C'eravamo tanto amati: perché Apple e Qualcomm si fanno la guerra

Sono stati partner a lungo. Adesso si frequentano solo in tribunale, tra decine di cause incrociate

C'eravamo tanto amati: perché Apple e Qualcomm si fanno la guerra
LI SHENGLI / IMAGINECHINA
 
 Qualcomm Apple

Le liti tra avversari possono essere aspre, ma mai come quelle tra ex. Apple e Qualcomm sono stati partner a lungo. Adesso si frequentano solo in tribunale, tra decine di cause incrociate. L'ultima ha dato ragione a Qualcomm (per ora): una corte cinese ha bloccato la vendita di alcuni iPhone nel Paese perché i dispositivi avrebbero infranto brevetti del produttore di chip. Cupertino ha già annunciato ricorso e parlato di “mossa disperata” da parte del rivale. 

Perché Apple e Qualcomm si fanno la guerra

Ci sono decine di cause incrociate, in parte chiuse, molte ancora aperte. Da una parte Qualcomm accusa la Mela di aver utilizzato alcuni brevetti e di aver violato accordi di licenza (con l'aggravante di averli utilizzati per migliorare i prodotti di Intel, rivale di Qualcomm e partner attuale di Cupertino). Se Apple vuole utilizzare la nostra tecnologia (che coinvolge, tra le altre cose, l'uso dello schermo touch), afferma Qualcomm, deve pagarla come fanno tutti gli altri.

Cupertino ribatte sostenendo che il produttore di chip sfrutta la propria posizione di leadership per esigere tariffe non dovute. In particolare, difesa e contrattacco di Apple oscillano tra due temi: non è vero che abbiamo copiato; ma soprattutto non paghiamo le licenze perché quei brevetti sono troppo ampi e hanno il solo obiettivo di tagliare fuori i concorrenti.

La Mela sostiene infatti che brevetti e licenze siano utilizzati come arma di persuasione (al limite dell'estorsione commerciale): Qualcomm applicherebbe sconti ai produttori che accettino di equipaggiarsi con i chip della compagnia. Una pratica che Cupertino conosce bene, visto che ne ha beneficiato per anni. Lo scorso gennaio, l'Antitrust europeo ha multato Qualcomm con 997 milioni di euro riconoscendo l'abuso di posizione dominante.

Tra il 2011 e il 2016 ha pagato Apple pur di conservare la fornitura esclusiva di componenti per la connettività 4G. Poi, però, il matrimonio è finito. In questa matassa legale non sono mancati mancati neppure i tentativi di contropiede. Un anno fa, la Mela ha contestato l'infrazione di otto propri brevetti. Reazione immediata e contro-causa di Qualcomm in California.

Le cause incrociate sono decine

Secondo Bloomberg, ci sarebbero più di cinquanta procedimenti che coinvolgono Qualcomm ed Apple, tra cause e ricorsi antitrust per la violazione di brevetti, in sei Paesi. Compresi Stati Uniti (dove hanno sede entrambe le società), Cina (il più grande mercato al mondo) e Germania (il più ampio mercato europeo). All'inizio della scorsa estate, la International Trade Commission americana ha ascoltato le richieste di Qualcomm. Alla fine di settembre, pur riconoscendo l'infrazione dei brevetti, ha deciso di non bloccare le importazioni di iPhone per questioni di “pubblico interesse”. Un giudizio che il produttore di chip ha definito “senza senso”. Simili richieste sono state spedite al tribunale tedesco di Mannheim. La causa è ancora in corso. A ottobre, il tribunale regionale di Monaco di Baviera ha invece affermato che non ci sono violazioni da parte di Apple.

Perché la Cina è importante

La campagna d'Asia però è la più delicata. Prima di tutto perché circa un quinto del fatturato di Apple arriva dalla Cina. Stati Uniti ed Europa sono sì fondamentali, ma avere vincoli sul più ampio mercato al mondo sarebbe un duro colpo, soprattutto in un momento in cui le vendite di smartphone stagnano. La Cina, inoltre, si è dimostrata finora più rigida. Lo scorso luglio la taiwanese United Microelectronics ha ottenuto il bando di 26 prodotti (schede di memoria e altre componenti) della statunitense Micron Technology. Il volume d'affari non è paragonabile con quello di Apple, ma non si tratta neppure di una compagnia piccola. Micron Technology ha una capitalizzazione che sfiora i 40 miliardi di dollari. Ed è il precedente che dimostra quanto la Cina faccia sul serio. Senza dimenticare la guerra geopolitica in corso sull'asse Pechino-Washington, tra dazi e il caso Huawei.

Cosa succede adesso?

L'analista di Bloomberg Matt Larson stima che, se riconosciuta colpevole, Apple sarebbe costretta a pagare a Qualcomm tra i 2,5 e i 4,5 miliardi di dollari in licenze arretrate. Vista la frammentazione delle cause (separate, in diverse giurisdizioni e riguardanti brevetti differenti) è difficile che si arrivi a un giudizio uniforme. È più probabile che sentenze e pareri più pesanti (come quello dell'International Trade Commission o come la condanna cinese) offrano indizi sulla consistenza delle reciproche accuse. Elementi preziosi da utilizzare in una eventuale negoziazione.

Un accordo resta lo scenario più probabile, per quanto paia lontano visti i toni utilizzati dalle due compagnie. Al momento, non sembrano essere in vista ripercussioni deflagranti. Anche perché, trattandosi di software, nel peggiore dei casi (improbabile) Apple potrebbe tutelarsi con alcune modifiche che, muovendosi sul filo dei brevetti, consentirebbero di proseguire le vendite. I modelli di iPhone coinvolti nella causa cinese sono 6S e 6S Plus, 7 e 7 Plus, 8 e Plus, iPhone X. Apple ha già fatto sapere che “restano disponibili per i clienti in Cina”.

Questo non significa che la battaglia non abbia un costo, se non altro legale, per entrambe le compagnie. Gli effetti immediati di maggior peso si sono visti in borsa. Le azioni della Mela sono arrivate a perdere il 2% e sono ormai deprezzate del 30% rispetto ai massimi. In direzione contraria il titolo di Qualcomm, con un guadagno superiore al 3%.  



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