Il braccio di ferro tra M5s e Lega su pensioni e pace fiscale

Al termine del vertice sulla manovra, Salvini e Di Maio si mostrano uniti. Ma tra i due partiti di maggioranza le divergenze sono consistenti. Per Brambilla, l'esperto di pensioni del Carroccio, la proposta pentastellata di un assegno minimo di 780 euro "è ingiusta e spaccherebbe lo Stato sociale"

Il braccio di ferro tra M5s e Lega su pensioni e pace fiscale

 "Il vertice si è svolto lavorando in totale armonia", ha giurato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al termine dell'incontro sulla manovra che ha visto al tavolo i due "azionisti" della maggioranza, i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, quello per le politiche Ue, Paolo Savona, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti. I retroscena dei quotidiani parlano di un Tria sempre più sotto pressione perché accetti uno sforamento del deficit superiore all'1,6% ma, per il momento, intenzionato a non cedere alle richieste di Lega e M5s.

Per i due partiti è importante lanciare un segnale ai rispettivi elettorati con passi avanti concreti nell'avvio della flat tax e del reddito di cittadinanza. Ma la coperta delle coperture è corta e aumentano le divergenze su come utilizzarle. Due in particolare i punti più discussi: la "pace fiscale" proposta dal Carroccio, che i pentastellati temono si traduca in un condono, e la "pensione di cittadinanza", proposta grillina alla quale la Lega è fortemente contraria. 

"La pensione di cittadinanza spaccherebbe lo Stato Sociale"

La pensione di cittadinanza "costerebbe troppo, sarebbe pagata dalle giovani generazioni e spaccherebbe lo Stato sociale", avverte Alberto Brambilla, esperto della Lega per la previdenza e l'assistenza, in un'intervista al Corriere della Sera. Brambilla ha invece difeso la quota 100 per anticipare l'accesso alla pensione: "Questa sì una proposta gestibile, perché quota 100 si potrebbe in futuro sempre alzare in funzione della speranza di vita, mentre se si introducesse la pensione minima di 780 euro, sarebbe difficile rimediare i guasti che ne deriverebbero".

Sulla pensione di cittadinanza, Brambilla ha spiegato che anche solo darla a un milione di invalidi civili costerebbe 6,3 miliardi in più all'anno, darla a chi prende l'assegno o la pensione sociale costerebbe altri 4 miliardi. "Non ci sono le risorse. E si tratterebbe di un'operazione ingiusta", ha affermato, "prenda un commerciante o un artigiano. Con un reddito medio di 1.350 euro al mese, per maturare una pensione di 780 euro, deve lavorare e pagare contributi per 38-40 anni. Chi glielo fa fare di continuare a versare all’Inps se il governo comunque gli garantisce 780 euro?".

"Tutto e subito non si può reggere"

Sulla proposta di "pace fiscale" fanno invece chiarezza i due uomini del Carroccio a via XX Settembre: il viceministro Massimo Garavaglia e il sottosegretario Massimo Bitonci. Garavaglia, intervistato da 'Radio Anch'Io' ha sottolineato che le misure al vaglio del governo denominate 'pace fiscale' "non sono un condono" e, su questo nel governo non ci sono contrasti: "Tutto e subito non si può reggere. La novità è che si sta lavorando nell'ottica di una legislatura per realizzare queste riforme in maniera coerente con un quadro non idilliaco di conti pubblici. Quello che possiamo fare ora è dare avvio alle riforme: quindi sicuramente la pace fiscale. Tra l'altro leggo di contrasti che in realtà non ci sono. Io, che alla riunione c'ero, non ho visto niente. Ieri si parlava di pace fiscale e su questo non c'è nessun contrasto".

"Si vuole ragionare su tutti gli strumenti esistenti per semplificare le possibilità dei contribuenti che hanno problemi di liquidità, per consentirgli di uscire dal loro cono d'ombra. Non è un condono ma un'azione giusta per consentire di riportare in bonis il numero più alto di aziende possibili", ha concluso.

Di Maio resta contrario a "condoni e scudi"

leri Di Maio, in visita alla fiera calzaturiera di Rho, aveva ribadito che il Movimento 5Stelle "non è disponibile a votare nessun condono". "Condoni e scudi fiscali attuati da altri governi hanno solo creato un deterrente a comportarsi bene e hanno fatto sempre pensare ad una via d’uscita all’evasione", sono le parole del vicepremier.

"Quello che proponiamo non è un condono e nemmeno una semplice rottamazione. Vogliamo reintrodurre il concordato fiscale", ha precisato Bitonci in un'intervista a Repubblica. Un concordato, ha proseguito, che "a regime" diventi "permanente, come c'è in molti Paesi. Chi è in difficoltà va all'Agenzia delle entrate e lì gli uffici avranno la potestà giuridica di verificare, rateizzare e ridurre l'importo", ha spiegato.

Per quanto riguarda il tetto ipotizzato di un milione di euro sul concordato, questo "sarà oggetto di discussione". "Non è questo il punto", ha insistito il sottosegretario, "il contenzioso è di 1.000 miliardi e parte sono esigibili, e se questa parte fosse solo esigua allora "bisogna aver il coraggio di fare pulizia nel bilancio dello Stato". Bitonci ha anche chiesto di riaprire la voluntary disclosure, che riguardi "anche le cassette di sicurezza" in Italia. 

 

 



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