Cina, ma la concorrenza cresce, a tal punto da aver obbligato la società a concentrarsi su alcune regioni e abbandonarne altre, come il sud-est asiatico lasciato alla ex concorrente Grab.  

Daimler accanto a SoftBank

L'interesse di Daimler verso il digitale è confermato proprio dall'ingresso di Vision Fund. Daimler affianca altre imprese: a Vision Fund, infatti, non partecipano solo istituzioni finanziarie ma anche società come Apple e Sharp. L'ingresso del gruppo tedesco conferma il suo interesse nei confronti delle nuove tecnologie. Quanto investirà il nuovo pool di contributori (oltre alla casa tedesca ci sono anche il fondatore di Oracle Larry Ellison e tre banche giapponesi)? Lo spazio disponibile è di 7 miliardi di dollari. Seguendo lo schema “ibrido” adottato dal fondo, la nuova cordata dovrebbe puntare 3,36 miliardi per rilevare una quota del fondo e “prestarne” altri 4,34.

Vision utilizza infatti due canali: debito (per il 62%) ed equity (per il restante 48%). Chi partecipa, in sostanza, investe in due modi: acquista una quota della società e presta capitali che verranno ripagati con un tasso del 7% annuo durante il ciclo di vita del fondo (12 anni). Daimler, le banche giapponesi e Ellison affiancano gli altri soci di Vision. Buona parte delle risorse (45 miliardi) arriva dal Saudi Arabian Public Investment Fund, il fondo sovrano saudita: 28 miliardi in debito e 17 in equity.

Un altro fondo sovrano (di Abu Dhabi) ha messo sul piatto 15 miliardi (9,3 in debito e 5,7 in equity). Un gruppo di società tecnologiche formato da Apple, Qualcomm, Foxconn e Sharp ha investito complessivamente altri 5 miliardi. In questa gigantesca torta, Sofbank non ha la fetta più grande (che spetta al fondo saudita). Ma è l'unico socio a investire solo in equity: con 28 miliardi detiene quindi la maggioranza assoluta del capitale, dettando quindi strategie e obiettivi.

 



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