Confesercenti: la crisi incide sull'acquisto dei vestiti, 6 italiani su 10 riducono

(AGI) - Roma, 12 lug. - Gli italiani amano ancora la moda ed ivestiti di qualita', ma la recessione ha cambiato, davvero, usie 'costumi' dei nostri concittadini: 6 su 10 hanno ridotto,nell'ultimo anno, la spesa in abbigliamento, mentre lapercentuale di persone che comprano moda low-cost e' piu' chetriplicata durante la crisi, passando dal 14% al 44%. E sicompra sempre piu' spesso online, nei mercati pubblici e neinegozi dell'usato. E' questo il quadro che emerge da un'indagine condotta daConfesercenti SWG sulle abitudini d'acquisto di abbigliamentoin Italia. Che sono profondamente cambiate negli ultimi

Confesercenti: la crisi incide sull'acquisto dei vestiti, 6 italiani su 10 riducono

(AGI) - Roma, 12 lug. - Gli italiani amano ancora la moda ed ivestiti di qualita', ma la recessione ha cambiato, davvero, usie 'costumi' dei nostri concittadini: 6 su 10 hanno ridotto,nell'ultimo anno, la spesa in abbigliamento, mentre lapercentuale di persone che comprano moda low-cost e' piu' chetriplicata durante la crisi, passando dal 14% al 44%. E sicompra sempre piu' spesso online, nei mercati pubblici e neinegozi dell'usato.

E' questo il quadro che emerge da un'indagine condotta daConfesercenti SWG sulle abitudini d'acquisto di abbigliamentoin Italia. Che sono profondamente cambiate negli ultimi anni.Prima della crisi, la percentuale di persone che compravavestiti ed accessori di qualita' era il 26%, il 60% siindirizzava verso prodotti di fascia media e solo il 14%sceglieva di rivolgersi al low-cost. Adesso, invece, compra abasso costo il 44%, poco meno della quota (47%) che ancorasceglie capi di qualita' media. Quasi scomparsi, invece, gliaficianados dell'alta qualita', che passano dal 26 al 9%.

Dal web all'usato, crescono gli acquisti nei canalialternativiLa ricerca del prezzo piu' basso porta sempre piu' spesso gliitaliani a fare i propri acquisti di abiti fuori dai negozi,spesso in canali alternativi. Il 36% dichiara di aver compratocon maggior frequenza rispetto al passato abiti e accessori sulweb, mentre il 34% ha incrementato i propri acquisti dabancarelle, ambulanti e mercatini rionali, mentre il 26% si e'rivolto alle grandi catene di pronto moda. Il 13% dei nostriconcittadini, invece, ha aumentato gli acquisti nei negozi dicompravendita dell'usato, mentre l'8% ha incrementato lafrequenza con cui partecipa agli swap parties, termine con cuisi indicano eventi dedicati allo 'scambio' di abiti. Da Status Symbol a voce da tagliare: dal 2009 spesa inabbigliamento delle famiglie giu' del 23%.

Nonostante l'abbigliamento 'Made in Italy' continui ad essereuna delle eccellenze del nostro Paese, la diminuzione delreddito globale ha inciso pesantemente sulla spesa dedicataall'abbigliamento dalle famiglie italiane, passata - secondo icalcoli dell'Ufficio economico Confesercenti - dai 142 euromensili del 2009 ai 109 del 2013, con un calo del 23%. Einfatti sono proprie le 'difficolta' economiche' la motivazioneindicata dalla larga maggioranza (66%) degli italiani che hannosegnalato un taglio dei consumi moda. Il 21%, invece, segnaladi aver ridotto la spesa perche' ha modificato il proprio mododi vestire, indirizzandosi verso prodotti low-cost. Mentre un13% sembra aver semplicemente cambiato 'Status Symbol',dirottando la sua spesa su altre categorie merceologiche ditendenza, come smartphone, viaggi e cure estetiche. .