Sui vertici della Cdp è ancora fumata nera

Salta il compromesso sulla diarchia tra Scannapieco e Palermo. Tria vuole mantenere le sue prerogative e cresce la tensione con Lega e M5s. Articoli di Huffington Post, Sole 24 Ore e Repubblica

Sui vertici della Cdp è ancora fumata nera
 Afp
 Giovanni Tria

Sulla nomina dei nuovi vertici della Cassa Depositi e Prestiti è di nuovo fumata nera. La quinta da maggio. Se le divergenze tra Lega e M5s sembrano essersi appianate, con la convergenza sul nome dell'attuale direttore finanziario di Cdp, Fabrizio Palermo, lo scontro è ora tra i due partiti di maggioranza e il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, che punta sul vicepresidente della Banca Europea per gli Investimenti, Dario Scannapieco, come nuovo amministratore delegato, soluzione appoggiata presidente dell'Acri (l'associazione delle fondazioni e delle casse di risparmio), Giuseppe Guzzetti. Il termine per prendere una decisione è stato quindi spostato al 24 luglio. 

Il compromesso saltato

Una soluzione di compromesso iniziale, scrive l'Huffington Post, avrebbe previsto la nomina di Palermo come direttore generale con pesanti deleghe, quasi co-ad. "Un’operazione", scrive Il Sole 24 Ore, "che ieri avrebbe portato a un irrigidimento da parte del ministro per l’Economia". "In verità, se il tema centrale resta quello delle deleghe va capito anche come attribuirle", prosegue il quotidiano finanziario, "lo Statuto della Cdp prevede che queste siano decise dal Ceo. «L’amministratore delegato - recita lo statuto - può proporre al cda la nomina di un direttore generale, ed eventualmente di uno o più vice direttori generali, indicandone funzioni, poteri e compenso». Con questa impostazione il dg, anche se delegato, resterebbe in subordinazione rispetto all’ad. Cosa che, evidentemente, Lega e 5Stelle non vogliono". 

Alle resistenze di Tria avrebbe corrisposto un ulteriore irrigidimento dei partiti, in particolare il M5s, che avrebbe quindi proposto Palermo direttamente come ad. Il no tout-court a Scannapieco, rivela ancora l'Huffington Post, sarebbe arrivato addirittura da Davide Casaleggio in persona, che lo ritiene una figura troppo autonoma rispetto ai partiti. Per Repubblica è invece soprattutto il Carroccio a non volere il candidato di Tria, nel mirino dei partiti anche per non aver ancora concesso le deleghe ai sottosegretari.

Tria vuole mantenere le sue prerogative

"La riprova che lo stallo non sia da attribuire tanto a una prova di forza tra Lega e 5Stelle, quanto all’ennesimo tentativo del ministro dell’Economia di difendere le proprie prerogative", sottolinea ancora il Sole 24 Ore, sembra trapelare dalla parole pronunciate dal premier, Giuseppe Conte. «Il problema non è se ci sono divergenze sulle nomine: la Cdp è uno strumento chiave per la politica nazionale, ha un rilievo strategico e quindi vogliamo meditare bene. Ci stiamo riflettendo bene per non sbagliare», ha detto ieri. In mattinata era stato il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Giancarlo Giorgetti, a confermare il fatto che l’assemblea convocata nel pomeriggio non avrebbe dato i frutti sperati. «C’è ancora da lavorare», aveva detto".



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