Caporalato: Confagricoltura, si' a norme necessarie modifiche

Caporalato: Confagricoltura, si' a norme necessarie modifiche

Roma - Si' al ddl sul caporalato, ma e' necessario migliorare alcune norme. La giunta esecutiva di Confagricoltura - riunitasi per esaminare il disegno di legge in via di approvazione in materia di lavoro - ha condiviso l'impianto complessivo della norma proposta, ma ha anche espresso "forte preoccupazione" per le ricadute che alcune misure contenute nel provvedimento contro il caporalato potrebbero avere sul sistema imprenditoriale agricolo nel suo complesso.
"Il provvedimento - si legge in una nota - e' assolutamente condivisibile, ma gli strumenti previsti non centrano solamente l'obiettivo della lotta all'intermediazione illecita e allo sfruttamento, ma rischiano di far sentire i loro effetti anche sulle imprese che operano correttamente sul mercato del lavoro."
Gli "indicatori di sfruttamento del lavoro" che la legge introduce e che sono alternativi tra loro (basta che ne ricorra uno solo), infatti, rilevano lo sfruttamento, ma per fare questo allargano lo spettro a violazioni lievi e meramente formali di normative legali e contrattuali, quali il rispetto dell'orario di lavoro, la retribuzione, l' igiene, con il rischio che nell'attuazione poi si applichino norme penali a fattispecie lievi ed isolate, piu' che alle reali situazioni di illegalita'. Le norme vanno a colpire le aziende agricole a prescindere dal collegamento con l'intermediazione di manodopera irregolare, con il risultato che potrebbe essere punito con la reclusione, con la confisca dei beni e con il controllo giudiziario dell'azienda, anche chi incorre accidentalmente in una trasgressione meramente formale e spesso marginale. "Non e' possibile che una Legge crei un rischio potenziale di colpire indiscriminatamente i datori di lavoro di un settore che occupa piu' di un milione di persone e che ha mantenuto i livelli occupazionali anche in questi anni di crisi - commenta la giunta di Confagricoltura - Non si puo' trattare allo stesso modo chi, con violenza, intimidazioni e minacce, sfrutta e schiavizza i lavoratori e chi, invece, assume e assicura regolarmente i propri dipendenti e incorre in violazioni che riguardano aspetti non sostanziali del rapporto di lavoro, magari per circostanze plausibili". Inoltre, condizioni come questa non favoriscono il confronto ai tavoli per il rinnovo dei contratti provinciali di lavoro per gli operai agricoli, che attribuiscono all'elemento retributivo, come agli altri potenziali indicatori di sfruttamento, una valenza che oltrepassa la naturale funzione. Questo rende piu' complicate le trattative con i sindacati, perche' se le clausole contrattuali possono avere rilievo penale, esse richiedono momenti di maggiore riflessione, con il rischio di stallo nei rinnovi. (AGI)