Cultura: nel 2014 quasi 79 mld da imprese del settore

(AGI) - Roma, 11 giu. - Nel 2014 le imprese delle filiereculturali e creative hanno prodotto 78,6 miliardi di valoreaggiunto e "attivato" altri settori dell'economia arrivando amuovere complessivamente il 15,6% del valore aggiuntonazionale, equivalente a 227 miliardi di euro. E' quanto emergedal Rapporto 2015 'Io sono cultura - l'Italia della qualita' edella bellezza sfida la crisi' elaborato da Fondazione Symbolae Unioncamere. Presentato oggi a Roma, alla presenza delministro Dario Franceschini, del segretario generale diUnioncamere, Claudio Gagliardi, dal presidente di Symbola,Ermete Realacci, e dal presidente di Unioncamere, FerruccioDardanello, il rapporto

(AGI) - Roma, 11 giu. - Nel 2014 le imprese delle filiereculturali e creative hanno prodotto 78,6 miliardi di valoreaggiunto e "attivato" altri settori dell'economia arrivando amuovere complessivamente il 15,6% del valore aggiuntonazionale, equivalente a 227 miliardi di euro. E' quanto emergedal Rapporto 2015 'Io sono cultura - l'Italia della qualita' edella bellezza sfida la crisi' elaborato da Fondazione Symbolae Unioncamere. Presentato oggi a Roma, alla presenza delministro Dario Franceschini, del segretario generale diUnioncamere, Claudio Gagliardi, dal presidente di Symbola,Ermete Realacci, e dal presidente di Unioncamere, FerruccioDardanello, il rapporto evidenzia inoltre che "le sole impresedel sistema produttivo culturale - ovvero industrie culturali,industrie creative, patrimonio storico artistico earchitettonico, performing arts e arti visive - danno lavoro a1,4 milioni di persone, il 5,9% del totale degli occupati inItalia. Che diventano oltre 1,5 milioni, il 6,3% del totale, seincludiamo anche le realta' del pubblico e del non profit". "Ma la forza della cultura - si legge ancora - va ben oltre,grazie ad un effetto moltiplicatore pari a 1, 7 sul restodell'economia: cosi' per ogni euro prodotto dalla cultura, sene attivano 1,7 in altri settori". "L'Italia - ha dettoRealacci - e' forte se fa l'Italia, se scommette su cio' che larende unica e desiderata nel mondo: cultura, qualita',conoscenza, innovazione, territorio e coesione sociale. Dallacrisi, infatti, non si esce con ricette del passato, maguardando al futuro. Dalla bellezza, alla cultura alla greeneconomy molte imprese italiane hanno gia' colto i segnali checi parlano del domani e scommettono sulla cultura e lacreativita' per rafforzare le manifatture. Una stradaintrapresa anche da Germania, Gran Bretagna e Giappone. Numerialla mano, non solo con la cultura l'Italia mangia, ma lacultura e' nel nostro dna e grazie ad essa possiamo costruireun futuro all'altezza della nostra storia. Ecco perche' - haproseguito Realacci - come si e' iniziato a fare, bisognaintegrare le politiche culturali all'interno di quelleindustriali e territoriali, riconoscerne e accompagnarne ilruolo da protagonista nella manifattura e nell'innovazioneoltre che nel turismo". "L'idea di cultura alla base dei lavori di Unioncamere eSymbola si fonda non solo su quell'enorme patrimonio italianodi musei, gallerie, beni culturali, festival, rappresentazioniartistiche, letteratura, cinema, ma anche sul made in Italy esulle industrie creative, cioe' su tutte quelle attivita'produttive che dalla cultura traggono linfa creativa", hasottolineato il presidente di Unioncamere, FerruccioDardanello. Per Franceschini "questo rapporto conferma quello deglianni precedenti: il 2014 e' stato formidabile e dimostra che ilsettore culturale e' una grandissima opportunita' per il Paese.Occorre pero' fare sinergia perche' lo Stato puo' interveniresui musei e sui monumenti, ma non puo' mettersi a costruirealberghi. L'impegno del governo c'e', ora devono entrare ingioco i privati". .