La lunga estate in cui le banche centrali cercheranno di evitare una nuova crisi

Il grande gioco di Bce, Fed, Boe e Boj si svolgerà prevalentemente a luglio. Obiettivo: prevenire l'incendio di una nuova flessione dell'economia, affilando tutte le armi a disposizione

bance centrali crisi economica 
 Afp
 Mario Draghi

Le principali banche centrali si sono rimesse il casco da pompiere e si dicono pronte a spegnere l'incendio, ovvero a prevenire l'accendersi di una nuova crisi, mettendo in campo, se necessario, tutte le armi a loro disposizione. Il grande gioco di Bce, Fed, Boe e Boj si svolgerà prevalentemente a luglio, che è il mese in cui si concentreranno gli appuntamenti più importanti.

La lunga estate calda dei banchieri centrali si aprirà con il direttivo della Bce il 25 luglio a Francoforte, il terzultimo di Mario Draghi, che il 31 ottobre lascerà le redini della banca centrale europea a Christine Lagarde. Tra il 30 e il 31 luglio si riunirà il Fomc della Fed, in cui si dà per scontato un taglio 'preventivo' dello 0,25% dei tassi Usa.

Il il 30 luglio si vedrà il board della Boj, la Banca del Giappone. Poi, il primo di agosto sarà il turno del comitato di politica monetaria della Boe, la Banca d'Inghilterra. A chiudere l'agenda, dal 22 al 24 agosto, sarà il tradizionale meeting annuale di Jackson Hole, nel Wyoming, dove i banchieri centrali s'incontreranno per fare il punto della situazione. 

Il rallentamento dell'economia globale in realtà è già iniziato, alimentato dalle crisi geopolitiche e, in particolare, dalla guerra commerciale tra Cina e Usa, che sta frenando soprattutto il comparto manifatturiero. La scommessa è evitare che incertezze e turbolenze fermino la 'locomotiva' dell'economia globale, frenando eccessivamente il colosso statunitense e facendo andare a marcia indietro i Paesi più in difficoltà.

La crisi non è dietro l'angolo ma alcuni segnali si sono già manifestati, come dimostra l'indice JPMorgan del manifatturiero globale, uscito lunedì scorso, che è risultato in calo per il 14esimo mese consecutivo, ai minimi dall'ottobre del 2012, con una componente particolarmente debole, che è quella dei nuovi ordini all'esportazione.

È l'ennesimo campanello d'allarme di cui le banche centrali stanno prendendo atto, come ha fatto Draghi a Sintra, in Portogallo, quando ha avvertito che la Bce è pronta ad agire, ripristinando, se necessario, il suo 'bazooka', ovvero l'arma 'nucleare' del Qe. Le parole di Draghi hanno scosso i mercati e perfino il presidente Usa, Donald Trump, tra il minaccioso e l'ammirato, ha preso a pretesto quelle parole per attaccare ancora una volta il presidente della Fed, Jerome Powell, reo di non abbassare i tassi.

"Ci vorrebbe un Draghi al suo posto", ha detto Trump alla Fox. Powell, a sua volta, sentendosi chiamato in causa, il giorno dopo Draghi, ha preso posizione e ha parlato di possibile taglio 'preventivo' dei tassi Usa. "Un grammo di prevenzione - ha detto Powell nel suo speech del 19 giugno - vale più di un chilo di cura".

In poche parole, le banche centrali, che finora erano sempre state reattive, cioè pronte a reagire in caso di crisi, hanno assunto un atteggiamento 'proattivo', cioè sono diventate preventive nei confronti di una possibile crisi. E questo, in vista del 'grande gioco' di luglio, non potrà che essere realizzato attraverso una ripresa degli stimoli all'economia e di un generale allentamento delle politiche monetarie.

Draghi a luglio agirà mentre è agli sgoccioli del suo mandato e ha già lasciato intendere che modificherà la forward guidance, cioè le linee guida dell'istituto, per consentire alla Bce, a settembre, se necessario, di ripristinare il suo bazooka, ovvero il Qe, il piano di acquisto di bond. Anche i due falchi, il tedesco Jens Weidmann e l'olandese, Klaas Knot, preoccupati per il rallentamento delle loro economie, si sono allineati e lo lasceranno fare. Inoltre a settembre la Bce potrebbe tagliare di poco, cioè di 10 o 20 punti base, i tassi di deposito, che sono già negativi.

Inoltre, sempre a settembre, l'Eurotower farà ripartire il terzo round di Tltro, le operazioni di rifinanziamento a lungo termine, una ogni tre mesi da settembre 2019 a marzo 2021, che avranno lo stesso pricing del 2016, cioè tassi ultra-agevolati per i prestiti delle banche a consumatori e imprese. I particolari operativi del nuovo Tltro verranno quasi certamente resi noti nella loro interezza il prossimo 25 luglio.

Proprio in vista in vista del Tltro3 e per azzerare del tutto i costi per le banche, Draghi potrebbe valutare a a settembre anche un taglio del tasso di riferimento. Tuttavia l'operazione più importante che la Bce dovrà valutare se fare a settembre è il ripristino del Qe. Per far ripartire il bazooka, ovvero il Qe, cioè per riprendere ad acquistare titoli di Stato e corporate, Draghi ha però bisogno di modificare alcuni limiti del precedente piano di acquisti.

Nella precedente versione del Qe era previsto un limite fino al 33% della quantità di titoli di Stato acquistabili dalla Bce relativamente al singolo Paese emittente. Inoltre in quella versione è anche previsto un limite del 25% degli acquisti della Bce sulle singole emissioni. Per consentire più spazio di manovra alla Bce per acquistare altri titoli di Stato il limite del 33%, riferito ai titoli con vita residua da 1 e 30 anni dovrebbe essere alzato anche oltre il 50%.

Per farlo però i tecnici della Bce dovranno trovare un artifizio giuridico per impedire l'esercizio delle clausole di azione collettiva, rendendo più agevole la ristrutturazione del debito. Prudenzialmente Goldman Sachs stima che il controvalore dei titoli acquistabili dalla Bce nel Qe2 dovrebbe essere di poco più di 400 miliardi di euro, tenendo fisso al 33% il limite di acquisto.

Nel caso invece in cui questo tetto fosse rialzato intorno al 50% la potenza di fuoco del bazooka sarebbe quasi quadruplicata, raggiungendo i 1.500 miliardi di euro. Tuttavia per capirne di più a questo proposito non si dovrà guardare alla riunione di luglio ma semmai a quella di settembre. E l'appuntamento di Jackson Hole del 22-24 agosto potrebbe essere una tappa intermedia importante per capire le future mosse della Bce.

A fine luglio è ormai praticamente scontato che la Fed varerà un 'insurance cut', un taglio preventivo dei tassi dello 0,25%. L'operazione è data praticamente per certa dai mercati e disattenderla avrebbe conseguenze sicuramente negative. Powell ha smesso di dire che la Fed sarà "paziente" sul taglio dei tassi e ha aggiunto di voler agire in "modo appropriato" per favorire la crescita.

Sul tavolo della Fed c'è anche l'ipotesi di anticipare l'arresto del calo del bilancio della Fed. "Powell, come ha segnalato nel suo intervento del 19 giugno - spiega Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermomnte Sim - potrebbe anche anticipare il momento dell'arresto del calo del bilancio, fissato per la fine di settembre".

La Banca del Giappone non rivedrà la sua politica già oggi ultra-accomodante sui tassi e sul Qe. Piuttosto, secondo gli esperti, l'Istituto di Tokyo potrebbe mettere in atto altre opzioni, come la riaccelerazione degli acquisti di obbligazioni.

La politica monetaria della Banca d'Inghilterra è strettamente legata allo scenario della Brexit. Nel caso in cui il 31 di ottobre dovesse palesarsi una 'hard Brexit' la Boe sarà costretta a intervenire pesantemente a sostegno dell'economia britannica, con un ampliamento del Qe. Per ora, anche ad agosto, l'istituto resterà alla finestra.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it