Perché a Milano il 54% dei certificati del comune è digitale e a Napoli nemmeno uno

In una inchiesta di Repubblica il viaggio nel divario digitale della pubblica amministrazione italiana. Che non è necessariamente tra nord e sud

Perché a Milano il 54% dei certificati del comune è digitale e a Napoli nemmeno uno
 Vittorio La Verde / GF
 Lo sportello telematico del Comune di Roma alla Fiera della Pubblica amministrazione

Come tutte le innovazioni, anche la digitalizzazione della Pubblica amministrazione in Italia procede a macchia di leopardo. Il comune di Milano ha annunciato che nel 2016 ha emesso più certificati digitali, il 54%, di quanti ne siano stati consegnati allo sportello, mentre a Napoli gli utenti hanno ancora e soltanto l'unica opzione di una fila e una chiacchierata con l'impiegato. Secondo un'inchiesta condotta da Repubblica, la legge parla chiaro: i comuni italiani devono attrezzarsi per dialogare e fornire o ricevere documenti online da cittadini e imprese. Per questo è indispensabile l'attivazione dello Spid, il sistema che permette agli utenti di accedere con un'unica identità telematica ai servizi online della pubblica amministrazione e privati.

Fa altrettanto bene Firenze, con il 45 per cento dei certificati rilasciati online e un articolato piano di digitalizzazione che prevede corsi di formazione, pubblicità, convenzioni con ordini professionali. Torino stima il 55 per cento ma i dati non sono ufficiali , Bari il 25 e Roma il 21 per cento.

Il divario non è tra nord e sud

L'esempio di Napoli, però, non deve far pensare che il divario digitale riguardi tutto il sud (e isole): a Cagliari è stato raggiunto il 39 per cento di certificati online contro il 27% di Venezia e il 29% di Perugia. A Bologna le richieste online non decollano, complice anche una fitta rete di sportelli in ogni quartiere cittadino, che di fatto rende molto semplice ottenere i documenti richiesti, tanto che il 70% dei certificati viene ancora rilasciato da un operatore. Stessa cosa a Genova, città con molti anziani, pochi giovani e attività, dove solo i professionisti sono passati al nuovo sistema.

In altre città, come Palermo, i certificati richiesti online sono circa il 12 per cento del totale, ma non essendo attivo lo Spid (assicurano ci sarà da gennaio) per registrarsi al servizio bisogna andare al Comune. E qui comincia il viaggio nelle amministrazioni che arrancano. Ad Ancona, per esempio, giurano che si stanno attrezzando, ma intanto qualche documento si può richiedere via posta certificata ma "non sono ancora stati digitalizzati i dati anteriori al 2000".
 



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